In un momento come quello che l’attualità ci offre,  in cui assistiamo e  ci si accorge della pesantezza perché investiti, al sempre più dilagare della crisi economica, sociale e culturale, nuove relazioni e modelli comportamentali dei vari settori e reti di connessione, vanno configurandosi, tracciando nuove linee e basi, al continuo e permanente processo di globalizzazione in atto.

Come ogni processo di mutamento, se partiamo dell’assunto che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, la Globalizzazione può fornirci senz’altro un campo attraverso cui analizzarne ed evidenziarne alcuni aspetti per mettere in luce ciò.

Riassumendo in termini brevi, la Globalizzazione potremmo definirla come: quel processo a tratti veloce e o lento che in maniera silenziosa come a volte assordante, che, si è sviluppato negli ultimi anni del ventesimo secolo e che tutt’ora  continua  ad investire strutture,  funzioni oltre che relazioni individuali e collettive della società.
In questo contesto nuovi fenomeni sono andati a comporsi, a volte anche dalla scomposizione dei precedenti.
In termini pratici tutto ciò ha significato, la creazione artificiale di uno spazio globale sia per ciò che riguarda l’economia che i flussi di ogni genere, ovvero da quelli finanziari economici  a quelli migratori, ma anche culturali e comportamentali. Non è un caso che se da un lato è stato l’economicismo, come ideologia dominante ad essersi  affermata, dall’altro, sempre di più sono stati i fenomeni di delocalizzazione che investendo strutture, istituti, ecc sono andati a strutturarsi, polverizzando  e polarizzandosi altrove, rompendo confini per un verso e costruendone altri per altri versi invalicabili, vere e proprie recinzioni, zone rosse!!!

Da questa contrapposizione tra il luogo delimitato, controllato,regolamentato e  circoscritto e quello invece infinito e non delimitato, ma  allo stesso tempo super controllato attraverso mezzi e strumenti diretti ed indiretti, che negli ultimi anni sono andati a delinearsi fratture e connessioni tra soggetti, introducendo e spostando  appunto il baricentro da un capo a l’altro.
In quest’ottica, la società tardo-moderna figlia dei continui processi di mutamento, che, si è passati da una situazione in cui da una società fondata ed imperniata intorno a relazioni stabili e rapporti di socializzazione primari, ad una, società, fondata invece su rapporti secondari, favorendone una spersonalizzazione degli stessi.
Lo stesso si può dire con il passaggio mutevole che a portato alla sostituzione a volte totale dei sentimenti che caratterizzano persone e rapporti, con le sensazioni che riguardano gli stessi, materializzando il tutto.
Mutamenti profondi si sono registrati anche in tutti quei comportamenti individuali e collettivi, ad esempio, interessanti sono state le analisi  elaborate da diversi studiosi circa tali sviluppi. C’è chi ne ha sottolineato ad esempio la presenza di due sistemi attraverso il quale interagiamo come soggetti sociali per far fronte a determinati problemi e situazioni da realizzare e ottimizzare. Il primo sistema o meglio modello comportamentale è quello: intuitivo, rapido, impulsivo, basato su associazioni di idee, inconscio; l’altro consapevole, analitico, deliberativo, lento.
Partendo da quest’ultima dicotomia che senz’altro potremo meglio analizzare alcuni aspetti della globalizzazione e della speculare società capitalista che né è emersa.
Se infatti cerchiamo di estrapolare gli elementi che caratterizzano il primo sistema sopra citato, è evidente che emergono tutti i tratti che contraddistinguono la gran parte delle persone che vanno a comporre l’universo sociale, ovvero comportamenti e modelli basati appunto su l’irrazionalità ed inconsapevolezza, ma anche e sopratutto proprio perché tali: rapidi e veloci. In una società dove la multi dimensionalità di eventi e ruoli che ci fanno ed andiamo ad  assumere,il tempo viene visto  come limitato, (come una gabbia che imprigiona soggetti, flussi e strutture) rispetto alla non limitatezza dello spazio. Ed ecco che la rapidità viene sovrapposta e va a sostituirsi alla lentezza  alla consapevolezza ed alla razionalità.

Sull’onda di ciò, ancora attuale può risultare la dicotomia espressa ed analizzata da Erik Froom nella sua opera AVERE o ESSERE.
Con la globalizzazione la rottura antropologica prodottasi ci lascia e ci segnala il netto affermarsi della società dell’avere, dell’apparire,dello spettacolo. La società del consumo che controllata e fondata sull’acquistare il tutto, comprese le emozioni.
Il consumo come contenitore ci consenso e come strumento di controllo sociale nel momento in cui fa perno sulle mode. Di qui l’idea di costruire e creare dei luoghi del consumo e della distrazione, vere è proprie isole che delimitate da finte barriere contengono in se prodotti da acquistare o da sognare. Centri commerciali e la nuova trovata degli autlet  ne sono l’espressione. Luoghi questi, o meglio non luoghi sociali, (visto la totale polverizzazione dei rapporti sociali che vengono a crearsi al suo interno), vanno ad abitare la galassia dei centri del consumo.
Gli autlet, ad esempio costruiti architettonicamente simulando una vera e propria città, con tanto di strade, case soprastanti i negozi, luci, fontane e piazzette piccole che circondano quella centrale più grande. La piazza che ideata e pensata storicamente come punto di raccolta nel favorire l’intensificarsi ed il mantenimento delle relazioni sociali, in questo caso, nella società del consumo la piazza va a configurarsi come punto, come non luogo, in cui folle componendosi e scomponendosi vengono al contatto senza conoscersi (e quindi facilmente controllabili socialmente, visto l’irrazionalità, l’inconsapevolezza e spersonalizzazione delle relazioni che la caratterizzano). Tutto con un unico fine…: consumare per poi apparire ed avere.

Partendo da questi due fenomeni ben legati tra di loro ovvero la globalizzazione e le isole del consumo, se connessi ad un terzo, quale l’attuale crisi economica che investe il globo potremo evidenziare elementi, aspetti e nuovi fenomeni che vanno a crearsi trasformando quelli esistenti.
Ad esempio, da una osservazione condotta  da me personalmente,  in maniera partecipata, riguardo l’autlet di Valmontone, ho riscontrato che a distanza di pochi anni la piazza situata nel  centro della città si è trasferita sovrapponendosi a quella del autlet. La fusione né ha prodotto una contaminazione influenzando ed incentivando relazioni.
La stessa crisi economica se vede da un lato scendere i consumi, dall’altro fa si che la non-piazza del centro commerciale si trovi attraversata ed abitata per frazioni di tempo, da soggetti che se prima frenetici ed ansiosi di consumare, ora muovendosi più lentamente, forse anche perché le tasche sono vuote, ed ansiosi invece più di un presente precario ed un futuro incerto, potranno di sicuro essere più predisposti a contatti e connessioni stabili se pur brevi.
Se osservando ciò è possibile risalire e connettere tutto quanto sopra detto alla crisi economica, è pur vero che anche dal fenomeno opposto come quello che si è verificato a Roma pochi mesi fa vedendo coinvolto ed attraversato da una folla di individui affamata di prodotti, un centro commerciale nel giorno della sua prima apertura. I prezzi ribassati e dimezzati né hanno fatto crescere la partecipazione scomposta della folla che se per un verso vedeva al suo interno persone agire irrazionalmente, dall’altro in molti, proprio perché coscienti e consapevoli della crisi economica, hanno partecipato all’assalto della fortezza  già in continuo stato d’assedio, con l’intento do risparmiare le poche briciole di denaro rimaste.

 

 

Giuseppe Matese

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