In ambito economico, quando si parla di “Cigno Nero” si fa riferimento riferimento a una situazione minacciosa. Se dovessimo individuare qual è il Cigno Nero del 2026, gli occhi dovremmo puntarli sul Giappone. Il flusso di denaro che per decenni è arrivato ininterrottamente dal paese del Sol Levante potrebbe infatti prendere la via del ritorno. Sarebbero guai per tutti.
Il Giappone, l’Occidente e il denaro
Per molti anni l’economia globale globale ha beneficiato di un immenso flusso di denaro che gli investitori giapponesi hanno riversato perché interessati a trovare dei rendimenti favorevoli. Il loro mercato interno infatti non è proprio così attraente. Basta pensare che nel 2014 i titoli di Stato giapponesi offrivano un rendimento inferiore allo 0,5%. È normale quindi che il denaro nipponico abbia preso una via diversa per tutto questo tempo.
Adesso però il “carry trade” giapponese sembra andare verso la fine, e potrebbe far nascere gravi problemi soprattutto in Europa.
Il cambio di rotta di rendimenti e impieghi
Nell’ultimo anno il rendimento dei titoli di stato nipponici eè cresciuto al 2%. A prima vista, paragonandolo al 4% che offrono i Treasuries americani, sembrerebbe non esserci partita. E invece una partita c’è eccome, dal momento che i costi di copertura valutaria (il cosiddetto hedging) finiscono per rovesciare la situazione, dal momento che sono molto esosi.
Ecco perché le assicurazioni giapponesi, i fondi pensione e i grandi investitori non vedono più la necessità di spostare i loro denari verso l’estero a caccia di rendimenti più allettanti.
Cosa può accadere?
Per adesso le conseguenze di una siccità di denaro giapponese sui mercati sono ancora ignote. Possiamo tuttavia azzardare che un pericolo concreto per i titoli di Stato europei è quello di rimanere senza acquirenti, dal momento che i fondi giapponesi in passato sono stati dei grandi compratori di debito pubblico Made in Europe.













