È comprensibile che in questo periodo le maggiori attenzioni dei mercati siano rivolte alla crisi energetica ed all’aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale liquefatto. Tuttavia c’è un pericolo che incombe sull’economia agricola mondiale, a causa di una recente decisione di Mosca.
Il blocco dei fertilizzanti minaccia l’economia agricola
il Ministero dell’Agricoltura Russo ha deciso di sospendere le esportazioni di nitrato di ammonio per un mese. Il blocco è cominciato il 21 marzo e finirà il prossimo 21 aprile. Lo scopo è quello di mettere in sicurezza le forniture interne per la primavera, imporre un market to limit per salvaguardare se stessi. Anche la decisione per molti sembrerà insignificante o irrilevante, in realtà rischia di innescare una crisi globale del mercato dei fertilizzanti, proprio in un momento assai delicato visto che l’economia agricola mondiale sta per cominciare la stagione della semina.
I numeri che spiegano l’allarme
Ci sono alcuni dati che possono rendere l’idea di quanto sia importante questo scenario per l’economia agricola mondiale. La Russia è un leader assoluto nel mercato dei fertilizzanti, dal momento che produce 12 milioni di tonnellate di nitrato di ammonio, ossia il 47% dell’intera produzione globale. Di questo enorme volume ben 2,7 milioni di tonnellate sono destinati all’export.
Con l’interruzione dei flussi verso l’estero, il danno più grave sarà a carico di quei paesi che sono fortemente dipendenti dal nitrato di ammonio russo, ossia Brasile, Canada, India, Perù e Ucraina. Ma ovviamente si ripercuoterà su tutti coloro che da questi paesi importano prodotti agricoli.
La tempesta perfetta
Il danno derivante da questa mossa rischia di infliggere un altro durissimo colpo all’economia agricola globale, che già si trova alle prese con lo shock energetico legato alla crisi geopolitica in Medio Oriente e sta già vivendo la crescita dei prezzi delle materie prime. La crisi energetica si è già riversata sui costi dei fertilizzanti e dei biocarburanti, provocando un balzo del prezzo dell’urea di circa un terzo e il blocco di circa un milione di tonnellate di fertilizzanti nella zona del Golfo.
Il rischio di inflazione alimentare
Tutti questi fattori stanno innescando una tempesta perfetta che rischia di provocare una iper-inflazione alimentare. C’è chi ricorda come negli anni Settanta si verificò uno scenario analogo, con lo shock dei prezzi alimentari che fu ben peggiore rispetto a quello petrolifero. Tra 6-9 mesi, il tempo necessario perché si completi la trasmissione di questi effetti, potremmo rendercene conto.













