L’intelligenza artificiale è una branca dell’informatica che cerca di simulare l’intelligenza umana in una macchina, quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce, risolvere problemi e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati, li processa e risponde. Alcuni tipi di intelligenza artificiale esistono da più di 50 anni, ma i progressi nella potenza dei computer, la disponibilità di enormi quantità di dati e lo sviluppo di nuovi algoritmi hanno portato a grandi balzi in avanti nella tecnologia negli ultimi anni. L’IA è centrale per la trasformazione digitale della società ed è diventata una delle priorità dell’UE. Applicazioni future potrebbero portare grandi cambiamenti, ma non dobbiamo dimenticare che l’intelligenza artificiale è già presente nelle nostre vite. Ci sono tante applicazioni che utilizzano l’intelligenza artificiale, senza che ce ne accorgiamo. I telefoni cellulari usano l’intelligenza artificiale per offrire un prodotto più personalizzato possibile. Gli assistenti virtuali rispondono alle domande, forniscono suggerimenti e aiutano a organizzare l’agenda di tantissimi possessori di smartphone. I software di traduzione automatica, basati su testi audio o scritti, usano l’intelligenza artificiale per fornire e migliorare le traduzioni.  I termostati intelligenti imparano i nostri comportamenti per ottimizzare energia. Anche se le auto a guida autonoma sono ancora rare, le automobili che guidiamo hanno già alcune funzioni di sicurezza che usano l’intelligenza artificiale. L’Unione europea ha ad esempio contribuito a finanziare VI-DAS, i sensori che individuano possibili situazioni pericolose e incidenti. Nel caso dell’epidemia di COVID19, l’intelligenza artificiale è stata usata per i controlli della temperatura nei luoghi pubblici. Ci sono applicazioni di intelligenza artificiale che sono in grado di individuare fake news e disinformazione, analizzando i contenuti dei social media e identificando le parole e le espressioni sospette. L’IA sta trovando applicazione sempre più diffuse nelle scuole, contribuendo a diversi aspetti dell’istruzione: personalizzazione dell’apprendimento per adattare le lezioni di base alle esigenze individuali degli studenti, fornendo contenuti personalizzati che tengono conto del loro livello di competenza e stile di apprendimento; tutor virtuali che offrono supporto agli studenti fuori dall’orario scolastico, rispondendo a domande e spiegando concetti difficili.

Sfide e opportunità per la Scuola del futuro

In un mondo che cambia, è richiesto di orientare l’istruzione affinché prepari gli studenti alle sfide tecnologiche, consentendo alla Scuola e alle comunità educanti di guidare l’innovazione, investendo nell’istruzione e nello sviluppo delle competenze. Come evolverà la scuola nell’era dell’Intelligenza Artificiale? Da dove partire per comprendere al meglio il suo utilizzo? Quali sono i pro e i contro dell’introduzione dell’IA nelle scuole? Quali problemi possono sorgere nelle scuole che non hanno le risorse necessarie per implementare le tecnologie basate sull’IA? Si creeranno dei divari tra istituti ben finanziati e quelli con meno risorse? Per rispondere a queste domande seguono le interviste fatte alla Professoressa Emma, docente di Matematica e Scienze presso una Scuola Secondaria di Primo Grado e la Professoressa Giusy, docente di Alfabetizzazione presso un Centro Provinciale di Istruzione per Adulti. Entrambe le scuole sono in provincia di Reggio Calabria.

Professoressa Emma, come si inserisce l’IA nella didattica scolastica?

L’intelligenza artificiale si è ormai affacciata nella quotidianità delle aule scolastiche, nei compiti degli studenti, nella programmazione dei docenti. E’ un potente strumento per migliorare l’efficacia dell’insegnamento e dell’apprendimento, personalizzando l’esperienza educativa per ogni studente. Questa rivoluzione digitale non si limita a cambiare il modo in cui gli studenti acquisiscono conoscenze, ma sta anche ridefinendo il ruolo degli insegnanti e la struttura stessa dell’ambiente di apprendimento. L’Intelligenza Artificiale potrebbe aprire nuovi scenari per le pratiche didattiche, a patto che sia disegnata come risorsa per migliorare l’istruzione, senza venire meno alle lezioni apprese e ai principi etici condivisi.

