Era solo un cervello, diviso in una moltitudine di matite colorate.
La gente pensava a un quadro, a prima vista, a prima superficiale vista, a un quadro, che poi è la rappresentazione più immediata e facile della moltitudine di matite colorate.
A nessuno era mai venuta la folle idea di andare più a fondo e scavare in profondità del colore per capire che quella moltitudine di matite colorate altro non era che un cervello!
Ad uno, per la verità, sfiorò tempo fa la folle idea, ma poi scoppiò un temporale e svanì salendo con un ombrello aperto fino a sopra le nuvole perdendosi nell’aria umida e diventando pioggia. E la pioggia, si sa, non può indagare più di tanto.
Delle matite, la prima era rossa, ma lo era diventata, essendo in origine bianca, caduta un giorno in un campo di mele, non c’entrano gli alberi, qui stiamo vaneggiando.
Una giornalista ha scritto su una rivista di moda femminile che il rosso è passione e per sbaglio ho lasciato la rivista aperta e la matita ha letto, sbadiglia ancora, ho sbadigliato anch’io, per i pregiudizi e gli stereotipi che ci annoiano qui, noi stiamo vaneggiando.
Il blu è mare, il blu è more, il blu è amore, per me, è amore.
Il futuro è quella lilla, come le pareti di questa stanza, e l’armadio e i mobili e i fiori e le luci, ed è grigia la maglietta che avevi quel giorno, e devi smetterla di perseguitarmi.
Davvero, smettila di perseguitarmi.
Il nero spenge o accende, le lampade e gli animi, accavalla le gambe e inclina la testa e scopre i denti,
bianchi, la matita bianca serve alle pagine di tanti di quei libri, che se hai dubbi guarda che sul nero il nero non lo leggi.
Allineate con una precisione disarmante le matite una dopo l’altra ferme impettite immobili erano per me insopportabili, ho soffiato così forte io un giorno che sono tutte cadute, una sopra l’altra, una di lato, a sinistra, a destra, urtandosi, un gran rumore e un gran frastuono.
Sono molto soddisfatta, ricordiamoci dopotutto che noi qui stiamo vaneggiando.
Era solo un cervello, diviso in una moltitudine di matite colorate, le ho soffiate, gran confusione, tanto clamore, qualche giudizio, alla gente piace parlare e dire tante di quelle parole, come tanti temperini che minacciano le matite con le lame della lingua, sempre pronta a temperare. E se hai le matite in testa non lasciare, ascoltami non lasciare, chiunque tu sia, che i temperini si avvicinino alle tue matite, soffiaci sopra e sconvolgile.
Saprai rispondere a chi ti dirà
“Così un cervello cosa può fare?”
Questo racconto, per esempio.

Martina Neri

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