Cittadino di seria A, cittadino di serie B. Fondamentalmente potrebbe essere questa frase il compendio che descrive tutti i problemi dell’Italia. Probabilmente è il problema di tutto il genere umano, ma nel Bel Paese questa differenza è talmente marcata che persino nei gesti dettati dalla “sensibilità” delle Istituzioni viene il dubbio se si celi il germe dell’iniquità. Ma non è la scarcerazione di Giulia Ligresti per il caso Fonsai dovuto all’intervento del Ministro Cancellieri l’unico esempio di favoritismo.

La difficoltà nel condannare simili clientelismi è che spesso queste mosse si basano su solide fondamenta di virtuosa moralità. La scarcerazione di un detenuto in condizioni fisiche che potrebbero metterlo in pericolo di vita, soprattutto nel caso si tratti di carcerazione preventiva ma comunque non solo in questa situazione,  è assolutamente condivisibile. Ma la domanda sorge spontanea: di tutti i malati nelle carceri il Ministro Cancellieri doveva scarcerare proprio la “conoscente” Giulia Ligresti? Telefonata o non telefonata tutte le persone che presentano difficoltà devono per forza contattare direttamente il Ministro e non un medico?

Dobbiamo quindi pensare che l’opera prima dei Ministri non è amministrare la PA ma realizzare opere di bene,  perché,  per accontentare tutti i bisognosi (per esempio anoressici in carcere),  non avrebbero il tempo di fare altro. Eppure basterebbe che esercitassero la loro funzione politica per raggiungere gli obiettivi necessari, quali gestire meglio le carceri. Il Parlamento, luogo che sovente frequentano, potrebbe legiferare a riguardo per poter salvaguardare la vita non di uno ma dei tanti.

Inoltre, un elemento di riflessione per un Ministro dovrebbe essere  la fiducia (nel vero senso etimologico) che il cittadino possa riporre in colui che opera una simile risoluzione. Prevedere le conseguenze della scarcerazione di Ligresti sarebbe elementare per una persona dotata di medio bassa cultura o intelletto. Escludendo la possibilità che il Ministro Cancellieri non sia stato in grado di fare questa previsione, rimangono poche altre motivazioni che possono averla portata a fare questa scelta, alcune delle quali potrebbero essere: doveva dei favori alla famiglia Ligresti? Era ricattabile dalla famiglia Ligresti? Poco probabile è l’eventualità che l’abbia fatto per amicizia. Ancor meno per umanità perché non era il primo né l’unico caso di carcerato bisognoso di uscire.

Ma l’Italia di serie A e di serie B non è solo riscontrabile nelle carceri. Anche la vita quotidiana ne è testimone. Le numerose manifestazioni che vedono protagonisti i giovani studenti senza un futuro ma con una preparazione superiore alla precedente generazione che guida il Paese, i giovani disoccupati, i giovani-adulti cassaintegrati, quelli in mobilità, gli esodati sono lo specchio dell’Italia di serie B. Poi c’è l’altra faccia della medaglia: l’Italia di serie A. L’Italia che si lamenta dell’Imu, come se fosse questa la tragedia del popolo italiano. Invece avere una casa sta diventando un’utopia, altro che Imu. Se tutti avessero un lavoro, uno stipendio dignitoso e dei servizi pubblici impeccabili pagare le tasse diventerebbe un piacere oltre che un dovere. Le manifestazioni che si stanno svolgendo nelle grandi e piccole città fanno sentire slogan che parlano di rivendicazione  al diritto allo studio, alla casa, al reddito garantito e alla democrazia non all’abolizione dell’Imu (tra l’altro sostituita dalla Tasi che sarebbe la Trise – la Tari) e non  alla decadenza di Berlusconi. Anche quest’ultimo punto è simbolo della divisione tra Italia di serie A e Italia di serie B.  Qualsiasi cittadino di serie B, a cui sia stata confermata in Cassazione una condanna penale, si troverebbe in carcere. Nel caso di Berlusconi invece la questione non è tanto il carcere, che potrebbe essere evitato anche per l’età, o gli arresti domiciliari o i servizi sociali, ma la decadenza. Esiste la legge Severino. Ma non per lui. Il punto più drammatico però è che discutere di questo fatto, che giustamente indigna, è un trucco della politica per allontanare i cittadini dalle vere problematiche dell’Italia. Le vere problematiche che coinvolgono tutta la classe politica e la PA sono la loro inefficienza, la loro corruzione, il loro clientelismo, le lobby, i loro interessi e la loro incapacità nel far riprendere l’Italia da una crisi  devastante che ci porta a essere secondi solo alla Grecia. Ma questo triste quadro rimarrà sempre se ci sarà un’Italia che può e l’altra che non conta.


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