Lo stretto di Hormuz è un corridoio di 21 miglia marine che viaggia tra Iran e penisola Arabica, collegando il Golfo Persico a quello dell’Oman. Più che la sua collocazione geografica, conta la sua funzione per l’economia globale, dal momento che è il principale sbocco marittimo per alcuni dei maggiori esportatori di petrolio e gas del pianeta.

Un passaggio essenziale per l’economia globale

stretto di hormuzOgni giorno lo stretto di Hormuz viene attraversato da centinaia di petroliere e cargo, che rappresentano circa un quinto dei consumi mondiali di petrolio e oltre un quarto del commercio globale di GNL (gas naturale liquefatto). Praticamente tutti i maggiori produttori di petrolio al mondo transitano da qui, e una larghissima fetta dell’energia che consumiamo e che alimenta l’economia globale passa per questo piccolo imbuto, che nel suo punto più angusto è largo poco più di 30 km.

La posizione dell’Iran

Lo stretto di Hormuz è militarmente sorvegliato dall’Iran, in particolare dai Pasdaran, ma al tempo stesso c’è una incombente presenza navale statunitense che funge da deterrente rispetto ad azioni di prepotenza iraniane. Ma questo vale in tempi di pace, in tempi di guerra tutto cambia.

Al momento l’Iran non ha formalmente chiuso lo Stretto, ma il livello di allerta è così alto che è già diminuito drasticamente il traffico lungo questa rotta. Le compagnie assicurative hanno aumentato i premi o cancellato addirittura le polizze che coprono le navi che transitano in quest’area. Insomma la chiusura è praticamente già scattata.

Il ruolo economico chiave

La chiusura dello stretto di Hormuz costringe le navi a ridisegnare le loro rotte, allungandole sia in termini di distanza che in termini di giorni di percorrenza. Un problema enorme per le catene di fornitura globali e non soltanto quelle energetiche.
Questo spiega perché il prezzo del petrolio è schizzato di oltre il 10% nell’arco di poche ore, superando i 75 dollari per barile (dati Pocket Option Italia) a Ma spiega anche perché il timore ancor più grande e che l’intera inflazione economica globale possa tornare a crescere.
Lo stretto di Hormuz rimane quindi un punto estremamente delicato dell’equilibrio tra economia e geopolitica, e finché una quota così rilevante dell’energia mondiale passerà in questo corridoio, la stabilità dei mercati sarà sempre a rischio.

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