FONDAZIONE, APOGEO E FINE DELLA FABBRICA

La storia del saponificio Annunziata (dal cognome del fondatore, Antonio Annunziata) inizia ufficialmente nel 1938, con la fondazione del la Società Anonima Stabilimenti Annunziata che avrà un capitale sociale di 250.000 lire e un numero di operai inferiore a 100, ma non si può raccontare in modo completo la storia senza guardare al fondatore dell’impresa e alla sua storia.

Antonio Annunziata nasce nel 1906 a Sora, cittadina della Ciociaria, ed impara il mestiere del saponificatore lavorando nella bottega paterna. Si racconta che, durante questi anni, per promuovere i vari saponi proposti dal negozio avesse comprato una moto e facesse il giro dei lavatoi per lasciare alle massaie campioni. Grazie anche a questa promozione dell’attività, il lavoro aumenta e si arriva a produrre un totale di sei quintali giornalieri di sapone con l’aiuto di ben 15 impiegati.

A questo punto Antonio sente la necessità, dovuta anche agli alti ritmi di crescita, di spostarsi in una sede più grande e la scelta ricade su un terreno nella vicina Ceccano per essenzialmente due motivi: il terreno trovato in vendita è contiguo al fiume Sacco, nel quale verranno riversati i materiali di scarto, ed è altrettanto vicino alla ferrovia, vicinanza necessaria sia per spedire i prodotti finiti che per ricevere le materie prime. Grazie alla posizione vantaggiosa, lo stabilimento cresce in fretta, sia rispetto al personale (selezionato principalmente tra i cittadini di Sora, definiti più coscienziosi da Antonio), sia rispetto all’estensione territoriale, comprando terreni limitrofi.

L’attività industriale nella sua totalità, dalla produzione al marketing, è controllata da Antonio Annunziata, al punto tale che si comincia a diffondere una diceria secondo la quale l’imprenditore assaggiasse il sapone per verificare che avesse i giusti livelli di alcalinità. 

sapone
Antonio Annunziata si dice assaggiasse il sapone per verificarne l’alcalinità

Durante gli anni del fascismo si comincia a stampare sulle saponette una scala rovesciata assieme al motto “Salire sempre”. Da tale logo viene creato il marchio SCALA, marchio oggi ancora in produzione: l’impresa viene allora chiamata Annunziata-Scala. La seconda guerra mondiale lascerà un forte impatto sulla fabbrica, che subirà infatti dei bombardamenti piuttosto pesanti. La fabbrica sarà poi ricostruita ed si modernizzerà nel dopoguerra, con la successiva trasformazione della ditta nella “Annunziata S.p.A.”. Nel dopoguerra Antonio rafforza la sua fortuna: la fabbrica produce infatti sapone di ottima qualità e, grazie alla scarsa concorrenza proposta nel Paese, riesce a produrre e vendere circa un terzo del fabbisogno dell’Italia.

Con l’aumento del lavoro i due figli di Antonio, Luigi e Pasquale, entrano negli affari di famiglia, rispettivamente nel settore vendite ed amministrazione e nel settore acquisti e sviluppo. 

A causa del forte legame che cominciava a formarsi tra la fabbrica e il benessere locale (gran parte della cittadinanza lavorava infatti a questo punto nella fabbrica o ne traeva grandi benefici in altra maniera), aumentò il pressing sportivo e politico Annunziata esercitava sulla politica cittadina di Ceccano. La famiglia infatti sponsorizzò la squadra cittadina che riuscì ad ottenere quindi ampi successi arrivando fino alla serie C. Tutto questo aiutò la cittadinanza a chiudere un occhio rispetto alla mancanza di una rappresentanza sindacale nella fabbrica.

Inoltre, per evitare disordini riguardo la questione, in occasione delle elezioni comunali del 1952 l’azienda cercò di evitare che vincessero i socialcomunisti minacciando i cittadini: se avessero vinto socialisti o comunisti, non ci sarebbero più stati investimenti per la squadra di calcio, che sarebbero passati ad altre squadre ciociare (probabilmente la sorana). Le minacce tuttavia furono vane in quanto vinse comunque il PCI e le rappresaglie paventate da Annunziata non ci furono. 

