Se c’è una cosa che la politica italiana sa fare con maestria, è trasformare una tragedia in un’opera di alta diplomazia. L’ultimo capolavoro del genere porta la firma della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul caso di Emanuela Orlandi. Dopo mesi di audizioni, verbali riempiti e sguardi gravidi di finta determinazione, l’elefante ha partorito il più classico dei topolini: la pista internazionale. Una verità comoda, eterea e così squisitamente geopolitica da avere il magico potere di mettere d’accordo tutti, non scontentare nessuno e, soprattutto, non risolvere assolutamente nulla.

Entrare nelle stanze della Commissione è stato come assistere a una recita di fine anno. Gli obiettivi di partenza erano, sulla carta, nobilissimi: squarciare il velo di omertà, dare risposte alla famiglia e restituire dignità allo Stato. Sotto i riflettori sono sfilati testimoni di ogni risma, magistrati in pensione e archivisti vaticani con il sorriso di chi la sa lunga, ma ha dimenticato le chiavi del cassetto. Davanti al bivio investigativo – da una parte le fangose e imbarazzanti piste domestiche (le mura vaticane, i dossier di ricatto, i torbidi giri di pedofilia, i soldi della Banda della Magliana), dall’altra i fasti perpetui della Guerra Fredda – i nostri commissari non hanno avuto esitazioni. Hanno guardato il fango e hanno preferito il palcoscenico mondiale. Perché rischiare di sporcarsi le mani in qualche scantinato di Roma, quando si può viaggiare gratis con la fantasia fino a Sofia o a Istanbul?

A dare il definitivo bollino di sacralità politica a questo ritorno al passato geopolitico ci ha pensato il presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo. Durante la presentazione del monumentale libro-inchiesta del consulente della Commissione stessa, Gian Paolo Pellizzaro, De Priamo ha indossato la toga del rigore metodologico, tessendo le lodi di un approccio volto finalmente a “evitare tutte quelle piste non provate”. Con una mossa retorica da manuale, il senatore ha incoronato l’opera di Pellizzaro ricordando quanto la Commissione abbia lavorato in modo approfondito sotto la sua guida. E qual è la conclusione di questo “metodo serio legato ai fatti”? Semplice: la pista internazionale, centrata sull’istruttoria del giudice Martella per l’attentato al papa, è “tra le più credibili e fondate”. L’obiettivo, ci viene spiegato con solenne commozione, era “onorare la memoria” di Emanuela e Mirella. E quale modo migliore di onorarla se non congelarla per sempre in un intrigo internazionale tra Washington, Mosca e la Città del Vaticano, trasformando due adolescenti romane anonime e sconosciute in pedine della Guerra Fredda?

La tesi internazionale, insomma, è il Santo Graal di ogni burocrate che vuole andare in pensione sereno. È una “verità di comodo” perfetta: ha il pregio di essere talmente macroscopica da risultare del tutto insondabile. Tirare in ballo i Lupi Grigi, i servizi bulgari e l’attentato a Wojtyła significa proiettare il caso Orlandi in un iperuranio storico dove mancano, per definizione, i mandanti e gli esecutori. È una narrazione meravigliosa: ci sono le spie, i messaggi in codice, i telefoni pubblici che squillano. Peccato che questa pista sia stata alimentata da una sfilza di depistaggi accertati grandi come la Basilica di San Pietro. Ma la Commissione e i suoi cantori, con una spregiudicatezza che sfiora il lirismo, hanno deciso di scavalcare quarant’anni di fallimenti investigativi per rispolverare lo spartito del conflitto geopolitico che ha inghiottito due ragazze scelte a caso tra milioni di ragazze da scegliere a caso. Dopotutto, se la colpa è del blocco sovietico – che tra l’altro non esiste più –, nessuno può essere chiamato a rispondere in tribunale oggi pomeriggio. Comodo, no? 

Accettiamo pure il gioco di specchi della politica. Se l’obiettivo di questo intreccio internazionale era mitigare l’offensiva del Papa contro la Polonia sovietica, se tutto si riduce a un risiko tra le intelligence dell’Est e le diplomazie occidentali, resta sul tavolo un dettaglio che la Commissione sembra aver dimenticato di spiegarci: che fine hanno fatto Emanuela e Mirella che non sono mai tornate a casa? Sono state assassinate dai bulgari e sepolte a Sofia? Finché la risposta sarà il silenzio, coperto da un testo sulla Guerra Fredda, sapremo che la Commissione non ha cercato una persona. Ha cercato solo un modo per lavarsi le mani e salvare la faccia. 

La relazione finale si preannuncia come un capolavoro di equilibrismo: dà un colpo al cerchio e uno alla botte, confermando che la verità è una cosa troppo preziosa per essere lasciata in mano alla giustizia. Meglio lasciarla alla diplomazia. Il bilancio di questo capitolo non è un fallimento investigativo: è un trionfo della conservazione. La Commissione si è ridotta a un costoso ufficio stampa incaricato di confezionare una verità di facciata, buona per i talk show. Alla famiglia Orlandi e ai cittadini aggrappati all’illusione della giustizia non resta che l’ennesimo pugno di mosche, elegantemente incartato in una relazione ufficiale e celebrato nelle presentazioni letterarie d’élite. La pista internazionale, alla fine, serve proprio a questo: a trasformare il caso di Emanuela in un mistero insolubile e perennemente spendibile. Il silenzio è stato blindato con il sigillo della geopolitica. Il sipario cala, gli attori si inchinano e il pubblico, ancora una volta, resta seduto al buio nella platea.

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Mario Barbato
Mario Barbato è un blogger d'inchiesta e ricercatore indipendente specializzato nella cronaca nera italiana, nei grandi misteri irrisolti e nell'analisi dei depistaggi storico-giudiziari. Attraverso il suo lavoro digitale, si è distinto per la capacità di riaprire freddi casi di cronaca (cold cases), offrendo nuove chiavi di lettura basate sullo studio rigoroso delle fonti dirette. Barbato applica un approccio analitico, documentale e privo di sensazionalismi. Il suo stile comunicativo, diretto e orientato ai fatti, mira a coinvolgere il lettore nel processo investigativo, trasformando la complessa mole dei documenti legali in narrazioni accessibili, logiche e dettagliate. È una voce autorevole e attiva all'interno dei principali forum e community di discussione sui gialli italiani.

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