Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha reagito duramente alle ultime mosse diplomatiche di Berlino. Secondo il capo della diplomazia del Cremlino, le decisioni della Germania segnano “l’inizio di una vera guerra” contro Mosca. Lavrov ha preso di mira in particolare il cancelliere Friedrich Merz, accusandolo di voler trasformare il Paese nella prima potenza militare d’Europa e paragonando l’attuale riarmo tedesco ai preparativi che precedettero la Seconda Guerra Mondiale.
La crisi diplomatica è esplosa dopo un episodio avvenuto in Germania ad agosto. Berlino ha accusato l’intelligence russa di aver orchestrato un attacco ibrido, in seguito al ritrovamento di tre droni all’aeroporto di Lipsia, uno snodo logistico usato dalla NATO per inviare aiuti all’Ucraina. Il primo drone, pieno di esplosivo, è stato individuato il 4 agosto vicino a un aereo cargo ucraino Antonov. Un secondo velivolo si è scontrato in volo con un aereo della DHL, mentre un terzo è stato recuperato il 14 agosto in un campo vicino, con tracce di esplosivo ad alto potenziale RDX.
Come ritorsione, il governo tedesco ha ordinato la chiusura del consolato russo a Bonn e lo stop alle attività della “Casa Russa” a Berlino. A spingere le autorità verso questa decisione sono stati gli elementi raccolti dagli investigatori, che hanno identificato due sospetti legati ai servizi segreti di Mosca tramite tracce di DNA e celle telefoniche. Per tutta risposta, il Cremlino ha attuato una contromisura simmetrica, imponendo la chiusura di tutte le sedi del Goethe-Institut a Mosca.
Il ministro russo ha accusato la Germania di alimentare una “psicosi da spie” senza prove concrete, usando la vicenda come un mero pretesto politico. Alzando ulteriormente i toni, ha dichiarato che in Germania “le metastasi del nazismo tornano a riemergere”, associando la politica estera di Berlino al periodo più buio del Novecento. Questa retorica aggressiva viene storicamente utilizzata da Mosca per compattare il consenso interno e giustificare le proprie posizioni geopolitiche.
Questa rottura segna un nuovo minimo nelle relazioni tra Russia e Occidente, evidenziando profonde spaccature anche all’interno del blocco europeo. La durezza dei toni dimostra che il dialogo tra Berlino e Mosca è ormai interrotto, trasformando la “guerra ombra” dei sabotaggi in uno scontro diplomatico aperto e dalle conseguenze imprevedibili. Gli analisti temono che l’escalation non si fermi alla diplomazia culturale, ma possa presto tradursi in ritorsioni economiche, informatiche e militari ben più pesanti nello scacchiere europeo.




