ATTO PRIMO: VIAGGIO O AFFITTO?
Per poter parlare dei problemi affrontati dagli universitari è necessario fare prima una grande distinzione del corpo studentesco in tre categorie: i fuorisede, ovvero coloro che devono trasferirsi dal proprio paese di provenienza alla città dove ha sede l’università causa l’eccessiva lontananza o altre motivazioni; i pendolari, ovvero coloro che devono prendere i mezzi pubblici ogni mattina per poter arrivare a lezione poiché vivono in un paese diverso dalla città dove si trova l’ateneo, ed infine chi già vive nella città sede dell’università.
Gli ultimi sono indubbiamente i più fortunati: vivono nella città da tutta la vita, hanno il proprio gruppo di amici lì e generalmente vivono nella casa di famiglia. Non incontrano quindi problematiche importanti dal punto di vista economico causate dalla loro scelta di intraprendere il percorso universitario.
I pendolari abitano ad una data distanza dall’ateneo. La loro giornata inizia molto presto a causa degli orari dei treni o autobus, presi anche due o tre ore prima dell’inizio delle lezioni quando necessario. La circolazione dei mezzi pubblici è infatti spesso fallace e ci sono buchi notevoli tra un treno e l’altro in alcune fasce orarie.
Gli abbonamenti pagati per poter usufruire del trasporto pubblico sono inoltre estremamente cari e, seppur più convenienti rispetto al pagare per ogni corsa il singolo biglietto, molte famiglie non si trovano in condizioni tali da poter affrontare una spesa del genere.
L’attesa del mezzo può essere più o meno lunga e più o meno fredda, a seconda della stagione. Inoltre non è da sottovalutare la possibilità di ritardi, portando lo sfortunato studente (o studentessa) a dover aspettare anche più di un’ora per l’arrivo dell’agognato mezzo. I ritardi sono per lo più causati da scioperi del personale o, più spesso, da guasti e malfunzionamenti che testimoniano un trasporto pubblico vecchio e in decomposizione.
Quando finalmente il mezzo arriva, lo studente sale a bordo e parte la ricerca spasmodica per un posto a sedere, tra decine di altri pendolari assonnati di tutte le età che si muovono per lavoro, visite mediche o per andare a trovare familiari lontani. Se si trova un posto, il sedile sarà probabilmente sporco o scucito o presenterà macchie di varia origine. Se invece tutti i posti sono stati occupati, allora si resterà in piedi per tutto il tragitto, tentando di mantenere l’equilibrio tra gli altri pendolari sfortunati e sperando di non incontrare difficoltà dovute a guasti.
Arrivati finalmente in stazione, lo studente/studentessa si trova in un luogo che è il centro di riferimenti per molti piccoli criminali, che vedono nel via vai dei viaggiatori il luogo ideale per nascondere i propri affari. Inoltre in stazione si trova una grande quantità di turisti o viaggiatori stranieri, strumentalizzati da molti piccoli truffatori per ottenere qualche moneta. Superando questo labirinto, lo studente/studentessa pendolare deve ora arrivare in università, spesso usando altri mezzi che presentano le stesse caratteristiche di prima.
Seguite le lezioni, lo studente/studentessa si ritrova davanti al dubbio: tornare a casa prima o prendere il treno più tardi per stare con gli amici, dovendo però affrontare il viaggio in treno quando fuori è ormai buio? La scelta sarà ovviamente a discrezione del pendolare.
Lo studente/studentessa fuoriesce invece inizia la propria giornata in una minuscola stanza per la quale paga una cifra spropositata, a volte con coinquiline con cui non va d’accordo, pensando alla propria famiglia. Non è da sottovalutare infatti l’impatto che la lontananza ha sulla salute mentale degli studenti che si trovano lontani da casa.
All’interno di un nuovo contesto di cui non conoscono i meccanismi complicati, senza nessuno a cui poter chiedere un aiuto o un supporto, molti cadono in depressione o si trovano a lottare contro disturbi d’ansia più o meno gravi. Specie all’inizio, la distanza da casa si fa specialmente sentire se si è da soli.
Quando il/la fuorisede si alza, deve fare i conti con le diecimila cose di cui occuparsi durante la giornata, dallo studio e le lezioni fino alle pulizie e i pasti. Se è giorno di lezione, il/la fuorisede mangerà qualcosa, probabilmente confezionato e poco salubre, e si dirigerà verso la lezione, scontrandosi con i mezzi pubblici sovraffollati delle grandi città. Se non ha lezione, probabilmente resterà in casa per studiare e pulire, cercando di portare entrambi i compiti a termine il meglio possibile.
ATTO SECONDO: E LO STUDIO?
Uguale per tutte e tre le precedenti categorie è la mole di studio e la relazione stessa con lo studio. Dopo le lezioni una buona parte degli studenti si riuniscono in biblioteche o aule studio, per confrontarsi su determinate lezioni o anche per sessioni di studio autonomo.
Il primo problema che lo studente si trova davanti è lo spazio. É infatti risaputo che in tutte le università italiane esiste un grande problema rispetto agli spazi: con l’aumento del numero di iscritti, le aule, anche se gigantesche, diventano subito minuscole e gli spazi per studiare, anche se numerosi, diventano subito pochissimi. Nella fortunata eventualità d’esser riusciti a trovar posto, seguiranno ore di studio intense fino all’abbandono dell’ateneo per il rientro a casa.
Molte città universitarie stanno tentando di risolvere il problema creando spazi per lo studio fuori dalle mura universitarie. Prendendo come esempio Roma, negli ultimi tempi l’amministrazione comunale si è molto attivata per aprire nuovi spazi dedicati allo studio nei palazzi storici o nei musei della città.
