L’uso dei termini “destra” e “sinistra” è nato per caso nella rivoluzione francese, dalla divisione dei posti a sedere a seconda delle proprie idee politiche: i conservatori e i monarchici si sedettero a destra, i rivoluzionari e i radicali a sinistra, al centro chi non aveva ideologie ben definite. Da allora la democrazia ha preso piede e il suffragio è stato progressivamente esteso. Cos’è la destra e cos’è la sinistra Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Nel frattempo sono nati i partiti, ciascuno dei quali cercò di rappresentare una porzione dell’elettorato. Nell’opinione pubblica, infatti, hanno cominciato ad emergere fratture sociali, una caratteristica fondamentale di una società pluralistica. I politologi Kelsen e Rokkan hanno individuato diverse posizioni socio-politiche che si sono succedute nel tempo per importanza: fra centro periferia, stato e chiesa, città e campagna, e fra datori di lavoro e lavoratori.

I termini destra e sinistra sono serviti come contenitori concettuali fra tutte queste fratture, ma hanno avuto regolarmente applicazione con l’ultima delle fratture: quella tra lavoratori e datori di lavoro. Da una parte vi erano i partiti di destra, schierati in difesa degli interessi degli imprenditori, dall’altra parte i partiti di sinistra, volti a tutelare i dipendenti e gli operai. Tuttavia queste fratture sociali hanno cominciato a perdere d’importanza già da qualche decennio, che ha interessato sia la politica che l’economia.

Media4tech di Claudio Palazzi

Come distinguere la destra dalla sinistra?

Uno dei più importanti filosofi italiani del ‘900, Noberto Bobbio, ha posto in essere delle modalità per una distinzione tra destra e sinistra. Ciò che differenzia la destra dalla sinistra è il loro atteggiamento verso le diseguaglianze: chi è di sinistra crede che per una buona convivenza sia più importante ciò che accomuna gli individui, mentre chi è di destra sottolinea l’importanza per le differenze, inoltre, mentre per la sinistra le disuguaglianze sono per lo più sociali ed eliminabili, per la destra esse sono intrinseche alla natura dell’uomo, e perciò inevitabili. Queste posizioni non sono mai assolute, ma questa diversità di vedute si traduce nel supporto di politiche che spingono più da una parte che dall’altra.

Mentre alcuni pensano che la destra sia libertaria e la sinistra autoritaria, molti ritengono invece che si tratti di due dimensioni che si intreccino tra loro. Lo stesso Bobbio crede che il liberalismo rappresenti la parte moderata sia della destra che della sinistra, mentre l’autoritarismo sia il principio guida delle rispettive forze estremiste.
Storicamente, destra e sinistra sono state distinte in base ad una serie di valori, riferiti ai vari aspetti della vita e della società, però interpretate come tendenze generali, e non in senso assoluto: rispetto alla religione, la destra è caratterizzata da un forte sentimento religioso, mentre la sinistra si identifica laica, cioè promuove una separazione tra Stato e religione; rispetto all’economia, la destra è più incline che sia il mercato a lasciare la distribuzione delle risorse economiche, la sinistra è favorevole ad un ruolo più rilevante dello stato. Questo aiuta a capire il profilo sociale delle rispettive ideologie: mentre la destra è tendenzialmente dalla parte degli imprenditori e dei liberi professionisti, andando ad incarnare valori che portano ad una gerarchia sociale guidati dal principio del merito, la sinistra invece difende gli interessi dei dipendenti e degli operai, con rapporti di parità, giustizia ed uguaglianza.

Si può affermare che la destra sia politicamente più vicina al conservatorismo e al tradizionalismo, andando in contrapposizione con la visione progressista della sinistra.
La sinistra storicamente in Italia si è sempre vista frazionata. Inizialmente il principale partito era quello socialista, operaio, poi nel secondo dopoguerra, grazie anche all’influenza comunista dell’Unione Sovietica, la sinistra si vide scissa in più partiti.
I partiti di destra, invece, sono sempre rimasti compatti, adeguandosi ai cambiamenti sociali all’interno del paese. In sostanza sono finiti per assumere una caratteristica tipica sopratutto del nostro tempo: il populismo, per avvicinarsi alle masse e ottenere consenso.

Il ‘900 e le due ideologie

Nella prima metà del ‘900 emergono gli estremismi di destra e sinistra, che condividono un approccio autoritario al potere. Con la rivoluzione d’ottobre del 1917, il partito comunista instaura in Russia un regime che abolisce la proprietà privata e nazionalizza tutte le attività economiche, al fine di dare potere alla classe lavoratrice, precedentemente sfruttata dai detentori del capitale. Pochi anni più tardi, in paesi come la Germania e l’Italia, salgono al potere regimi nazionalsocialisti e fascisti, che diranno di affermare i valori della tradizione e della patria, oltre che diffondere il culto della forza e dell’autorità.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, con le nascite delle democrazie moderne nell’Europa occidentale, destra e sinistra rinascono principalmente intorno alla divisione tra imprenditori e operai.
A destra si formano i partiti popolari e cristiani, a sinistra quelli socialisti, socialdemocratici e comunisti. 

In Italia, l’influenza della linea marxista-leninista aveva avuto ampio consenso. II Partito Comunista Italiano, fondato nel 1921, in seguito alla scissione dall’ala sinistra del Partito Socialista Italiano, contribuì a rilanciare l’unità dei partiti antifascisti e fu un partito pilastro della nascente democrazia italiana. Si distinse su molte questioni per la sua moderazione e in generale teneva un atteggiamento di collaborazione (fino al 1947) con gli altri partiti. Contemporaneamente il partito esaltava Stalin, e non rinunciava alla dittatura del proletariato e al centralismo democratico.
Ad esso si contrappose il blocco capeggiato dalla Dc, alleata coi socialdemocratici e i repubblicani, e all’estrema destra si collocarono i monarchici ed il Movimento Sociale Italiano.
Nel primo periodo della prima Repubblica si ebbe una situazione politica capeggiata dal partito Democristiano che governò per molto tempo da sola e con avversari di scarso peso. Il panorama politico italiano si trasforma radicalmente negli anni ’90, con la nascita della seconda Repubblica. Da quel momento due grandi coalizioni del centro-destra e del centro-sinistra si alterneranno al governo per 20 anni.

Sebbene destra e sinistra non siano sempre rimaste le stesse nel corso del tempo, i loro rispettivi valori fondamentali sono rimasti immutati. E’ difficile definire un termine che possa esplicarle al meglio, tuttavia sembrano aver sempre svolto un ruolo fondamentale per orientare l’opinione pubblica nello spazio politico.

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