21 maggio ore 17.00 – Stazione Leopolda, Firenze
INCONTRO

Se la forma scompare…

Media4tech di Claudio Palazzi

La mia arte si comprende perché la sua iconografia ha un carattere planetario. M.Merz

A cura di SERGIO RISALITI

A vent’anni dalla grande mostra personale Lo spazio è curvo o diritto? dedicata a Mario Merz dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, la navata centrale della Stazione Leopolda ospita La spirale appare, coda della grande installazione che nel ’90 occupava le due ultime sale del museo pratese. In occasione della presentazione dell’opera durante il Festival Fabbrica Europa 2010, Sergio Risaliti, studioso e critico d’arte, introdurrà il pubblico alla rilettura dell’opera di Mario Merz “La spirale appare”, affrontando temi e argomenti caratterizzanti la poetica del grande artista italiano. L’intervento è intitolato: Se la forma scompare… Presente sin dagli esordi nell’opera di Merz, figura di spicco del movimento Arte povera, l’immagine cosmica della spirale è diventata la cifra distintiva del suo lavoro, visualizzando la sequenza numerica scoperta dal matematico Leonardo Fibonacci e scelta dall’artista a rappresentare i processi che regolano la crescita naturale.
Nella disposizione conferitagli dall’artista, la forma della spirale è suggerita dall’andamento curvilineo degli elementi che la compongono, instaurando una nuova relazione dinamica con lo spazio e suggerendo l’idea di qualcosa di organico che nasce e fluisce oltre l’architettura che la ospita, incontrando ed oltrepassando il muro con l’accelerazione della sua energia.
Protagoniste dell’opera, le esili e silenziose fascine di faggio e castagno che evocano, con la loro “ombra furiosa”, la quotidianità e lo scorrere ciclico del tempo, mentre la struttura portante in ferro che le sostiene ricorda l’arco vorticoso descritto dalla spirale. La luce al neon costituisce l’elemento vitale unificante che scorrendo attraverso la progressione dei numeri d Fibonacci annulla l’inerzia del vetro e il peso delle pile di giornali trasformate da materia di scarto in un insieme di immagini fluide che raccontano il rumore e il disordine della società.
Riassumendo in sé l’intera poetica dell’artista, con il suo aspetto volutamente frammentario, l’opera rimanda a uno degli assunti più significativi di tutta l’opera di Merz, quello del poeta mistico persiano Rumi, trascritto spesso dall’artista con i tubi di luce al neon, che recita: Se la forma scompare, la sua radice è eterna.

Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee
055.2638480/055.2480515 Borgo degli Albizi 15 – 50122 Firenze
www.ffeac.org – info@fabbricaeuropa.net

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