Coremare, ristorante di Torre del Greco, incarna un progetto gastronomico che coniuga innovazione e tradizione, affondando le sue radici nell’esperienza trentennale di Vincenzo Izzo.
Titolare della rinomata Pescheria Don Do situata presso la marina di Torre del Greco, in provincia di Napoli, il patron Izzo ha consolidato un vero e proprio riferimento per la pesca locale e la selezione di prodotti ittici di qualità straordinaria.
Proprio da questo patrimonio nasce Coremare, un ristorante concepito come luogo di dialogo tra mare, tecnica e cucina, con l‘intento di esaltare i tesori marini attraverso una proposta che si distingue per autenticità ed eccellenza.

La pescheria rappresenta il cuore pulsante dell’intera attività ristorativa, dove ogni giorno avviene un’attenta selezione del pesce fresco
Grazie a una rete di fornitori di fiducia e al profondo rispetto per le stagioni e le peculiarità del mare, la materia prima diviene l’essenza stessa della cucina.
La filosofia che permea il progetto pone il pesce non solo come ingrediente principale ma come elemento identitario, trattato con scrupolosità, dedizione e massimo rigore per preservarne il valore intrinseco.
Coremare è più di un semplice ristorante: è un’esperienza sensoriale che parte dal mare per culminare in un piatto arricchito da tecnologia, passione ed esperienza.
Un pilastro della tecnica culinaria adottata è rappresentato dalla lavorazione del pesce, guidata dall’expertise dello Chef Gennaro Vicchiarella.

Tra i metodi avanzati adottati spicca lo skinning, un procedimento mirato a rimuovere con precisione la pelle del pesce
Questo passaggio è preponderante per garantire una maturazione uniforme all’interno dello Stagionello, una cella tecnologica ideata per migliorare la consistenza, favorire una conservazione sicura ed intensificare le caratteristiche organolettiche naturali del pesce.
Tale strumento opera in condizioni controllate, rispettando la natura del prodotto e offrendo una lavorazione che ne esalta l‘eccellenza senza comprometterne l‘autenticità.
Successivamente interviene la cottura, affidata alla precisione del forno Josper, un dispositivo a brace celebre nelle più prestigiose bracerie e steakhouse mondiali.
Questo approccio consente di preservare succhi, texture e integrità del pesce, trasformando la brace in un ulteriore momento di valorizzazione che evoca calore, vita ed emozioni.
Il risultato è un prodotto che trasmette un’armonia unica tra i sentori salmastri del mare e il caratteristico aroma del fuoco.

Il sushi col pescato locale
Coremare abbraccia anche una dimensione contemporanea nella celebrazione del pescato locale tramite un banco sushi dedicato.
Grazie alla fusione tra tecnica giapponese e qualità indiscussa delle materie prime provenienti da pesca sostenibile locale, lo chef specializzato realizza sushi, sashimi, nigiri e uramaki che esaltano freschezza, precisione dei tagli e raffinatezza delle consistenze.
Lungimirante nell’approccio alla tradizione culinaria regionale campana e napoletana vesuviana, il sushi non si configura come alternativa, bensì si afferma quale ulteriore narrazione del legame con il mare.

La semolella, il pane torrese che è stato cibo di strada per secoli, street food ante litteram
Un simbolo della memoria storica di Torre del Greco trova posto nel percorso gastronomico offerto da Coremare: la Semolella, lo street food torrese per antonomasia, farcito con alici per fare pranzo, cena o spuntino, cibo dei poveri per secoli.
Questo antico pane a base di semola rappresenta sia un accompagnamento ideale per il pesce fresco sia un ponte tra passato e presente che celebra la cultura culinaria locale con originalità ed eleganza, non a caso protagonista dell’aperitivo a margine della presentazione letteraria, scoltasi presso Coremare a febbraio 2026, dell’ultimo libro del giornalista del Mattino Luciano Pignataro sulla cucina partenopea.

Essenza
L’esperienza presso Coremare si arricchisce ulteriormente grazie alle serate tematiche mensili o bisettimanali denominate “Essenza – Vini, bollicine e mare in equilibrio”.
Durante questi eventi curati con maestria dal sommelier Raffaele Sullo, i piatti dello chef Vicchiarella sono accostati a una selezione enologica “alla cieca“.
Le etichette dei vini serviti vengono inizialmente avvolte dalla carta stagnola e rivelate al termine di ciascuna portata assaporata dai commensali.

Un esempio eloquente dell’esperienza culinaria d’autore offerta da Coremare si è manifestato il 4 marzo 2026. Accolti dal direttore Mario Petrucci, gli ospiti hanno intrapreso un viaggio sensoriale attraverso la degustazione di crudités come appetizer iniziali: gambero gobbetto, ostrica selezione Coremare, carpaccio di cefalo, tartufi di mare e gambero viola.
A questo piatto di benvenuto è abbinato DOMAINE OINEA – Lune Noir 2021 (Xinomavro 100%), bollicina di Amynteo (Grecia). Una bolla che inizialmente faceva pensare, per altitudine e mediterraneità, alla Slovenia tra le opzioni del test quiz del menu.
Dopo l’entrée di crudi, arriva l’antipasto di carciofo ripieno – ortaggio stagionale -, una mammarella farcita con tonno rosso, mazzancolle, pancetta, formaggio e capperi, pietanza di grande armonia tra i sapori di mare e terra.

La scelta dell’abbinamento enologico è ricaduta sul DOMAINE DES ARDOISERES – Argile Blanc 2024 (uno Jacquere per il 40%, Chardonnay per un altro 40%, e Mondeause blanc per il restante 20%), bianco della Savoia
Con l’intermezzo rappresentato dagli uramaki firmati Coremare – saporiti e interessanti nella varietà proposta -, il pairing con ALBAMAR – Albarino 2024 (Albarino 100%) dalla località di Rias Baixas (Spagna), è stato perfetto.

Il primo piatto è una linguina con tartufi di mare e asparagi freschi del Vesuvio raccolti in giornata, mantecati con scaglie di Provolone del Monaco DOP: vulcano e monti Lattari che dialogano, si incontrano e si abbracciano al palato, sapori innaffiati dalla COLOMBERA – Il Montino 2023 (Timorasso 100%), direttamente dal Piemonte
Il secondo piatto, l’ombrina alla brace con bietole rosse, mantiene le promesse e soddisfa pienamente le aspettative, forse le supera anche, per quel che concerne la cottura alla brace citata all’inizio.

L’accompagnamento è con VILLA DORA – VIGNA DEL VULCANO 2018, blend di Caprettone e Falanghina del Vesuvio.
Il dessert del mese preparato in casa, le mitiche zeppole di san Giuseppe, cesella un percorso gustativo cullato dallo sciabordio del mare, e riempie il cuore, anzi ‘o core, con tutto il meglio del pescato e del mare, come insegna il nome del locale, che nella E e nella M del logo richiama la tipica forma brace spagnola: tutto è studiato per essere identitario.














