Chi finanzia i lefebvriani: i milioni, gli immobili e la rete presente anche in Italia

Come si finanziano i “Lefebvriani”, i “prelati” ultra- tradizionalisti che si sono separati dalla Chiesa Cattolica e che sono stati ufficialmente scomunicati dal Vaticano? Si finanziano tramite la loro fitta rete globale di benefattori privati, donazioni dirette, contributi erogati dai fedeli, lasciti testamentari e fondi del 5 per mille. 

Esclusi dai circuiti di finanziamento pubblico della Chiesa Cattolica ufficiale (come l’8 per mille in Italia), l’organizzazione gestisce un patrimonio milionario e vanta una presenza immobiliare radicata a livello internazionale e italiano. L’indipendenza finanziaria della confraternita dei lefebvriani è garantita da flussi di cassa regolari legati al mondo dell’oltranzismo e del tradizionalismo cattolico. Transazioni che giungono tramite bonifici online, PayPal e bollettini postali mirati.

La confessione gestisce anche interi patrimoni immobiliari e monetari ceduti da fedeli anziani o facoltosi che si oppongono alle riforme del Concilio Vaticano II. In Italia l’organizzazione incassa regolarmente quote fiscali grazie a fondazioni e associazioni collegate, mentre i distretti più ricchi (come quello francese o statunitense) fungono da cassaforte centrale per supportare le attività globali. 

A livello globale, la Fraternità non è una piccola realtà marginale, ma vanta centinaia di priorati, scuole, seminari e chiese di proprietà. I beni non sono intestati direttamente al Vaticano ma a enti giuridici civili locali, per proteggere il patrimonio da rivendicazioni della Santa Sede. Le scuole private e i convitti gestiti dai lefebvriani generano rette che contribuiscono al mantenimento degli stabili.  

In Italia, la rete si articola in vari centri di culto e priorati. Centri dotati di chiese, uffici amministrativi e spazi residenziali. Uno dei punti di riferimento più attivo è a Roma, ma sono presenti capillarmente in tutte le grandi città italiane, come Milano, Bologna, Firenze, Napoli e Verona, dove sacerdoti lefebvriani celebrano regolarmente la messa tridentina in latino secondo il messale del 1962.

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