La città di Foligno, che ad oggi vanta quasi 60 000 abitanti, è da sempre considerata gioiello dell’Umbria, sia per la sua importanza in campo artistico ed industriale, passato e presente, sia per la sua storia travagliata di conquiste, passaggi di Signorie, guerre mondiali.

Foligno, Fulginium, viene fondata nel X secolo a.C. (anche se si hanno notizie dal 500 a.C.) alla biforcazione dell’antica è importantissima via Flaminia e allo sbocco del fiume Topino. Ha tutte le caratteristiche di una città romanica, con le sue vie rettilinee che si intersecano perpendicolarmente (il famoso cardo et decumano, le due vie principali degli accampamenti romani). Foligno, come già detto, ha una lunga storia di conquiste e cambiamenti ma è sempre stato un baluardo ghibellino in Umbria (tranne per il periodo in cui i signori della città erano i Trinci). Nel XIII secolo iniziò una lunga serie di battaglie contro la guelfa Perugia (tutt’ora, se si cammina per le strade di Foligno e si sente un accento perugino, la prima cosa che si sentirà sarà “artorna a Perugia etrusco” – “ritorna a Perugia, etrusco” detto in modo dispregiativo) e, dopo una serie di vittorie folignati, l’ultima battaglia venne vinta da Perugia allargando la sua sfera di influenza anche nella bassa valle. Nel Trecento e nei primi decenni del Quattrocento, durante la signoria dei Trinci, Foligno vede estesi i propri confini fino all’Abruzzo. Fu questa un’epoca di magnifico splendore per Foligno, sia in campo artistico che economico, con l’affermazione di manifatture legate al legno, alla carta (basti pensare che la prima copia stampata della Divina Commedia avvenne proprio qui, a Foligno), alla ceramica e ad alcuni metalli. Dal 1425 al 1816 si svolgeva un fiera che attirava mercanti da tutta Europa, la “Fiera dei Soprastanti”. Una rievocazione di questo mercato avviene tutt’ora a settembre, durante lo svolgimento della giostra della Quintana (di cui parlerò più avanti, perché merita un paragrafo a sé), dove tutti i “popolani” che appartengono ai rioni, si vestono con abiti tipici dell’epoca, rievocandone i mestieri e gli eventi storici.

Con il ritorno del dominio papale, Foligno tornò ad essere amministrata da magistrature comunali. Una serie di forti contrasti si ebbero in questo periodo fra ceto popolare e ceto aristocratico  della città all’interno dell’amministrazione comunale e finì con papa Pio II che concesse l’esclusione del ceto popolare dal comune, iniziando così un periodo di oligarchia per la città. Lo Stato Pontificio governò Foligno fino al Regno d’Italia.

Durante le guerre mondiali, Foligno fu presa d’assalto numerose volte a causa dei punti strategici militari che aveva, quali un aeroporto, diverse caserme, scuole militari ma soprattutto per la presenza di numerose industrie belliche, in particolare aeronautiche. Anche l’unico snodo ferroviario che collega ancora oggi nord e sud Italia si trova a Foligno ed è stato infatti uno dei punti più colpiti durante la guerra. La città fu quasi interamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, tanto che fu poi insignita della medaglia d’argento al Valor Civile.

Oggi Foligno, florida cittadina, vanta una popolazione di quasi 60 000 abitanti e tutti vi diranno che “Foligno è lu centru de lu munnu” – “Foligno è il centro del mondo”. Secondo la tradizione, infatti, Foligno si trova al centro della penisola italiana, a sua volta al centro del Mediterraneo che,in passato, era considerato il centro del mondo. All”interno della città, il centro esatto viene considerato “Lu Tribbiu” – “il trivio” e cioè l’incontro esatto delle tre vie principali della città.

Ma se Foligno è il centro del mondo, come sono chiamati gli abitanti. Vengono definiti da secoli oramai “cuccugnai” che nel dialetto folignate vuol dire civetta. Esistono diverse leggende che vedono l’accostamento dell’abitante di Foligno con una civetta: la prima, relativa all’ambito economico, vuole che la moneta coniata dalla zecca di Foligno venisse chiamata “occhi di civetta”; la seconda è relativa alla festa della Pentecoste, perché da tradizione si lasciava scendere dal campanile della Cattedrale, una colomba di carta pesta ma spesso veniva scambiata per una civetta; l’ultima leggenda, invece, vede i folignati esperti nella caccia con la civetta.

Uno degli appuntamenti da non perdere per chi vuole visitare Foligno è sicuramente la Giostra della Quintana, che si svolge in un doppio appuntamento: Giugno e Settembre. È una rievocazione storica del 1613, disputata in occasione del Carnevale per risolvere una contesa fra diversi cavalieri: cinque, in origine, i rampolli delle famiglie nobili che si sfidarono in piazza Grande.

Nel tempo, la Giostra è cambiata: dal numero dei rioni (attualmente 10) alla divisione di due Giostre (all’inizio la Giostra della Quintana durava per quasi tutto il mese di Settembre, divisa in due Giostre: Sfida e Rivincita. Ora invece la giostra della Sfida si svolge a Giugno e quella della Rivincita a Settembre). Quello che non è cambiato, però, è lo sfavillante corteo che si tiene la sera prima della giostra; la “veglia” che i popolani fanno, all’interno della taverna del proprio Rione, la notte prima della Giostra; l’ansia, l’emozione, l’eccitazione e la pelle d’oca che si hanno quando il banditore legge il Bando di Giostra e tutta la popolazione partecipa. Il silenzio mentre i cavalieri corrono spezzato solamente dal respiro accelerato dei cavalli che corrono e dal calpestio dei loro zoccoli sul terreno dell’otto di giostra. Le lacrime, di gioia o di dolore, alla fine della Giostra della Quintana; le corse verso il centro del Campo De Li Giochi (così viene chiamato il luogo designato per la Giostra) quando il cavaliere del tuo rione finisce la Giostra senza errori e con il miglior tempo: hai vinto.

Tutte queste emozioni vengono vissute da ogni folignate appassionato ma anche da ogni turista ignaro di che cosa sia la Giostra della Quintana e se la ritrova a vedere per la prima volta. Si rimane estasiati dalla bellezza di una corsa troppe volte presa di mira per i motivi più diversi. Sicuramente, se mai andrete a visitare Foligno sotto Quintana, non soffermatevi alle apparenze ma parlate con i popolani, chiedetegli le emozioni che li accomunano nonostante la competizione. Sicuramente vi risponderanno che

”Tutte accorrete, o genti dei Rioni,
tutte accorrete a gioir di Vittoria,
anco se arride altrui,
che la concordia e l’amor de la Cittade tutta,
son pur vittoria e bella e grande!”

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