La Costituzione non conferisce diritto all’aborto, l’autorità di regolare l’aborto torna al popolo e ai rappresentanti eletti”, così la Corte Suprema scrive l’epitaffio dei diritti delle donne degli Stati Uniti, abolendo la storica sentenza Roe vs Wade del 1973, con la quale si garantiva alle donne americane il loro diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. A poco più di due mesi di distanza dalla pronuncia della Corte, iniziano a emergere le tragiche conseguenze delle leggi anti-abortiste varate da circa la metà dei cinquanta Stati. Ne abbiamo parlato con la Professoressa Valentina Prigiobbe, professoressa presso lo Stevens Institute of Technology.

Differenze di classe, giustizia sociale e religione: tutte le facce dell’aborto

Il 24 giugno 2022, come è stato reso noto dalle principali cronache mediatiche di tutto il mondo con il voto favorevole di sei giudici su nove, la Corte Suprema ha abolito la legge federale che garantiva il diritto all’aborto, rimandando tale disciplina alla legislatura dei singoli Stati, negando così nei fatti l’accesso all’ivg a più del 58 percento delle donne americane, come riportato dai dati del Centro per i diritti riproduttivi. Sono circa 22 gli Stati che hanno infatti reso illegale il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza o vi hanno applicati limiti stringenti, che non tollerano eccezioni neanche per casi di stupro o incesto; e il numero potrebbe salire fino a 26. Si tratta in particolare degli Stati del profondo sud e del Midwest, dove si registrano i tassi di povertà e di abbandono scolastico più alti di tutta la nazione. <<L’abolizione della Roe ws Wade è solo la punta dell’iceberg delle ingiustizie sociali che continuano a verificarsi negli Stati Uniti, e che sono il risultato di anni di trascuratezza dei problemi sociali del paese>> spiega la professoressa Prigiobbe, domiciliata ad Austin, in Texas, roccaforte repubblicana, ma docente presso il dipartimento di ingegneria dello Stevens Institute of Technology, un’università privata del New Jersey, Stato a guida democratica.  Tale condizione la rende una testimone perfetta della profonda frattura che attraversa l’America, e la divide in due paesi differenti. Le feroci politiche neoliberali e il culto dell’individualismo hanno prodotto nell’arco degli ultimi quarant’anni ferite profonde nel tessuto economico-sociale americano, accentuando le disparità di classe che hanno stressato lo stato di salute della democrazia, e che hanno trovato il loro apice negli anni del trumpismo. Tre dei sei giudici che si sono espressi favorevoli all’abolizione del diritto all’aborto sono stati nominati proprio dall’ex presidente Trump, mentre gli altri tre dai due presidenti Bush. Si tratta dei leader che più di tutti hanno rappresentato la “pancia” dell’America.  <<In Texas vive una frazione d’origine ispanica molto grande ai margini della società, ma non sono i soli. In questa area del paese molte persone sono purtroppo protagoniste di drammi sociali: dal razzismo, alla mancanza di un’assicurazione sanitaria, o alla difficoltà di poter accedere a un adeguato sistema scolastico, e saranno proprio le donne appartenenti a questa categoria ad essere le più svantaggiate. Negli ultimi mesi molte cliniche stanno chiudendo, e sempre più donne si ritrovano così costrette a trovare soluzioni altrove, non potendo però spesso permettersi di sostenere le spese di viaggio. La decisione di rendere illegale l’aborto non è altro che un mezzo economico per impedire che alcune classi sociali possano emergere>> continua la professoressa facendo leva su uno degli snodi principali del divieto del diritto all’aborto: la sua connotazione di classe. Non possiamo infatti ignorare come le conseguenze di tale divieto, seppur ricadano su tutte, non si dispiegano allo stesso modo: la maggior parte delle donne che vive in questi Stati non può permettersi di sostenere determinate spese di viaggio, né in termini economici, perché impiegate in lavori precari o disoccupate, né in termini di tempistiche, perché responsabili dei lavori di cura della famiglia. <<Dobbiamo inoltre ricordare che la società americana è molto diversa dalla società europea, negli Stati Uniti la religione è un elemento molto più forte nella vita sociale e politica dei cittadini, e l’abolizione della sentenza Roe vs Wade rappresenta proprio il potere che la Chiesa Cattolica, in ascesa negli ultimi anni, è in grado di esercitare. Per tanto per immaginare un’apertura sui diritti delle donne nelle aree più influenzate dalla religione, è necessaria un’apertura della Chiesa>> chiosa la dottoressa Prigiobbe.

Il mercato nero delle pillole abortive e il controllo dati delle app per il monitoraggio del ciclo mestruale

Negli Stati Uniti la tipologia di aborto più diffusa negli ultimi anni è stata quella di tipo farmacologico senza ricovero. Molte donne ricevevano tali pillole direttamente a casa loro, con l’approvazione della FDA, acronimo dell’ente federale Food and Drug Administration. La consegna via posta di pillole per l’aborto è così inizialmente apparsa come un perfetto escamotage per risolvere il problema dei costi di spostamento e ingannare le singole leggi statali. Il Wall Street Journal riporta infatti come negli ultimi due mesi si sia registrata una crescita esponenziale del mercato nero di farmaci abortivi, che espone le consumatrici ad alti rischi per la loro salute. Le pillole vendute tramite siti illegali non provengono dai centri di telesanità situati negli Stati Uniti, la maggior parte proviene dall’estero, senza nessuna garanzia sulla composizione chimica del farmaco, e per tanto della loro efficacia. Si corre poi il rischio che le tempistiche di spedizione possano superare quelle necessarie affinché l’aborto avvenga in sicurezza. I prezzi di tali farmaci raggiungo inoltre cifre esorbitante, fino a 500 dollari l’una. Gli Stati che hanno vietato l’aborto si stanno così operando per promulgare nuove leggi che disciplinino un ferreo controllo postale per questi cosiddetti pacchi sospetti. Non dimentichiamo inoltre che Stati come l’Idaho o il Texas arrivano a prevedere la pena carceraria per coloro che si sottopongano o effettuino l’aborto, anche in via farmacologica. Per paura delle diverse leggi ferree di controllo emanate dagli Stati, e per l’ambiguità di molti colossi del web nella gestione dei dati personali, molte donne americane hanno deciso di disinstallare le app per il monitoraggio del ciclo mestruale, così da evitare che i dati raccolti possano essere usati come prova da opporre in tribunale in caso di sospetta interruzione di gravidanza.

Diritto all’aborto, non è ancora finita: la svolta decisiva delle elezioni Midterm

Le elezioni di Midterm sono un punto di svolta determinante per il futuro dei diritti delle donne americane, il diritto all’aborto sarà infatti uno dei temi caldi delle elezioni di metà mandato che si terranno l’8 novembre e tramite le quali si procederà al rinnovo completo dei membri della Camera dei deputati e all’elezione di 35 senatori su 100. L’unica possibilità per reintegrare a livello federale il diritto all’aborto è la promulgazione di una legge da parte del Congresso, dove i democratici sono in maggioranza nella camera bassa, ma in perfetta parità con i repubblicani nel Senato. Si tratta quindi di uno stato di stallo da dover superare, in quanto per la promulgazione di nuove leggi è necessaria l’approvazione di entrambe le camere. Se i democratici riusciranno a raggiungere la maggioranza, sarà allora possibile emanare una legge che garantisca il diritto costituzionale all’aborto, che il Presidente Biden si dichiara già pronto a sottoscrivere; ma i sondaggi attualmente non sembrano favorire i democratici.

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