Miguel Diaz Canel: il nuovo volto della storia di Cuba

Il 19 Aprile a Cuba è stato eletto un nuovo presidente: Miguel Diaz Canel. E’ un momento storico per Cuba: dopo oltre 60 anni di governo dei Castro, prima Fidel e poi suo fratello Raul, la nomina di Diaz Canel inaugura un nuovo corso della politica e della storia cubana.

Storia di Cuba

Il periodo spagnolo

Scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492, Cuba venne colonizzata dagli Spagnoli negli anni successivi, e divenne un importante snodo commerciale dell’America Latina, in particolar modo per gli schiavi. Dopo due guerre di indipendenza dalla Spagna, Cuba passò in mano agli USA, che erano intervenuti nella seconda guerra di indipendenza del 1898 per combattere gli Spagnoli accusati di aver utilizzato misure repressive nei confronti della popolazione. Il 1° gennaio 1899 la dominazione spagnola ebbe termine e Cuba passò provvisoriamente sotto un governo militare statunitense. I primi anni sotto il giogo statunitense furono molto instabili e ccritici nei confronti del potente vicino, che da una parte aveva contribuito all’aumento percentuale dell’economia cubana, dall’altro invece Cuba diventava sempre più dipendente dagli USA. Dopo l’elezione del generale Gerardo Machado del 1924, nel 1933 venne indetto un grandioso sciopero contro le politiche filofasciste del governo , che portarono Fulgeinco Batista al potere. Egli era un militare cubano che aveva però stretto legami con gli USA, che appoggiarono il nuovo governo. Batista governerà il Paese per almeno un ventennio.

La rivoluzione e i Castro

 La crisi economica degli anni Cinquanta, le politiche e la corruzione di Batista fecero crescere l’opposizione al regime. Tra gli oppositori c’era Fidel Castro, un giovane avvocato che aveva studiato all’Avana presso i gesuiti. Nel 1952 Castro cercò di opporsi al colpo di Stato in tribunale, denunciando Batista per violazione alla Costituzione: fu un fallimento. Il 26 luglio del 1953, a Santiago di Cuba, Castro guidò l’assalto a un’importante base militare, la Caserma Moncada: fu un altro fallimento. Settanta guerriglieri furono massacrati, ma l’episodio divenne in seguito l’evento che segnò l’inizio della rivoluzione cubana. La data infatti diede il nome al movimento che prese il potere nel 1959, il Movimento del 26 luglio. Dopo l’assalto alla caserma Castro fu condannato a quindici anni e incarcerato. Castro fu liberato prima del tempo da Batista durante un’amnistia. Nel 1955 se ne andò da Cuba, prima negli Stati Uniti e poi in Messico, da dove progettò la rivoluzione. Rientrato clandestinamente a Cuba, Castro diede inizio alla guerriglia di cui facevano parte tra gli altri Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos. Il movimento crebbe sempre di più e ottenne una serie di vittorie contro l’esercito di Batista. La notte di Capodanno del 1959 Fulgencio Batista scappò e l’esercito popolare si diresse verso la capitale senza incontrare alcuna resistenza.

Fidel Castro assunse in gennaio il ruolo di comandante delle forze armate e poi quello di primo ministro: Cuba fu dichiarata Stato socialista il 16 aprile 1961. Castro avviò una politica di riforme radicali e stabilì relazioni diplomatiche con l’URSS. Tutto questo fu visto dagli Stati Uniti come un’ingerenza e un pericolo inaccettabile. Le conseguenze furono una rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Stati (nel gennaio del 1961 l’ambasciata americana a L’Avana venne chiusa) e ci fu un tentativo (fallito) di rovesciare Castro con l’invasione della Baia dei Porci da parte di alcuni esuli cubani, sostenuti dagli Stati Uniti e addestrati dalla CIA.

L’embargo

I rapporti economici vennero completamente bloccati con l’introduzione dell’embargo (chiamato bloqueo a Cuba), con cui gli Stati Uniti bloccavano tutte le importazioni da Cuba e le esportazioni verso Cuba. I presidenti che si susseguirono negli anni continuarono nella strada intrapresa per la prima volta da Eisenhower, o addirittura resero il blocco commerciale ancora più aspro, come fece J.F.Kennedy nel 1962. La comunità internazionale, con la fine del mondo bipolare che caratterizzò la guerra fredda, e i connessi rapporti USA-Cuba e Cuba-URSS, è dell’idea che l’embargo sia ormai giunto alla fine del suo corso. l’Assemblea dell’ONU dal 1992 invita annualmente gli USA a cessare l’embargo, ma senza successo; pur avendo dalla loro la forza del numero (187 a favore della cessazione, 3 contro) gli USA mantengono un ruolo preminente all’ONU, essendo investiti del potere di veto su qualsiasi decisione. L’embargo quindi resta.

