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Sierra Leone, 1999. Danny Archer (Leonardo Di Caprio), un ex militare originario della Rhodesia (l’odierno Zimbabwe), si guadagna da vivere tramite il commercio illegale di diamanti tra Sierra Leone e Liberia, su ordine di un suo vecchio comandante dell’esercito, il colonnello Coetzee; nel frattempo Solomon Vandy, un pescatore sierraleonese abitante di un villaggio attaccato dai ribelli del Fronte Unito Rivoluzionario (RUF), viene deportato in un campo diamantifero per prigionieri controllato dallo stesso RUF, dove trova, scavando, un grosso diamante rosa e riesce a nasconderlo. Diamanti di sangue, tra storia e cinema Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Danny Archer viene catturato e finisce in prigione a Freetown dove incontra un  uomo, il quale afferma di aver visto un enorme diamante rosa in possesso di un pescatore, Vandy, appunto. Una volta libero, cerca di incontrare Solomon per impadronirsi del diamante. Contemporaneamente ai fatti, il figlio di Solomon, Dia, rapito dal RUF durante l’incursione nel suo villaggio, diviene un bambino soldato, manipolato dai gerarchi del Fronte Rivoluzionario.

Con l’aiuto di Maddy, un’abile giornalista che intende smascherare i movimenti illegali delle società diamantifere, attraversa un paese devastato dalla guerra civile, dalla violenza e dalla povertà e il regista Zwick è bravo a evidenziare le ferite di uno Stato travagliato; Solomon riuscirà a trovare Dia e a salvarlo dal disumano controllo che il RUF ha esercitato su di lui, dopo averlo trasformato in una vera e propria war machine. Dopo essere riuscito a riunire i due sierraleonesi, Danny tenta di fuggire assieme a loro due a Londra, ma muore prima di riuscire a raggiungere il mezzo che avrebbe tratto loro in salvo. Solomon, riunitosi con la famiglia quindi, si trasferirà in Regno unito, dove aiuterà Maddy a raggiungere il suo obiettivo.

La trama del film “Blood Diamond- Diamanti di sangue” precedentemente descritta, è una piccola presentazione dell’egregio lavoro del regista Edward Zwick. La pellicola ripercorre in modo molto riassuntivo e romanzato, ma comunque efficiente, la storia del contrabbando di diamanti in Sierra Leone. Il tutto ebbe inizio nel 1991, con lo scoppio della guerra civile tra il Governo centrale e il RUF che, solo un anno dopo riesce a impadronirsi vasti territori ricchi di miniere di diamanti.

Occorre però fare un passo indietro, cronologicamente, per comprendere l’importanza di tali questioni nella nostra quotidianità europea e occidentale. Lo stato della Sierra Leone fu venduto nel 1788 all’Inghilterra, e quindi divenne subito una colonia appartenente all’impero britannico. La vendita aveva uno scopo ben preciso, cioè quello di dare rifugio agli africani senza patria e agli schiavi liberati. Nel 1904 le isole Los furono cedute alla Francia, la quale entrò così in controllo di una parte del territorio sierraleonese. Lo sviluppo dell’esplorazione portò nel 1926 alla scoperta di alcuni giacimenti di platino, di ematite e di oro, e se ne avviò subito lo sfruttamento e quindi l’estrazione. La zona degli altopiani interni risultò la più ricca di minerali, tra i quali diamanti, appunto.

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Regno Unito iniziò una campagna di  parziale decolonizzazione nelle proprie colonie sparse in tutto il mondo e lo fece in tre tappe nel 1946, nel 1951 e nel 1956. L’intento era quello di formare stati a sé stanti ma sempre membri del Commonwealth (si veda la storia dell’India, ad esempio). Questo avvenne anche in Sierra Leone e nel 1958 si costituì un Ordine del Consiglio che portò il Consiglio Esecutivo del Governo a essere formato interamente da africani indigeni.

La storia della Sierra Leone, dagli anni ‘60 fino alla fine del XX secolo, è caratterizzata da innumerevoli colpi di Stato volti a ribaltare il partito unico che governava in quel determinato periodo.

Zwick, nel film che abbiamo analizzato, vuole spiegare come gli affari economici esteri di Francia e Regno Unito sono strettamente connessi con le sorti politiche di Liberia e Sierra Leone. Le due potenze europee, sempre secondo il pensiero esplicitato nella pellicola, si arricchirebbero sfruttando le riserve diamantifere dei due Paesi africani.

Non resta quindi, che guardare in modo critico e attento, “Blood Diamond- Diamanti di sangue”.

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