Le nostre scelte, le decisioni che siamo chiamati quotidianamente a prendere portano con se possibilità e conseguenze di cui ci sentiamo i primi responsabili. Alcuni avvertono maggiormente sulle proprie spalle il peso di tali responsabilità perdendosi a ponderare al meglio ogni possibile conseguenza futura, altri invece senza indugiare affrontano quanto deciso senza remore. Tema complesso e affascinante, il problema della scelta è centrale nella nostra vita di tutti i giorni, partendo dalle cose più banali come scegliere cosa mangiare a pranzo, arrivando a quelle più complesse come la scelta di un lavoro piuttosto che un altro. Con infamia e con lode: la scelta di non scegliere Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Ogni decisione che siamo chiamati a prendere sembra fondare intrinsecamente le nostre vite, ed è qui che si pone il problema apparentemente opposto, ovvero quello di non scegliere. Secondo il senso più comune non prendere una scelta significa lasciare che le circostanze della vita decidano per noi, deresponsabilizzarsi. L’etimologia stessa del verbo “scegliere” si rifà al latino “ex-eligere” ( ex= da, con senso di separazione; eligere= eleggere), dunque “separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore” o “eleggere ciò che si ritiene esser migliore”. Una separazione onerosa che, di fatto, può essere effettuata solo scegliendo, escludendo, selezionando. A tal proposito c’è da chiedersi se il non scegliere sia qualcosa di assolutamente vacuo, un nulla, o se implichi esso stesso una scelta. Prodotto dalla Pan-Europèenne nel 2009, Mr.Nobody si propone di abbattere il senso di angoscia che invade l’uomo davanti a una decisione.

Mr.Nobody: un dramma fantascientifico

Uscito nel 2009 in Belgio, Mr.Nobody è un film che eccelle per regia e colonna sonora, presentando una sceneggiatura ricca di contenuti e notevoli performance attoriali. Concettualmente denso e ricco di significati non dovrebbe mancare nella nostra cineteca personale eppure in Italia non è stato nemmeno distribuito. Non sono del tutto chiare le ragioni del rigetto ma una cosa è certa: è raro trovare film tanto concentrati sul piano concettuale. La trama del film non è certo lineare; diversi filoni narrativi si dipanano e si incrociano in corso d’opera rispecchiando perfettamente la filosofia del regista, il belga Jacob Van Dormael. Sceneggiatore, regista e drammaturgo classe 1957, ha sviluppato uno stile estetico peculiare fatto di sceneggiature brillanti, oniriche e dal sonoro suggestivo; importante è l’utilizzo di musica pop classica come la celebre Mr.Sandman, utilizzata in diverse versioni proprio nella pellicola Mr.Nobody, o Boum! in Toto le heros, film del 1991. In una intervista per Movieplayer.it ha dichiarato di voler portare sullo schermo, grazie alle sue pellicole, proprio la complessità della vita, evitando soluzioni semplicistiche e trame eccessivamente lineari. E di certo complessa è la vita del protagonista del nostro film, Nemo Nobody, un centodiciottenne al fine della vita, l’ultimo uomo mortale sulla Terra.
L’attenzione mediatica è tutta su di lui e uno psicologo e un giornalista lo intervistano tentando di ricostruire la sua lunga vita. Nemo, tuttavia, racconta storie discordanti tra loro, incongruenti. Si sofferma in particolare su tre momenti: quello all’età di nove anni, quando i suoi genitori si separano; quello a quindici anni, quando vive le prime esperienze di innamoramento; e quello a trentaquattro anni, quando ormai fa i conti con l’età adulta. La narrazione è affidata ora al Nemo centodiciottenne nella sua bianca e asettica stanza d’ospedale ora al Nemo novenne in forma di voce fuori campo. E’ questo un ulteriore aspetto fondamentale della produzione di Van Dormael: analizza il mondo da una prospettiva ingenua affidando il racconto a un personaggio fanciullo che vede il mondo colorato, fantasioso e lontano dalla realtà, con immagini surreali che sottolineano la fervida immaginazione. Il mondo di Mr. Nobody è un mondo fatto di possibilità, e Nemo le sperimenta tutte. Il punto d’avvio di questo riprodursi continuo di alternative è il dramma che il protagonista vive all’età di nove anni, quando fa i conti con una decisione difficilissima: ai binari della stazione ferroviaria, diviso tragicamente tra due genitori che hanno deciso di separarsi, deve scegliere se seguire la madre in Canada o, al contrario, restare con il padre in Inghilterra. Assistiamo da qui al moltiplicarsi delle possibilità, delle conseguenze e dei nostri stessi sguardi che tentano di seguire le trame che di volta in volta si aprono. Ecco che assistiamo a una prima possibilità, quella di una vita con la madre. Poi vediamo la vita di Nemo in Inghilterra con il padre, con tutte le conseguenze che l’aver optato per questa possibilità produce. Vediamo Nemo vivere diverse fasi di innamoramento, con tre diverse donne (Anna, Elise e Jeanne) che in tre diverse vite incontra. Con tutte e tre poi si sposa.
Vediamo insomma agire e scegliere tanti Nemo. Tanti Nemo. Sì, perché Nemo non è solo uno: Nemo è tutte le diverse conseguenze delle sue scelte, e quindi tutte le diverse vite che, attraversando ogni possibilità, ha potuto condurre. Nemo è, sotto questo punto di vista, un personaggio pirandelliano: è uno, ma anche centomila e quindi in realtà nessuno. Questa compresenza tra essere e non essere la vediamo soprattutto nell’atto finale, quando il Nemo centodiciottenne dice che lui, il giornalista che ha di fronte, e la realtà che pensano di star vivendo non esistono. È tutto nella mente di quel bambino di nove anni di fronte ai binari di una stazione; tutte le storie a cui abbiamo assistito sono in realtà proiezioni della mente del Nemo bambino, che ha immaginato le differenti possibilità che sarebbero scaturite da una scelta di vita con la madre o da una scelta di vita col padre. E adesso che ha visto le vite che lo aspettano, che fare? Il bambino scappa, crea una terza via in cui c’è solo lui. Possiamo a questo punto parlare di una non scelta da parte di Nemo?