Dal crollo dell’URSS ai giorni nostri

Il crollo dell’Unione Sovietica e del suo impero tra il 1989 e il 1991 costituì un colpo gravissimo per il regime castrista, che si trovò privo di importanti aiuti economici e dell’appoggio sovietico. Il che aggravò la già pesante situazione economica di Cuba, determinando la fuga di molte migliaia di persone, giunte con ogni mezzo in Florida. Le tensioni con gli Stati Uniti restarono molto forti. Nel 1996 gli americani inasprirono le sanzioni economiche, stabilendo penalità per le imprese anche non statunitensi che facessero investimenti a Cuba. Le gravi difficoltà economiche indussero Castro a introdurre nel sistema economico elementi dell’economia di mercato e a incoraggiare gli investimenti stranieri. Un successo per Castro fu nel 1998 la visita nel paese di papa Giovanni Paolo II, il quale, se per un verso rivolse aperte critiche al regime per il suo disconoscimento dei diritti di libertà politica e religiosa, per l’altro espresse una ferma condanna dell’embargo americano nei confronti di Cuba, alcune clausole del quale furono abolite nel 1999 dal presidente americano Bill Clinton. Nei primi anni Duemila, nonostante la perdurante condizione di isolamento internazionale, Cuba poté beneficiare di un importante accordo commerciale con il Venezuela di Hugo Chávez. Nel 2005 le precarie condizioni di salute di Castro sollecitarono la questione della successione al potere e, a distanza di un anno, il fratello di Castro, Raúl, assunse provvisoriamente il potere. Nel 2008 l’Assemblea Nazionale elesse Raúl Castro quale nuovo leader del paese. Quest’ultimo avviò un graduale ma significativo processo riformistico, favorendo una moderata privatizzazione dell’economia e allentando la stretta del regime sulla società. A questi primi provvedimenti seguì nel giugno del 2008 l’annullamento delle sanzioni economiche da parte dell’Unione Europa. A seguito di alcune dichiarazioni dello stesso Fidel Castro, nel luglio 2011, l’assemblea nazionale approvò una serie di nuove misure rivolte a favorire una progressiva liberalizzazione dell’economia, soprattutto nei settori dell’agricoltura, dei trasporti e delle costruzioni.

Il nuovo Presidente: Miguel Diaz Canel

Raul Castro dichiarò che non si sarebbe ricandidato alla presidenza nel 2018: questo comportò un naturale processo di svecchiamento della classe dirigente, introducendo nuovi volti della politica cubana, a partire dal nuovo presidente. Ma chi è Miguel Diaz Canel?

Miguel Díaz-Canel è un ingengnere meccanico di 57 anni. Se facciamo un semplice calcolo, ci rendiamo subito conto che Diaz Canel non ha partecipato alla rivoluzione Castrista; questo è un dato storico, mai prima d’ora Cuba ha avuto un presidente “estraneo” alla nascita dello Stato socialista. Miguel Diaz Canel ha iniziato a lavorare con assiduità con il Partito Comunista di Cuba nei primi anni Novanta. Dopo alcuni incarichi amministrativi, nel 2009 è stato scelto come ministro dell’Istruzione e tre anni dopo come vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Ciò che la maggior parte delle persone e dei giornali internazionali si sta chiedendo in queste ore è se un presidente che appartenga alla generazione post-rivoluzionaria possa portare un cambiamento effettivo nel governo del paese. Díaz-Canel è sembrato più liberale rispetto ad altri leader politici del paese: è un sostenitore dei diritti degli omosessuali, ha mostrato una maggiore apertura a Internet e anche a una stampa critica con il governo.

L’azione di Díaz-Canel sarà giudicata in modo più puntuale. Il nuovo presidente, prima di affrontare una serie di riforme dolorose, potrebbe cercare di aumentare la propria popolarità per esempio espandendo l’accesso a Internet. Il governo sta anche pianificando una serie di cambiamenti costituzionali per riconoscere tra le altre cose il diritto al lavoro autonomo. I cubani potrebbero votare queste modifiche attraverso un referendum, dando a Díaz-Canel una specie di legittimità. Ma le misure più attese, secondo tutti gli osservatori, resteranno quelle economiche che potrebbero migliorare concretamente la vita delle persone.

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