L’evoluzione degli scenari economici, con il passaggio graduale verso un’economia più sostenibile, ha reso il business dei  minerali critici sempre più importante. Non è soltanto una questione di strategia economica, ma anche di potere politico. La Cina, che si è mossa con anni di anticipo rispetto agli altri, attualmente domina questo mercato. Ma le cose potrebbero cambiare in futuro.

L’accordo Usa-Australia sul business dei minerali critici

metali criticiDi recente Donald Trump e il premier australiano Anthony Albanese hanno avuto un incontro che ha portato ad una grande intesa bilaterale sulle terre rare. In una prima fase ciascun paese investirà oltre un miliardo di dollari nel primo semestre. Questo accordo potrebbe ridisegnare il business dei minerali critici per la difesa, l’elettronica e l’energia, dando una spinta all’intero Occidente che spera di emanciparsi dalla filiera cinese.

L’intesa USA-Australia prevede investimenti congiunti in progetti di estrazione e lavorazione nel paese dei canguri, dove il business dei metalli critici potrebbe valere una fortuna, visto che l‘Australia possiede la quarta maggiore riserva di terre rare al mondo. L’entusiasmo per questo accordo è stato tale che Donald Trump ha affermato che nel giro di un anno gli Stati Uniti avranno “così tante terre rare e minerali critici da non sapere cosa farne“.

La minaccia della Cina sulle terre rare

Il tema del business dei metalli critici è diventato di scottante attualità dell’ultimo periodo, dopo che la Cina ha imposto delle restrizioni al commercio di terre rare, che controlla per il 70%. Pechino praticamente opera in una condizione di quasi monopolio, che gli conferisce il potere di gestire e indirizzare il mercato. Ma la leadership di Pechino non riguarda solo le terre rare perché coinvolge anche il gallio, il germanio, l’antimonio e la grafite. Sono tutti fattori essenziali per chi deve investire nelle rinnovabili e svoltare verso la sostenibilità.

Uno quadro che cambierà con il tempo

Usa ed Australia possono davvero minacciare il dominio cinese sul business dei minerali critici? Nel breve termine sicuramente no, e anche a medio termine riuscire a sostituire le forniture cinesi non sarà affatto semplice. Ma sono comunque segnali operativi importanti. L’obiettivo di rivoluzionare l’intera filiera richiederà molto tempo per essere raggiunto, perché le aziende occidentali non soltanto dovranno acquisire competenze tecniche e raggiungere soddisfacenti economie di scala, ma rispettare anche le normative ambientali che la raffinazione delle terre rare –  processo particolarmente inquinante – non rispettano.

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