Il dramma kierkegaardiano della scelta

Nemo, di fronte ai binari, in mezzo a due genitori che gli impongono tragicamente di schierarsi, sa che la scelta che compirà sarà determinante per tutto il resto della sua vita. Pochi istanti per prendere la giusta decisione: destra o sinistra, mamma o papà, Canada o Inghilterra. È questo un motivo evidentemente kierkegaardiano. Secondo il filosofo danese Søren Kierkegaard, infatti, nel corso dell’esistenza umana nulla è necessario, mentre ogni cosa si rivela possibile; ma la scelta rappresenta per l’uomo un’azione angosciosa, che in realtà non è in grado di compiere. Insomma, per Kierkegaard come per Nemo, la scelta comporta una perenne angoscia, poiché l’uomo non possiede gli strumenti necessari per esser certo di andare incontro alla giusta decisione, e cammina così nel più totale buio: da un lato la bellissima libertà di scelta, dall’altro l’angoscia con cui essa si manifesta di fronte alle infinite possibilità. È il dramma dell’essere libero di scegliere. Nella scena finale, Nemo fugge dal proprio destino creando una terza via lontana da quell’aut-aut rappresentato dai genitori, acquisendo coscienza di essere in realtà infinitamente libero. Anche se dalla scelta e dall’angoscia che ne deriva non può fuggire, egli può infatti vivere una vita che nella sua mente non ha immaginato, optando quindi per una possibilità costituita dall’ignoto. È un salto nel vuoto simile a quel salto di cui parla ancora una volta Kierkegaard, che evidentemente sull’importanza della scelta ha costruito tutta la sua filosofia.
L’ignoto, il vuoto è per il filosofo danese la fede: se l’uomo è angosciato di fronte a una scelta e barcolla nel buio, può liberarsi dall’angoscia attraverso un salto verso Dio. E anche questa è un’ulteriore scelta: o l’incertezza del divenire o la fede in Dio. Per Søren Kierkegaard, non scegliere equivale in realtà a scegliere, ad aggiungere un’altra alternativa a quelle che la decisione ci impone. E questo fa Nemo: crea solo un’ulteriore possibilità, l’ennesima. Dalle scelte, insomma, non si fugge.
Al di là del salto finale nell’ignoto da parte di Nemo che, ricordiamo, rappresenta comunque soltanto l’ennesima possibilità, Mr. Nobody si propone di abbattere il senso di angoscia che invade l’uomo davanti a una decisione operando una svolta ottimistica. È nelle ultime battute del film che si racchiude il potente messaggio. Dopo aver provato a individuare la strada per la felicità, il Nemo centodiciottenne ci mostra che in realtà nella vita non esistono scelte giuste e scelte sbagliate, ma solo scelte. Il protagonista è stato tutto e nulla, ha vissuto il dramma di ogni decisione. Perché, è vero, ogni uomo è il primo artefice del proprio futuro. E imbattersi in una strada sbagliata non toglie valore al percorso di ciascuno. Perchè abbattersi dunque o farsi cogliere dallo sconforto: qualunque via verrà intrapresa, ovunque si arriverà, si potrà essere tutti e nessuno allo stesso tempo. Ma quella realtà sarà carica dello stesso valore di qualunque altra che si sarebbe potuta realizzare: tutto avrà lo stesso profondo significato. Nemo ha provato a vivere tutte le sue possibili vite: ce n’è una che lo ha reso realmente soddisfatto? Perciò, se anche la notte i pensieri del se e del come ci attanagliano, ricordiamoci di guardare avanti. Ognuno di noi sta facendo il percorso giusto: il proprio.

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