Cosa significa implementare l’IA nella didattica e in ambiti educativi?

L’IA, in termini semplici, si riferisce a sistemi che imitano o simulano l’intelligenza umana. Nell’ambito educativo, ciò può tradursi in una serie di applicazioni, dall’uso di chatbot che possono essere utilizzati per interagire con gli studenti e fornire supporto didattico, per rispondere alle domande degli studenti, all’analisi dei dati per monitorare i progressi degli studenti e personalizzare il loro percorso di apprendimento. Questi percorsi permettono agli studenti di gestire la propria sequenza di studio, rendendo l’apprendimento più flessibile e adattato ai loro obiettivi personali. L’IA, insomma, ha un enorme potenziale per migliorare l’educazione. Tuttavia, per sfruttare appieno questo potenziale, dobbiamo assicurarci che le nostre strategie e tecniche didattiche siano all’altezza della sfida. Solo così possiamo creare ambienti di apprendimento più sostenibili, diversificati e accessibili per tutti gli studenti. L’intelligenza artificiale, non è altro che un mezzo per raggiungere un fine. Il suo valore intrinseco e il suo impatto positivo sull’educazione dipendono in gran parte dal modo in cui viene implementata e utilizzata per  sviluppare le competenze degli studenti, a formare i loro valori e a prepararli per affrontare le sfide del mondo reale.

Come può la didattica trarre vantaggio da questa tecnologia?

La didattica ne trae vantaggio ad esempio con la personalizzazione dell’apprendimento per di ciascuno studente e adattare il contenuto e il ritmo dell’insegnamento in base alle sue esigenze. Gestione automatica delle mansioni quotidiane per correggere i compiti, risparmiando tempo prezioso per gli insegnanti, che possono così dedicarsi ad incarichi più rilevanti. Aiuto nella presa di decisioni perché i sofisticati algoritmi possono elaborare grandi volumi di dati, fornendo agli educatori input fondamentali per prendere decisioni più consapevoli. Assistenza per le disabilità ad esempio attraverso programmi di riconoscimento vocale o traduttori automatici. Assistenza virtuale per facilitare l’apprendimento degli studenti al di fuori dell’ambiente scolastico. Organizzazione delle lezioni perché può aiutare a pianificare e organizzare le lezioni, tenendo conto delle esigenze e delle abilità di ciascuno studente. È fondamentale non dimenticare che l’implementazione di queste tecnologie dovrebbe essere sempre guidata da una profonda riflessione etica, tenendo in considerazione i limiti e le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Lei pensa che l’IA possa sostituire l’operato di un docente?

Penso che, nonostante questi avanzamenti stimolanti, è vitale non dimenticare che l’IA non può e non deve sostituire il ruolo fondamentale dell’insegnante. Gli insegnanti hanno un ruolo insostituibile nel guidare gli studenti, contribuendo alla loro formazione globale, svolgono un ruolo cruciale nell’educazione, fornendo orientamento, supporto emotivo e un contesto umano che l’IA non può replicare.

Nella sua Regione, la Calabria, e in particolare nella Provincia dove lei lavora, l’IA è presente?

