Che fatica questa XVIII legislatura!

Le elezioni ancora non sono finite: in questi giorni si devono eleggere il presidente di Camera e Senato. Per l’Italia e per i suoi cittadini tali votazioni potrebbero rappresentare l’esito concreto di elezioni confuse e astratte. In questi giorni, infatti, dovrebbe emergere la forza politica che avrà la maggioranza per governare. Purtroppo però la questione sta procedendo nell’incertezza, portando sempre di più in evidenza la fragilità dell’esecutivo.

I giorni precedenti a tali votazioni le due forze politiche vincitrici, Movimento 5 Stelle e Centrodestra, hanno provato a cercare un accordo: i grillini hanno proposto di avere un loro esponente alla Camera. Questa dichiarazione di tentato equilibrio è stata accettata dall’altra parte, la quale ha proposto (soprattutto per volere di Forza Italia) come presidente del Senato Paolo Romani. A tale candidatura i grillini hanno fatto un passo indietro, facendo crollare l’ultimo spiraglio di stabilità, poiché Di Maio ha sostenuto che il Movimento non sosterrà nessun parlamentare di centrodestra condannato o indagato (Paolo Romani è stato condannato in primo grado per peculato).

Oltre a questo episodio prima delle votazioni del 23 marzo tutti i partiti hanno espresso pubblicamente quale sarebbe stata la loro votazione: schede bianche. E così è stato. Tale situazione sembra contraddire il volere dei cittadini, che il 4 marzo sono andati a votare e il loro voto l’hanno espresso chiaramente. Mentre gli italiani si sono voluti esporre credendo in quel partito, in quel movimento, i politici sembrano giocare a un braccio di ferro, in cui a perdere non saranno loro ma chi i primi di marzo ha pensato che il suo voto potesse contare. Non è forse giunto il momento di trovare un compromesso pensando agli elettori, piuttosto che cercare di conquistarsi una poltrona o una corona immaginaria?

Sono due le previsioni che si possono fare alla luce di tutto ciò: la prima è che Mattarella potrebbe dare il mandato esplorativo al leader della coalizione, che raggiungerà la soglia del 40%. La seconda possibilità è che se non si darà la fiducia all’esecutivo si costituirà un governo di scopo, che avrà il compito di creare una nuova legge elettorale, dopodiché verrà sciolto e gli italiani verranno richiamati alle urne. E il loro voto cambierà?

C’è ancora una possibilità: il 24 marzo, un ulteriore giorno che i partiti hanno a disposizione per rivotare, per definire una volta per tutte le sorti del paese. Considerando la maggioranza delle schede bianche nel giorno precedente non dovrebbe ripresentarsi questo problema. Ma mai dire mai: con queste elezioni l’unica cosa certa è che niente è sicuro.

La XVIII legislatura fa fatica a emergere, sembra non voglia nascere. Forse c’è la paura a voler governare o forse, al contrario, c’è troppa brama di potere che fa perdere il vero obiettivo. Emblematiche sembrano essere le parole di Mattarella espresse durante la celebrazione al Quirinale della Giornata internazionale della donna: “Avremo sempre bisogno di questa attitudine: del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”.

E allora sorge spontaneo chiedersi: dov’è finita questa responsabilità della classe politica, che il popolo ha chiamato a gran voce il 4 marzo?

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