Quella sera aprii la porta  di casa ma non sapevo che sarei andata incontro ad una sorte nefasta. Mi sentivo molto stanca dopo una dura giornata di lavoro. Quanto era faticoso lottare per realizzare i propri sogni. Facevo la praticante in uno studio legale e sognavo di combattere per i diritti civili dei più deboli, degli emarginati e delle donne. Non mi rendevo conto che anche io facevo parte del sesso debole perché  debole non mi ero mai sentita. Credevo di essere come l’ eroina di un romanzo, forte e sicura.  Tu, amore, eri lì ad aspettarmi, di fronte la porta. Pensavo che avessi preparato la cena ma dalla cucina non proveniva nessun odore particolare. Ci eravamo conosciuti al parco ed era stato un colpo di fulmine. Sognavo di sposarti un giorno, pensavo che fossi l’uomo della mia vita però quella sera qualcosa ti turbava e lo capii subito perché avevi uno sguardo strano, confuso. Volevo abbracciarti e baciarti appassionatamente ma quando mi avvicinai a te notai che non ricambiasti le mie attenzioni. Eri immobile nell’atrio e avevi lo sguardo perso nel vuoto.Mi chiedevo cosa stesse accadendo ma non parlavi. Poi avvicinandoti, mi accarezzasti il viso. La tua mano si spostò sul mio collo e iniziasti ad esercitare una certa pressione sulla mia pelle. “Fermati” ti dissi “ti sembra il modo di scherzare?” ma tu non scherzavi affatto. Mi afferrasti il collo con entrambe le mani e io non ebbi nemmeno il tempo di emettere un grido. Improvvisamente sentii le tue mani sempre più pesanti e  il respiro interrompersi. Annaspavo, avevo fame d’aria. Mi stavi soffocando amore, strangolando e non avevo la forza per reagire. Allora non ero tanto diversa dalle persone che tentavo di difendere. Ero debole, fragile,indifesa. Sentivo il mio corpo contorcersi, sentivo i sensi abbandonarmi. “Lasciami” mormorai con la voce spezzata. Io non volevo morire. Ero troppo giovane per farlo e avevo tanti sogni da realizzare. In cuor mio speravo che qualcuno entrasse da quella porta e mi salvasse. Così sarei riuscita a diventare un avvocato. Immaginai il mio futuro e vidi una brillante donna in carriera con una famiglia da accudire ma quel futuro non sarebbe mai arrivato. Da quella porta non entrò nessuno. La mia pelle era diventata violacea, persi i sensi e caddi a terra. Il mio cuore aveva smesso di battere.  Non avrei mai immaginato di essere l’ennesima vittima  di questa società malata. Pensi sempre che queste siano storie da ascoltare in televisione, che non possa succedere proprio a te. Non credi che ne sarai la protagonista. Invece l’amore mi ha ucciso.Un sentimento così bello non dovrebbe avere conseguenze letali ma ho esalato l’ultimo respiro e niente potrà restituirmi il dono della vita. Il mio carnefice è stato il mio uomo. Possibile che sia stata un’ingenua ? Eppure lui era così dolce , così attento  e premuroso. Mi faceva dei regali, mi portava a cena fuori. Mi sentivo protetta. Pensavo che non mi sarebbe accaduto mai nulla. Ma spesso noi donne cadiamo nell’errore di travisare i sentimenti. La possessione non è amore. Respingere l’idea che una donna abbia la possibilità di autodeterminarsi non significa proteggerla.  Il desiderio di possedere un essere umano come se fosse un oggetto non è indice di affetto. E’ l’emblema di  un sentimento malato, perverso. Un amore infame che mi ha tolto la vita. In ogni caso oggi avremmo compiuto un anno e per il nostro anniversario avevo comprato un dolce. Era nella busta affianco al mio corpo. Poi ti avrei detto che ero incinta.

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