Nella mia scuola, l’Intelligenza Artificiale ha già trovato applicazioni soprattutto nell’automazione delle attività amministrative e di routine cioè nell’aggiornamento in tempo reale delle presenze/assenze; nell’elaborazione delle pagelle elettroniche; nella gestione del calendario delle lezioni; nella riproduzione delle certificazioni digitali che attestano in modo oggettivo il livello di competenze acquisito. All’interno delle singole classi stiamo lavorando tanto ma c’è ancora molto da fare, bisogna riprogettare il curricolo delle scuole affinché includa gli apprendimenti nel campo dell’Intelligenza Artificiale e dei dati e di prevedere investimenti per favorire l’aggiornamento delle competenze di studenti e corpo docente. I bambini che oggi hanno 5 anni trascorreranno la maggior parte della loro vita lavorativa nella seconda metà del 21° secolo, in un mondo trasformato dalle tecnologie. Che posseggano o no le competenze adeguate a quel futuro dipende dai sistemi scolastici attuali. L’IA può essere integrata nella didattica in molti modi, ad esempio attraverso l’uso di piattaforme di apprendimento online, giochi educativi, o sistemi di tutoraggio intelligenti. L’importante è che l’uso dell’IA sia sempre guidato da considerazioni pedagogiche e didattiche.

Secondo lei la Didattica innovativa dell’IA può favorire l’inclusione?

L’Intelligenza Artificiale può aprire prospettive anche per migliorare l’inclusività della Scuola. Ne sono esempi le tecnologie multisensoriali, come la robotica sociale, utilizzata per favorire apprendimento e relazioni nei bambini con disturbi dello spettro autistico, o le soluzioni per supportare studenti con Bisogni Educativi Speciali (BSE) e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Professoressa Giusy, prima di tutto che cos’è il CPIA e come funziona?

Il CPIA, si riferisce alle istituzioni scolastiche che erogano percorsi di istruzione degli adulti. Sono ammessi: adulti, anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione e che intendono conseguire il titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, che sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione e che intendo conseguire titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione, adulti stranieri che intendono iscriversi ai Percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, giovani che hanno compiuto i 16 anni di età e che, in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, dimostrano di non poter frequentare i corsi diurni.

Nello specifico, lei cosa insegna?

Io effettuo percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, destinati agli adulti stranieri, e sono finalizzati al conseguimento di un titolo attestante il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, elaborato dal Consiglio d’Europa.

Nella sua scuola l’IA è riuscita a migliorare la didattica scolastica?

Purtroppo, nel centro dove insegno, l’IA non è riuscita ad entrare attivamente nella didattica sia perché non ci sono le risorse necessarie per implementare le tecnologie basate sulla IA e sia perché gli studenti stranieri potrebbero non avere accesso a dispositivi o connessione Internet adeguata, limitando i benefici dell’IA.

Questo può portare, secondo lei, ad una forma di discriminazione?

In alcuni casi potrebbe, perché gli algoritmi dell’IA possono riflettere i bias (tendenza) presenti nei dati di addestramento, portando a decisioni discriminatorie. Questo può influire negativamente su valutazioni, ammissione o altre decisioni importanti. Inoltre un eccessivo affidamento sulla tecnologia può ridurre le interazioni umane tra insegnanti e studenti, che sono fondamentali per lo sviluppo sociale ed emotivo degli studenti. L’uso dell’IA per compiti come la correzione automatica potrebbero ridurre l’opportunità per gli insegnanti di valutare manualmente i lavori e comprendere meglio le necessità degli studenti. 

Secondo lei, quindi ci sono degli svantaggi nell’introdurre l’IA nelle scuole?

