E’ inequivocabilmente finita la XVI legislatura. Ma è finita con essa la seconda repubblica? Sembra proprio di no, considerando che il Parlamento continuerà i propri lavoro in ordinaria amministrazione. Cosa significherà per il paese lo vedremo nei prossimi due mesi, nel più assoluto vuoto politico, istituzionale e morale.

Che sia stato un anno difficile per il paese lo confermano un po’ tutti gli indici economici, sociali e politici. Dal Pil all’ilare attenzione dei giornali stranieri, ogni cosa sembra confermarci che -in sostanza- navighiamo in cattive acque. Un senso di schiacciamento che forse ci cattura con eccessiva facilità, senza perlomeno che ci sia un qualche reale ragionamento di fondo. Qualche segnale però si può cogliere, e a fare i conti di fine anno qualche elemento di perplessità rimane.

E’ innanzitutto il modo con il quale il Governo Monti è caduto a dare qualche grattacapo. Tra minaccia e controminaccia il passaggio è stato tanto breve da lasciare poco spazio alle analisi, tanto che l’amena bontà di concedere al professore l’immagine di una stoica prova di dignità puzza, se non altro per l’istantaneità del passo. Certo, che Monti accetti di farsi scartare e appiccicare lì dove serve come una figurina Panini è quantomeno un pensiero bizzarro. Arricchire la sua figura dell’aura di un’austera ritirata senza porsi dei dubbi lo è però altrettanto. Senza parlare del fatto che, mentre Berlusconi allunga il brodo della legislatura al fine di permettere alla propria armata elettorale di armarsi, l’Italia ricade nell’impasse dell’ordinaria amministrazione del Parlamento.

Cosa realmente significhi ordinaria amministrazione neache la giurisprudenza sembra saperlo. E dire che solitamente si arroga il compito di sapere tutto e punire gli ignoranti sulla forca del diritto, quindi se dichiarano di non conoscerne la natura, allora è il caso di fermarsi un momento a rifletterci su. L’ordinaria amministrazione lascia letteralmente scoperto il fianco del paese, perché negli anni si è rivelata ospite alquanto generosa, mettendo su teatrini di un certo stile, dove si sono incontrati invitati della più svariata natura. Ha dato luogo a conversioni di decreti-legge, santificato leggi di bilancio, magnficamente autorizzato la ratifica di trattati internazionali. E’ la spacciatrice di un’Italia donnina allegra, dalla quale non si sa mai bene quale droga ci si sia fatti rifilare. L’importante tanto è la continuazione di un trip che ci lasci tutti felici, ingozzati e contenti.

Certo, quale deus ex machina in avanti con gli anni, Berlusconi ha provveduto a dare quello slancio vitale che serviva per stiracchiare la legislatura fino all’imbrobabile, considerate le parole minacciose con le quali il figliol prodigo Alfano poco prima lanciavano l’anatema su Monti. Guai però se dimenticassimo la senescente e caricaturale barbarie che ha strangolato l’una dopo l’altra la normativa sulle regioni, quella sull’incandidabilità dei condannati, addirittura la legge elettorale, fondamentale per riequilibrare i rapporti di forza all’interno del parlamento. Un imbarazzo armato che non tarderebbe probabilmente a farsi sentire, se l’Europa non avesse cominciato a svuotarsi dei propri giovani, lasciando dietro di sé una carcassa in decomposizione.

Su questi tre mesi non rimane quindi che il buio, nell’attesa di capire se i parlamentari ne approfitteranno per andarsene in vacanza o se semplicemente faranno ciò che hanno fatto per gli ultimi decenni: i propri affari. Tanto ci sarebbe infatti ancora da fare, e due mesi possono bastare per calcolare i voti sul pallottoliere e magari farci scappare una leggina a proprio favore. Nessun limite infatti sembra disciplinare l’ordinaria amministrazione, ora che i limiti imposti da Monti si sono allentati, la legge è quella che è e la decenza comincia ad essere una battuta davvero spiritosa.

Mentre i partitini falliscono miseramente l’unico compito dato loro dal Governo Monti, è molto difficile capire per quale motivo la popolazione dovrebbe davvero recarsi alle urne, se non per sputare in faccia ai propri rappresentanti. Il Berlusconi redivivo non è solo il segnale che al peggio non c’è mai fine, ma anche e soprattutto del fatto che effettivamente dalla Storia non impariamo mai assolutamente nulla. E che la pazienza oltre la quale, se ci va bene, non c’è che la disobbedienza civile sembra essere definitivamente esaurita.

Tra la fine del mondo che non arriva mai e quella dell’indecenza che è altrettanto dura a morire, lo scontro elettorale si profila feroce. Il bottino di accaparrare per sé Monti sembra valere una buona percentuale di voti, ma altre strategie sono in corso di studio al fine di mantenere vivo l’attuale sistema politico, tra vecchi che si ripresentano e “nuovi” che più che altro sembrano usato mal garantito (vedi la voce Della Valle). Giocare alla lottizzazione del voto, mettendosi lì col righello ad elemosinare qualche punto percentuale in più potrebbe essere però altamente controproducente. Il Movimento 5 Stelle, pur scosso dalle recenti epurazioni, non perde la propria forza d’attrazione, nonché la sua capacità di sfondare all’interno di un parlamento ormai cristallizzato sulle sue posizioni. Non è neanche improbabile che a guadagnarne siano nuove formazioni. Di certo ne guadagna uno spirito di saccheggio, quello del prendere il più possibile fintanto che si può, di grattare il fondo e scappare nel proprio angolino mentre la nave affonda.

Se è vero che di speranza si muore, di disperazione non è che si viva propriamente a lungo. E la disperazione, se sottoposta alla nenia di una eterna ripetizione finisce per cambiare la propria natura in qualcosa di più inquieto ed inquietante. Se i partiti non vogliono che questo spirito prenda fuoco rapidamente, è forse il caso che inizino a fare qualcosa, anche a garanzia della propria sicurezza. Certo, come qualcuno ha giustamente sottolineato, fare il proprio dovere coinciderebbe col suicidio collettivo dell’intera classe politica. Difficile quindi che si provveda a tale agognata ipotesi. Iniziare con il non essere così imbarazzanti da far sembrare il paese un manicomio criminale sarebbe comunque un segnale di buona volontà. La cittadinanza ne ringrazierebbe.

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