Origini

All’interno della riserva naturale della Marcigliana, poco fuori il grande raccordo anulare, precisamente in via Bartolomea Capitanio, collocato sul terreno dell’ex Colonia Agricola Romana della Bufalotta, possiamo trovare l’abbandonato ex-orfanotrofio femminile. Venne costruito intorno gli anni ‘30 da una iniziativa del senatore Carlo Scotti, inizialmente scelto come struttura per un orfanotrofio femminile, nel dopoguerra, divenne un ospedale geriatrico (adibito alla cura di malati in età avanzata.) per poi chiudere definitivamente negli anni ’80, lasciando così l’edificio abbandonato. L’unica possibilità di recupero fu in vista del Giubileo del 2000, quando venne proposto di riadattarlo come un ostello della gioventù, ma il progetto non andò in atto. Da parte del comune sono state molte le richieste di fondi da parte dell’ASL (proprietaria dello stabile), ma la cifra stanziata era insufficiente sia per lo smaltimento che per la ristrutturazione.

L’articolazione della struttura

Un edificio che si articola in cinque piani di duecento metri quadri, ormai circondato dalla vegetazione, un palazzo in rovina con una struttura ormai distrutta e divorata dal tempo, un luogo spoglio e ”nudo”. Negli anni però il suo interno si è colorato di murales di sconosciuti che hanno deciso di lasciare nelle pareti dei disegni o delle semplici frasi, è diventato il luogo di incontro di ragazzi curiosi, di coppie in cerca di tranquillità, di vandali, senzatetto, writers e tossicodipendenti. Per chi abita nelle zone limitrofe l’edificio sa che una delle proposte nei gruppi di ragazzi nei momenti di noia o nella notte è proprio quella di provare ad intrufolarsi nell’ex-orfanotrofio senza avere paura, una prova di coraggio.

Ma cosa ha portato questo edificio abbandonato ad avere la nomina del luogo pericoloso abitato addirittura da fantasmi?

Ad oggi anche solo cercando su Google maps, troviamo ‘’ex-manicomio’’ invece che ‘’ex-orfanotrofio’’, ma perché? Nel 1977 esce un film, ‘’La banda del gobbo’’ (di Umberto Lenzi), con protagonista, Tomas Milian, che viene rinchiuso in una struttura adibita ad ospedale psichiatrico, la struttura rinominata nel film ‘’Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà’’ è proprio quella dell’ex orfanotrofio, portando così successivamente la struttura ad essere etichettata come ‘’manicomio’’. La teoria del manicomio divenne negli anni una delle più in voga, sulle varie piattaforme contenenti video come youtube, possiamo trovare una serie di filmati in versione ”caccia ai fantasmi” girati proprio nelle mura dell’edificio.

Una delle prove invece che ricorda il ruolo di orfanotrofio dell’edificio risale al 2007 quando sul mensile locale ‘’La Voce del Municipio’’ venne pubblicata un’intervista ad una signora di nome Bruna, che entrò nella struttura all’età di 3 anni. La signora all’epoca, lo descrisse come un luogo meraviglioso dove aveva ritrovato insieme ad altre ragazzine, un luogo d’amore e serenità.

Ripercorrendo cronologicamente le trasformazioni dell’edificio prima del suo abbandono, in un altro film sempre del 1977 ”I nuovi mostri”(di Risi, Monicelli e Scola), l’allora ospedale geriatrico venne scelto per girare uno degli episodi della pellicola, dove Alberto Sordi prima di partire per le vacanze, lascia l’anziana madre in ospizio.

Riqualificare l’edificio o abbatterlo?

I miti del luogo sono tanti, gli abitanti della zona non sono soliti trovarsi a passeggiare di fianco all’edificio, ma perché invece che guardarlo da lontano e con lo sguardo del terrore al pensiero di tutte le teorie che girano attorno, non si può attuare un piano per riedificare la struttura? Sarebbe bello poter creare un luogo di accoglienza per i più bisognosi, senzatetto o persone abbandonate a se stesse, magari svolgendo anche dell’attività all’interno della struttura. Si potrebbe partire dall’esterno, con l’aiuto dei cittadini e poi successivamente cercare di capire da dove partire per creare una struttura salda senza dover buttar giù tutto. E’ un luogo confinato dalla natura, una delle poche cose che riesce a trasmettere un senso di pace all’essere umano, quindi perché gli abitanti non potrebbero unire le forze e proporre un progetto atto a creare un luogo piacevole e di aiuto\supporto per chi ne ha bisogno, soprattutto per un periodo post-pandemia sarebbe bello riuscire a dare uno spazio a chi non ha avuto modo di averlo o tenerlo. Accogliere senzatetto, riabilitarli nella società o portarli ad inserirsi per la prima volta in vesti migliori; anziani che non hanno nessuno e non vogliono sentirsi rinchiusi nella bolla dell’ospizio circondati da altre persone anziani, magari volendo rimanere a contatto con un’età anagrafica varia.

Rimarrà sempre come ricordo il luogo dove gli adolescenti si cimentavano in avventure coraggiose, il luogo dove gli artisti più ammaliati dall’arte del tetro si recavano per scrivere e disegnare, ma non sarebbe giusto lasciarlo allo sbaraglio data la impossibilità di abbatterlo, quindi perché renderlo luogo addirittura di ipotetici ”riti satanici” mentre si potrebbe se non creare un luogo di accoglienza, un luogo di riferimento per l’arte, ristrutturare al meglio, con dei fondi abbastanza solidi da poter permettere un edificio non a rischio cedimento e dare vita ad un posto d’ispirazione per musicisti, scrittori, artisti nel campo del disegno o dei murales, creando vari piani dover poter ampliare i propri talenti con vicino un luogo –curato- di natura.

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