Il fascino del karate, sport assolutamente non-violento, caratterizzato da rigide regole morali e incentrato principalmente sulla difesa. L’associazione sportiva dilettantistica Aida, Associazione italiana diversamente abili, nata nel 2013 per promuovere in tutta Italia diverse discipline sportive rivolte principalmente alle persone disabili, ha finalmente incluso anche il karate tra gli sport praticati dai suoi tanti iscritti. Tra le discipline dell’associazione spiccano il tiro con l’arco, che conta 33 atleti iscritti, ma anche tennis tavolo, calcio balilla, atletica leggera, motociclismo, calcio, ecc. Ed ora, finalmente, anche il karate.

Il sodalizio, infatti, nei giorni scorsi ha annunciato di ampliare i propri orizzonti con i nuovi corsi di karate, arte marziale giapponese particolarmente adatta alle persone con disabilità in quanto, oltre alla preparazione fisica, educa al rispetto per l’avversario e all’autodisciplina.

I corsi, che si terranno a Roma e a Cerveteri, sono strutturati per fasce d’età e livelli di competenza. Vanno dalle basi per i più piccoli fino allo studio avanzato dei Kata (forme) e del Kumite (combattimento). Il settore giovanile comprende un focus sulla coordinazione motoria, l’attenzione e il gioco-sport, mentre il percorso per gli adulti è focalizzato sul benessere psicofisico, la difesa personale e la filosofia marziale. L’offerta include anche il settore agonistico per chi desidera mettersi in gioco nel circuito delle competizioni regionali e nazionali.

“L’ingresso del karate nella famiglia Aida rappresenta un tassello fondamentale della nostra missione – dichiara Annalisa Insardà presidente dell’associazione. “Lavoriamo perché il Dojo diventi un luogo di aggregazione sana, dove ogni atleta possa scoprire il proprio potenziale, superando i propri limiti in un ambiente sicuro e stimolante”.

La guida degli atleti sul tatami è affidata al Maestro Khalid Aboujid. Importante il ruolo del parakarate, adatto sia alle disabilità fisiche sia a quelle neurocognitive, prevedendo l’esecuzione dei kata con precisione, espressività e potenza, come evidenzia Reno Insardà, presidente di Aida onlus Odv.

Il karate è nato nel XVII secolo nell’isola di Okinawa, nell’arcipelago delle Ryu-kyu, ai confini tra Cina e Giappone. Secondo la tradizione popolare dovrebbe aver avuto origine quale “soluzione” al divieto di usare armi, ma anche utensili di uso quotidiano come bastoni e falcetti (che dovevano essere chiusi di notte nei magazzini) a seguito della battaglia di Sekigahara del 1600. Gli abitanti studiarono in segreto forme di autodifesa da usare contro gli invasori. Da qui la celebre scuola Okinawa-te, considerata l’embrione dell’arte marziale giapponese.

Il primo maestro è considerato Sakugawa di Shuri (1733-1815), soprannominato “Tode” perché ha armonizzato il cosiddetto “kempo”, tecnica appresa in Cina, con le arti marziali di Okinawa. Da allora una lunga serie di allievi e di eccellenze (Sokon Matsumura di Shuri, Anko Azato, Anko Itosu, Matsumura, Choki Motobu di Shuri, ecc.) fino ad oggi.

Tra i nomi più noti c’è quello di Gichin Funakoshi, anche lui di Shuri (1868-1957), che si appassionò alle arti di combattimento grazie ad Azato, Itosu e Matsumura. Nel 1921 si esibì anche per il principe Hirohito.

Proprio Funakoshi è considerato il creato del karate moderno, in particolare dopo che venne invitato a Tokyo per una dimostrazione al pubblico giapponese di tale arte marziale e rimase nella capitale.

Oggi le tecniche e le filosofie caratterizzanti il karate sono infinite, tra cui lo Shotokan fondato dallo stesso Funakoshi, ma anche Goju-ryu, Kuma-ryu, Shito-ryu, Wado-ryu, tra i più noti. Il “parakarate” è una tecnica moderna indirizzata alle persone con disabilità.

Una curiosità: nel dopoguerra, il generale statunitense Mac Arthur proibì la pratica delle arti marziali. Ma già qualche anno dopo il karate tornò ai suoi antichi fasti.

Per quanto riguarda le tecniche, il karate, come noto, ha insita una filosofia intimamente radicata nei principi etici e morali ed è sempre indirizzato alla crescita personale e spirituale. Forte è il legame con il Bushido, il codice dei samurai, con valori-base che includono l’onore, la disciplina, la lealtà e il rispetto. L’obiettivo è sempre la difesa personale e non la violenza o l’aggressione. I valori basilari sono racchiusi Dōjō kun, cioè nel luogo dove si svolgono gli allenamenti e i corsi arti marziali. Da non trascurare anche il Niju Kun, raccolta di 20 precetti formulati dal maestro Gichin Funakoshi.

Per quanto riguarda le tecniche, ricordiamo i tre elementi fondamentali del karate: Kihon, ossia le tecniche di base che comprendono le posizioni e i movimenti, come i colpi, i calci, le guardie, le parate, le cadute; Kata, le forme e le sequenze delle tecniche di base con precise coreografie di pugni, calci, parate e spostamenti; infine Kumite, l’applicazione delle tecniche nel combattimento, cioè la messa in pratica di quanto imparato.

Tra le importanti tecniche di parata ricordiamo: jodan age uke (parata alta), gedan barai uke (bassa), shuto uke (con il taglio esterno della mano), hiza uke (con il ginocchio), hiza geri (con il ginocchio frontale). Tra gli spettacolari calci: mae geri (quello frontale) e mawashi geri (circolare).

Per ulteriori informazioni è possibile chiamare il numero di cellulare 391.3547042.

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