Nel 1961, dopo più di vent’anni d’attività e dieci anni di lotte per ottenerla, finalmente venne concessa una rappresentanza sindacale interna alla fabbrica e, alle votazioni aziendali successive, questa conquisterà tre candidati, lo stesso numero ottenuto dalla CGIL. Con l’ingresso dei sindacati nella fabbrica crescono gli scontri, sia di numero con un aumento degli scioperi, sia di intensità, fino ad arrivare nel 1962 alla morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo a causa di un colpo da arma da fuoco sparato dalla polizia, chiamata per sedare una rivolta pacifica degli operai. Oltre a Luigi Mastrogiacomo vennero ferite molte altre persone coinvolte nella rivolta. Si protestava infatti contro le tremende condizioni di lavoro in fabbrica, soprattutto per quanto riguardava le mansioni affidate alle donne, costrette a lavorare a temperature non idonee con scarpe ed indumenti sbagliati.

Con il cambiamento della società e dei consumi, nonché l’aumento della globalizzazione, gli affari cominciano ad andare male: la saponetta per il bucato viene sostituita dal più pratico sapone liquido e dai detergenti in polvere, ma la conversione verso quel tipo di produzione richiederebbe investimenti troppo alti che la famiglia Annunziata non può permettersi. Segue quindi un lungo declino fino ad arrivare alla chiusura ufficiale nel 1997 e alla successiva dichiarazione di fallimento nel 1999, con il licenziamento dei 137 dipendenti rimasti.

Nonostante la chiusura il marchio Scala non muore, anzi: viene venduto nel 2003 alla Deco Industrie ed usato da questa per produrre saponi da bucato e prodotti cartacei.

 

UN NUOVO SCOPO PER UN VECCHIO RUDERE

Chiunque abiti a Ceccano o nelle sue vicinanze è a conoscenza del degrado che sta affrontando da anni l’edificio che precedentemente occupava la produzione del sapone, trasformatosi in poco più di venti anni in un ecomostro. Il degrado dei materiali infatti, non supervisionato da comune o provincia, porta gravi ripercussioni sul livello di inquinamento del territorio, già molto alto a causa delle acque del fiume Sacco, usato dalle moltissime fabbriche che sono sorte lungo il suo corso come luogo di scarico per i rifiuti generati dalla produzione. Diventa quindi di massima urgenza il trovare una soluzione a questa problematica: cosa fare del vecchio saponificio Annunziata? Varie figure si sono fatte avanti e hanno dato un loro contributo con progetti per riqualificare l’area e darle un nuovo scopo.

Il primo progetto è stato proposto dall’architetto Ilio Crescenzi e vedrebbe la trasformazione dell’area in una Smart City, trasformando il fiume Sacco da problema a risorsa. Sarebbe questo un progetto di dimensioni e costi notevoli in quanto verrebbe creata una “green city” utilizzando le tecnologie più innovative e recenti.

green city
La green city unisce la natura ed l’essere umano in perfetta armonia

Si definisce “green city” un modello di città sperimentato a livello europeo che punta ad un’alta qualità ambientale in tutti i suoi aspetti e che porterebbe  ad una riqualificazione e rigenerazione urbana, con implicazioni economiche, occupazionali e sociali notevoli. Si avrebbe infatti un tornaconto tanto dal punto di vista economico quanto dal punto di vista sanitario con una riqualificazione dell’area, soggetta da anni a numerosi casi di tumori causati proprio dagli alti livelli di inquinamento. Inoltre la riqualificazione porterebbe a nuovi impieghi tanto nella fase del recupero dell’edificio quanto nella fase successiva, con la creazione di un nuovo centro occupazionale. Gli obiettivi qui descritti si raggiungerebbero eseguendo una serie di azioni, partendo dalla forestazione urbana: una maggiore quantità di alberi nel centro urbano infatti aiuterebbe a ripulire l’aria e fermerebbero anche il processo di cementificazione, ormai diffusissimo in questo secolo.