L’intersezione tra didattica e intelligenza artificiale offre molte opportunità, ma presenta anche alcuni rischi e pericoli come la dipendenza dalla tecnologia che può portare a una dipendenza eccessiva da essa, riducendo l’abilità degli studenti di pensare in modo critico e indipendente; privacy e sicurezza dei dati,  le piattaforme di apprendimento basate sull’IA raccolgono una grande quantità di dati sugli studenti. Questo solleva preoccupazioni sulla privacy e sulla sicurezza dei dati. Se non gestiti correttamente, questi dati potrebbero cadere nelle mani sbagliate o essere utilizzati in modo inappropriato, equità nell’accesso, non tutti gli studenti hanno lo stesso accesso alla tecnologia. Questo può creare un divario digitale, con alcuni studenti che hanno accesso a risorse di apprendimento migliorate dall’IA, mentre altri no, sostituzione dell’insegnante, c’è il rischio che l’IA possa essere vista come un sostituto dell’insegnante, piuttosto che come uno strumento per migliorare l’insegnamento. Gli insegnanti svolgono un ruolo cruciale nell’educazione, fornendo orientamento, supporto emotivo e un contesto umano che l’IA non può replicare;
qualità dell’apprendimento, c’è il rischio che l’IA possa portare a un apprendimento superficiale, piuttosto che a una comprensione profonda. Questa tecnologia può essere molto efficace nel fornire feedback immediato e personalizzato, ma può non essere in grado di promuovere il pensiero critico e la riflessione in profondità. Questi rischi sottolineano l’importanza di un approccio equilibrato e riflessivo all’integrazione dell’IA nell’educazione. Gli educatori, i responsabili politici e gli sviluppatori di tecnologia devono lavorare insieme per garantire che l’IA sia utilizzata in modo etico, sicuro ed efficace nell’ambito dell’educazione.

L’IA rappresenta una grande opportunità per la Calabria, offrendo strumenti per innovare vari settori economici e migliorare la qualità della vita. Tuttavia è necessaria una strategia coordinata che includa investimenti in formazione, infrastrutture e ricerca per sfruttare appieno il potenziale dell’IA nella regione. L’implementazione dell’IA in Calabria, come in altre regioni, presenta una serie di sfide e potenziali svantaggi. In Calabria stanno crescendo diverse iniziative accademiche che coinvolgono oltre che le scuole anche le università. L’università della Calabria (UNICAL) è un centro di eccellenza nella ricerca e nello sviluppo dell’IA. Il Dipartimento di Matematica e Informatica conduce  ricerche avanzate in vari campi dell’IA, tra cui l’apprendimento automatico, la robotica e l’elaborazione del linguaggio naturale. Purtroppo oltre a queste bellissime realtà, la Calabria risente di alcune problematiche riguardanti le infrastrutture tecnologiche limitate o insufficienti, inclusa una connettività internet lenta o inaffidabile. Carenza di personale qualificato che abbia competenze specifiche per l’IA e formazione specifica e continua per gli studenti e i professori. I talenti locali formati con l’IA possono essere attratti da opportunità in altre regioni o paesi portando ad una fuga di cervelli. Le aziende e le istituzioni locali potrebbero avere difficoltà a ottenere finanziamenti sufficienti per progetti di IA, limitando la capacità di sviluppo e innovazione. Disuguaglianze economiche regionali che rendono difficile per alcune comunità accedere e beneficiare delle tecnologie dell’IA. Costi elevati per hardware, software e formazione del personale che potrebbero essere proibitivi per alcune aziende locali. Ci può essere una resistenza culturale all’adozione delle nuove tecnologie, con insegnanti , studenti, genitori e professionisti che possono essere scettici riguardo l’IA. L’automazione di processi attraverso l’IA porterebbe alla perdita di posti di lavoro in settori tradizionali, aumentando la disoccupazione e le disuguaglianze sociali. Per affrontare questi svantaggi è fondamentale adottare una strategia integrata che includa investimenti in infrastrutture tecnologiche, formazione continua , finanziamenti adeguati e politiche di inclusione digitale. Inoltre, sensibilizzare le comunità locali sui benefici dell’IA e creare un ambiente favorevole all’innovazione possono aiutare a mitigare le sfide e sfruttare appieno il potenziale dell’IA in Calabria. Ma ricordiamo, l’IA è solo uno strumento, e come ogni strumento, il suo valore risiede nel modo in cui lo usiamo. La vera magia dell’educazione risiede ancora nelle mani degli educatori, nelle loro competenze, nella loro passione, nel loro impegno a formare le menti e a plasmare il futuro.L’IA può aiutarci a navigare in questo futuro, ma la rotta la tracciamo noi.

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