Dal 5 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 il Complesso del Vittoriano continua la serie delle grandi mostre con “Cézanne e gli artisti italiani del ’900”.

L’esposizione, che raccoglie circa 100 opere, offre capolavori di Paul Cèzanne (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) ma anche di artisti italiani quali Morandi, Carrà, Boccioni, Severini, Sironi, Capogrossi e molti altri, vantando la collaborazione e il supporto di numerosi musei di grande prestigio a livello internazionale, per citarne solo alcuni il Musée d’Orsay di Parigi, Toronto, Lugano, la GNAM di Roma.

Il pittore francese, dopo iniziali resistenze da parte del padre, rifiutando gli studi giuridici, riuscì a recarsi a Parigi per frequentare l’Académie Suisse; in città, studia assiduamente al Louvre, poteva ammirare, esercitandosi anche nella copia dei classici della pittura, Caravaggio ad El Greco, i cinquecentisti veneti, per arrivare al confronto con i moderni come Delacroix, Daumier, Corot e Courbet e entra in contatto con l’ambiente artistico della capitale.

Come suggerisce il titolo della mostra, l’esposizione vuole mettere in relazione «il più grande artista dell’era moderna», così definito da Roberto Longhi, e l’Italia.

Nell’esposizione romana questo rapporto viene indagato, da un lato, sul versante della considerazione che egli ottenne nel nostro paese, ricostruendo le occasioni in cui venne dato spazio alla sua produzione, ad esempio nella “Prima mostra di impressionismo francese”, nel 1914 a Firenze, curata da Ardengo Soffici, il quale era rimasto fortemente impressionato dalla pittura di Cezanne di ritorno da un viaggio a Parigi. Ma viene ricordato anche lo spazio a lui dedicato nel padiglione francese nella Biennale veneziana del 1920.

Rifiutato più di una volta ai Salon ufficiali, cercava uno stile personale, fuori da ogni accademicismo e da ogni scuola; durante il soggiorno di alcuni mesi a Pontoise nel 1872, Cezanne entrò in contatto con Pisarrò, abbracciando da allora la poetica dell’en plen air, raggiungendo un approccio al soggetto obiettivo e libero dalle sovrastrutture tradizionali ed elaborando un ripensamento formale che si allontana da quella semplificazione dei toni e dalla consistenza materica della pittura, stesa spesso a spatola che gli era propria negli anni sessanta, per giungere ad una pittura più pacata e vicina al reale.

L’artista, avvertito da un lato come un innovatore, acquista fondamentale importanza nello scenario italiano dei primi anni del Novecento ed è evidente un riscontro nell’opera della maggior parte degli esponenti della nostra avanguardia, da Umberto Boccioni a Carlo Carrà, da Giorgio Morandi a Gino Severini fino ad arrivare agli artisti astratti. Molti di loro lo eleggono proprio maestro e ispiratore, facendo propri i suoi soggetti e le modalità esecutive: adesione profonda al dato naturale, attenzione alla costruzione del dipinto.

Le ricerche formali di Cezanne dell’ultimo periodo anticipano fortemente il cubismo: l’artista usa il colore per costruire forme, ogni pennellata, priva di significato se considerata singolarmente, ne acquista nell’insieme; gli artisti italiani sono stati capaci di trasformarlo attraverso le proprie personalità, raggiungendo anche esiti del tutto originali.

La mostra e il catalogo sono stati curati da Maria Teresa Benedetti.

 

BIGLIETTI
Intero 12.00 €
Ridotto 9.00 €
DOVE

Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere ai Fori Imperiali

Fino al 2 febbraio 2014.

Giulia Chellini
Laureata in Storia dell'Arte presso "La Sapienza" - Università di Roma; durante gli studi ha maturato anche la passione per il restauro e la conservazione delle opere d'arte, impegnandosi in un corso biennale di "Restauro del dipinto".
Ama scrivere, viaggiare, scoprire, imparare.

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