La proposta di Crescenzi vedrebbe quindi centrale per il futuro la bonifica e recupero delle aree abbandonate, seguendo i principi cardine della “green city”: l’idea sarebbe quindi quella di creare una città nella città che conterrebbe idealmente residenze, scuole e centri di ricerca scientifica in collaborazione con gli atenei universitari. Si creerebbe inoltre un viale alberato lungo il fiume che collegherebbe aree verdi attrezzate ed edifici NZEB (edifici da prestazioni elevate e bassa quantità di energia consumata). A questo punto diventa fondamentale per un progetto del genere il dialogo tra amministrazione e cittadinanza che dovrebbero sviluppare insieme la città in un clima di dialogo e partecipazione. Un progetto dall’indubbio valore, sia economico che sociale: se infatti creerebbe nuovi posti di lavoro rimettendo in moto l’economia locale, dall’altra parte creerebbe nuovi spazi verdi utilizzabili tanto da adulti quanto da bambini ed avrebbe benefici garantiti anche dal punto di visto sanitario.

Un secondo progetto per la riqualificazione dell’ex saponificio viene dal presidente di IndieGesta, Alessandro Ciotoli, e vedrebbe la trasformazione dell’ecomostro in una città del cinema. Tutto parte dal DieciMinuti film festival che si svolgeva tradizionalmente a Ceccano nel teatro Antares. Il festival è un concorso internazionale di cortometraggi gemellato con il festival Giffoni ed organizzato proprio dall’associazione culturale IndieGesta. Nell’ultimo turbolento periodo il festival ha subito variazione a causa della pandemia Covid-19 in corso: nel 2020 si era deciso di tenere il festival online, seguendo le norme per la sicurezza, e nel 2021 si era invece optato per una visione dei corti all’esterno, nel cortile del Castel Sindici. Finalmente nel 2022 si è tornati all’interno del teatro, portando tematiche e dibattiti contro la guerra appena scoppiata in Ucraina.

Ogni anno in occasione del festival il paese diventa un piccolo centro internazionale del cinema, invitando addetti ai lavori ed ospiti da tutto il mondo, in collegamento o in presenza. Si era quindi iniziato a pensare ad un aumento di importanza del festival, fino a farlo diventare il Festival della Ciociaria: centrale in questo progetto diventa ora il vecchio saponificio che viene immaginato trasformato in una Città del Cinema con conseguente commercializzazione del prodotto corto ed ovvi benefici economici per la cittadinanza. Il progetto di IndieGesta vede al suo interno la collaborazione di tre attori fondamentali: Giffoni, l’Ordine provinciale degli architetti e la Camera di Commercio di Frosinone. 

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La costruzione di una sala cinematografica porterebbe ad una maggiore influenza del festival ceccanese

Per ora si sta affrontando un’azione di bonifica per una messa in sicurezza permanente del sito ordinata dal privato che lo possiede. Bonificato e messo in sicurezza il sito, si passerà quindi alla valutazione del suo valore storico ed, eventualmente, ad un acquisto da parte del comune ceccanese. 

Attualmente non si hanno notizie rispetto ad un intervento statale nell’impianto ed i cittadini di Ceccano si trovano nuovamente a dover aspettare che venga presa una decisione, senza poter intervenire se non i maniera molto limitata.

Intervistati riguardo al futuro dell’ex saponificio i cittadini di Ceccano si trovano più favorevoli alla seconda opzione, ovvero la città del cinema. La troverebbero infatti una splendida occasione per ridare vita alla città e rigenerare sia la vita sociale e culturale del luogo, sia per offrire nuove proposte di lavoro e rilanciare l’economia cittadina. Altra opzione che propongono in molti sarebbe la demolizione permanente e totale del vecchio scheletro per costruire sul terreno liberatosi un parco giochi per i bambini del centro, di modo che questi possano divertirsi con serenità all’aperto. Per realizzare un progetto del genere sarebbe però necessario anche cercare di ripulire l’acqua del fiume che scorre poche decine di metri più lontano e che potrebbe essere un grave problema dal punto di vista sanitario per i bambini e genitori che decidessero di andare a giocare nel parco giochi.

I cittadini che invece preferirebbero la costruzione nell’area della “green city” utilizzano come punto a favore del loro schieramento proprio l’inquinamento presente nell’area: la costruzione di una “green city” porterebbe infatti indubbi miglioramenti rispetto a questo problema, cercando di riportare l’area alla sua forma originale o cercando di arrivare il più vicino possibile ad essa. 

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