“Questa è l’unica epoca della storia in cui c’è gente che torna in Molise”

‘Generazione 1000 euro’ è un film di Massimo Venier, uscito nelle sale italiane nel 2009 e attualmente disponibile su Netflix. Adattato dal libro omonimo di Antonio Incorvaia ed Alessandro Rimassa, il film è incentrato sul tema, più che mai attuale, del precariato, una condizione che attanaglia troppi lavoratori italiani, soprattutto i giovani, da ormai parecchi anni. Venier ha voluto rappresentare questo problema assai delicato non tanto da un punto di vista politico-sociale bensì attraverso una commedia intrisa di ironia e leggerezza, ma solo apparentemente. Generazione 1000 euro: snaturarsi o inseguire i propri sogni? Direttore responsabile: Claudio Palazzi
La commedia è ambientata a Milano, secondo il regista città emblema del precariato. Il protagonista Matteo (Alessandro Tiberi) divide un appartamento col suo migliore amico Francesco (Francesco Mandelli), un appassionato di cinema e videogiochi. Matteo è un matematico con un dottorato ed un master in calcolo scientifico che aspira a diventare professore universitario nel suo dipartimento. In attesa del concorso, senza alcun aiuto da parte del suo mentore (Paolo Villaggio), è costretto ad un degradante lavoro nel reparto marketing di un’ azienda del settore che condivide col suo collega Faustino (Francesco Brandi). La vita del protagonista viene sconvolta poi dall’incontro con Angelica, che successivamente si rivelerà essere il capo di Matteo, e dall’arrivo della sua nuova coinquilina Beatrice, una supplente.

(ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER!)

IL BIVIO DEL PROTAGONISTA

L’entrata in scena delle due donne, entrambe molto sicure di sé, ugualmente attraenti per il protagonista ma molto distanti ideologicamente, costringe pian piano Matteo a decidere cosa ma soprattutto chi vuole essere realmente. E il bello è che entrambe fino all’ultimo lasciano il dubbio persino allo spettatore di non sapere da che parte stare. La forte indecisione del protagonista, ad un certo punto del film, è molto più complicata di quanto possa sembrare. Non riguarda solo i suoi sentimenti verso Angelica e Beatrice, riguarda sé stesso, il suo futuro. Lui, infatti, sogna di essere professore ma, vedendo che i concorsi sono condizionati da troppe raccomandazioni, si scoraggia e crede ormai che il suo lavoro sia la strada giusta da percorrere, rassegnandosi e quindi autoconvincendosi. Angelica, dal canto suo, spinge costantemente Matteo a continuare il suo percorso in azienda, mostrandogli tutti i vantaggi di quel lavoro e facendogli notare, sfruttandolo, le sue abilità nel campo comunicativo. Beatrice, invece, prova a convincere Matteo a non mollare, nonostante tutto, e a credere ancora nel suo sogno.

SAPER SCEGLIERE

Dopo essere stato selezionato per un viaggio lavorativo a Barcellona, Matteo parte con Angelica, al posto del collega Faustino. Dopo il viaggio il protagonista non è più lo stesso. Gli ottimi risultati raggiunti dall’azienda, per merito suo, lo allontanano sempre di più dalla sua vera identità, quasi diventando il tipo di persona che lui ha sempre odiato. L’azienda conclude un altro affare e Angelica è intenzionata a trasferirsi a Barcellona e a portare con sé Matteo. A questo punto Matteo è parecchio confuso e non sembra pronto per questo passo, nonostante il suo vistoso cambiamento. Dopo la proposta di Angelica e soprattutto dopo uno sfogo avuto con il coinquilino Francesco, Matteo si rende conto di quanto abbia trascurato le persone a lui più care, ovvero Francesco e Beatrice, per la quale prova forti sentimenti, a loro volta ricambiati. Matteo, inevitabilmente, decide di non partire, lasciando Angelica in aeroporto e chiedendole personalmente di chiamare il suo collega Faustino, che gli è sempre stato fedele, per prendere il suo posto. Beatrice, però, parte per Viterbo per fare l’insegnante di latino. Matteo, esortato dal suo mentore universitario durante la sua ultima lezione, la raggiunge in stazione ma non riesce a fermarla. Alla fine, comunque, Beatrice ritorna e Matteo è deciso a provare e riprovare il concorso, ad inseguire il suo sogno, tornando ad essere felice anche da precario, svolgendo intanto qualche lavoretto nel suo campo.

UN PROBLEMA TROPPO ATTUALE

Il precariato, come sappiamo, è un deficit del sistema lavorativo, una condizione che accomuna in larga misura i giovani, costretti, nella maggior parte dei casi, a mettere da parte i propri sogni in quanto irrealizzabili, a meno che non si abbiano le care e vecchie ‘conoscenze’. Ma attenzione, non siamo solo davanti ad un sistema antimeritocratico bensì, in aggiunta, ad un sistema che fatica a permettere il pieno sviluppo della persona, soprattutto in ambito lavorativo, che è uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione. Normale quindi che si cerchi il cosiddetto ‘porto sicuro’, un impiego più o meno stabile per il quale però non si ha il minimo interesse, un impiego magari anche insopportabile o insostenibile che però dia quel minimo di sicurezza necessaria al quieto vivere. Ora, sappiamo che insistere per raggiungere i propri obiettivi, che si parli di lavoro o meno, sia la scelta migliore da fare da un punto di vista ‘etico’. La scelta giusta, in una società giusta. Nel finale di ‘Generazione 1000 euro’, infatti, Matteo sceglie di continuare a tentare il concorso, di non arrendersi, nonostante si trovi immerso in un sistema che Venier ha saputo rappresentare con quel giusto tono di comicità, perché alla fine di queste cose è meglio farsi una risata. Sappiamo però che, purtroppo, viviamo in una società che col giusto ha poco a che spartire. Di conseguenza, bisogna anche accettare ed è assolutamente lecito prendere scelte ‘meno giuste’ fino a quando non si riuscirà a rendere più giusta la società in cui viviamo.

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