Al Macro di Roma è in corso la mostra di Giulio Paolini “Essere o non essere”. Il progetto dell’esposizione, curata da Bartolomeo Pietromarchi,  nasce in collaborazione con la WhiteChapel Gallery di Londra, dove proseguirà a Luglio del 2014.

Paolini è uno degli artisti italiani più noti ed affermati a livello nazionale e internazionale; il fulcro della sua ricerca risale agli anni 70 , momento in cui egli cominciò a sviluppare la sua arte intorno a concetto dello spettatore come osservatore di un opera. Ogni volta che qualcuno osserva un’opera d’arte si crea, secondo Paolini, un rapporto con l’artista stesso. Da qui partì poi un’ampia ricerca sul tema del doppio, della copia e di rapporto fra le arti contemporanee e passate.

L’esposizione al Macro presenta quattordici opere dell’artista, databili fra il 1987 e il 2013, fra cui una creata appositamente per quest’occasione. Il tema dell’intero percorso è espresso proprio nel titolo della mostra; Paolini si interroga sul ruolo dell’artista e a come esso si rapporta con se stesso e con le opere che produce. Come viene elaborata un’opera d’arte? Essa persiste a prescindere dal proprio autore, e di conseguenza ci si chiede che ruolo abbia quest’ultimo nella sua creazione e visione.

Le opere, fra fotografie, collages e installazioni piuttosto imponenti, ci introducono in un mondo che è quello di Paolini, e ci portano a esplorare il suo pensiero concettuale. Tele e sedie capovolte, caos, cornici vuote e altri elementi ci indicano chiaramente un’arte che riflette su se stessa, che non ha bisogno dell’autore per essere messa in scena e in discussione.

In Paolini è inoltre presente una forte vena teatrale e l’autore è quindi ancora una volta uno spettatore in attesa che il sipario venga tirato su e che inizi la rappresentazione: l’opera vive da se, si mostra a noi come si mostra all’artista. Esplicativa di ciò è l’opera inedita, intitolata “L’autore che credeva di esistere (sipario:buio in sala)”, un’istallazione che prevede al centro della sala un tavolo da lavoro orientato verso una serie di elementi differenti, come ad esempio teche in plexiglas, tele, riquadri disegnati, allestiti sulla parete di fronte. Su quest’ultima parete alcune immagini si dissolvono proiettando dei tracciati lineari che corrispondo alle direttrici prospettiche dello studio dell’artista e degli spazi espositivi del museo.

Ciò che esprime al meglio il senso di questo suo lavoro è una sua dichiarazione recente fatta al Giornale dell’Arte riguardo appunto la mostra; egli dice che l’autore è sempre il primo testimone e dunque spettatore della stessa opera che crede di definire come sua. È una sorta di analogia, di simmetria o di dato preconcetto che ci trascende e ci lascia senza troppe spiegazioni. Da qui la frase enigmatica, con chiaro riferimento teatrale, Essere o Non Essere.

Apertura al pubblico: 29 novembre 2013 – 9 marzo 2014

MACRO, Via Nizza 138 Roma

 

 

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