Negli ultimi 25 anni i mercati emergenti hanno modificato il loro approccio di politica monetaria, abbracciando un percorso più ortodosso. Questo deciso cambio di rotta tuttavia ha presentato vantaggi e svantaggi, soprattutto per le aziende (lo vedremo tra poco). A distanza di anni il conto inizia ad essere salato.

Il cambio di rotta epocale

mercati emergentiIl passaggio ad una politica monetaria più ortodossa ha consentito ai mercati emergenti di avere una maggiore capacità di incidere sulle dinamiche inflazionistiche interne. Inoltre ha permesso di ridurre la dipendenza dal debito estero (attualmente circa il 90% è emesso a livello locale) e di conseguenza ridurre il possibile impatto di shock finanziari globale.

L’esempio del Brasile

Si prenda il caso del Brasile, che si trovava di fronte ad un’inflazione elevatissima. Il Banco do Brasil ha gradualmente alzato il livello dei tassi di interesse per complessivi 425 punti base, portando il costo del denaro al 15% (invece nel meeting di novembre il Banco di Brasil ha lasciato il costo del denaro invariato). Grazie a questo approccio di politica monetaria l’inflazione è stata decisamente abbassata.

Ma le aziende soffrono

Tuttavia, come dicevamo, ogni approccio ha i suoi pregi e i suoi difetti. Se da un lato l’ortodossia monetaria ha permesso di controllare l’inflazione e sviluppare mercati interni, dall’altro ha sottoposto a fortissimi stress le aziende. Infatti le imprese in Brasile mandano segnali operativi poco incoraggianti.

Le società che hanno un livello di indebitamento superiore a 3X spendono circa due terzi dei loro utili per pagare gli interessi sul debito. Siccome non sono tutte aziende solidissime, la conseguenza è che a giugno 2025 un terzo delle aziende era in ritardo con il pagamento dei prestiti. Peraltro questo fenomeno si vede anche negli altri mercati emergenti che hanno svoltato in politica monetaria (ad esempio Turchia e Argentina).

L’esplosione del debito locale

Accanto al problema delle insolvenze aziendali c’è poi l’esplosione del debito locale. Restano all’esempio del Brasile, quello interno è ora giunto a 400 miliardi di dollari, con obbligazioni che sono scambiate al rendimenti con doppia cifra e un interesse sempre più forte da parte dei risparmiatori retail, che negoziano prodotti come i CoE (certificados de operacoes estruturadas). Prodotti che rischiano di alimentare la volatilità, rendendo instabile il mercato dalle vulnerabilità esterne.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here