Ma lo spazio non è il solo problema relativo allo studio, come ci testimonia anche la cronaca degli ultimi mesi. Sempre più studenti si ritrovano in situazioni di depressione o di ansia per risultati sentiti come insoddisfacenti ottenuti agli esami, vuoi per pressioni della famiglia o per pressioni del cosiddetto peer group.
Altre volte sono gli stessi studenti a porsi queste aspettative gigantesche sulle proprie spalle, spinti anche dall’attenzione che i giornali ed i media danno a tutti coloro che potremmo definire gli enfant prodige. Tutti quei ragazzi che riescono a finire l’università con risultati strabilianti in pochissimo tempo. Mi pare necessario a questo punto fare delle specificazioni: queste eccellenze del nostro panorama accademico sono generalmente persone con genitori facoltosi alle spalle e con possibilità che altre persone “normali” non avrebbero.
Ciò nonostante, il confronto si fa sentire, specie quando sulle prime pagine gli studenti universitari vengono nominati positivamente solo in questi casi. Nel resto dei casi vengono percepiti dall’opinione pubblica come una categoria di nullafacenti sfaccendati che provoca solo problemi per questioni inutili, rimarcando il famoso detto del “prima si stava meglio che oggi”.
Con un tale clima tutt’intorno, molti arrivano a compiere la scelta finale di suicidarsi, per liberarsi tanto delle pressioni e delle aspettative, quanto della vergogna di aver provato ma fallito innumerevoli volte nel dare un determinato esame, spesso l’ultimo.
Questa è l’unica altra motivazione per i quali gli universitari arrivano ad occupare le prime pagine dei giornali. Ogni volta ci si promette di fare meglio, di non gettare benzina su un fuoco acceso ormai da tempo e fatto dai problemi e dalle frustrazioni dei singoli studenti, impossibilitati dal laurearsi vuoi per problemi extra-universitari, vuoi per problemi psicologici provocati dall’universitari, vuoi per professori troppo severi.
Ma ogni volta si ricade nella lode dell’eccezione scordandosi la maggioranza, lasciando nel dimenticatoio tutte le promesse fatte la volta precedente. Ad oggi, secondo i dati ISTAT, i suicidi di giovani al di sotto dei 24 anni rappresenta il 5% dei suicidi totali in Italia.
ATTO TERZO: QUANTO COSTA VIVERE!
Per concludere, l’ultimo fardello sulla schiena dello studente universitario è il costo del percorso. Sia pendolari che fuorisede che chi vive già nella città dell’ateneo devono pagare costi assurdamente alti del materiale per lo studio (che oltre i libri potrebbe eventualmente contenere strumenti più specifici, nel caso di facoltà più pratiche), da aggiungere al costo più o meno alto della retta universitaria.
Molti docenti infatti, specie quelli di materie flessibili come il diritto, richiedono che lo studio sia effettuato sulle ultime edizioni dei manuali. Questi manuali però non sono però recuperabili in versione usata, obbligando gli studenti a doverli comprare nuovi e provocando un “danno” alle finanze delle loro famiglie.
Il danno aumenta se l’universitario in questione è pendolare o fuorisede. Nel caso dei primi, alle spese del materiale per lo studio, si aggiunge la spesa per l’abbonamento ai mezzi o i biglietti per le singole corse.
Nel caso dei secondi invece bisogna considerare il costo di una stanza per dormire, il costo della spesa ed anche il costo dell’abbonamento ai mezzi di trasporto urbani, se l’appartamento dove si vive è troppo lontano dall’ateneo.
Il costo degli appartamenti, ma anche delle singole stanze, ha subito nell’ultimo periodo un’impennata di proporzioni gigantesche. Per fornire un esempio, una stanza singola a Roma è arrivata a costare sui 500€ nei quartieri più frequentati dagli universitari a causa dell’aumento delle richieste e della scarsità dell’offerta.
A peggiorare la situazione, molti proprietari scartano immediatamente le richieste d’affitto degli universitari in quanto giudicati troppo problematici e rumorosi, specie se ragazzi, preferendo a loro le famiglie. Questo porta il povero studente fuorisede ad accontentarsi di tutte le cifre pur di trovare un tetto sotto il quale poter dormire.
All’affitto, lo studente fuorisede deve aggiungere i biglietti o l’abbonamento per l’utilizzo dei mezzi pubblici e, soprattutto, il costo della spesa. Il caro vita, con l’aumento dei prezzi per qualsiasi bene, commestibile o non, ha solo aumentato i problemi del fuorisede che, per evitare di spendere un patrimonio, spesso preferisce piatti pronti, più veloci e più economici. Tale acquisto però, in grande quantità, diventa problematico per la sua salute e difficile da sostenere.
Lo Stato in questo mondo scompare, si fa sempre più piccolo fino a svanire. Gli aiuti dati agli universitari sono miseri di fronte ai problemi che sembrano invece crescere a dismisura. Viene sempre ripetuto come gli studenti sono il futuro e di come sconfiggeranno il cambiamento climatico, la guerra e gli altri problemi che affliggono questo mondo, ma come si fa ad andare avanti e pensare di poterlo fare se manca da mangiare? Come si può pensare che sia possibile se la classe politica al potere sembra scordarsi di questi problemi, ed anzi, sembra accantonarli da parte, sperando che qualcun altro in futuro li risolverà.
Senza qualche aiuto i giovani se ne andranno all’estero, come sta già succedendo da anni. La soluzione sarebbe aiutare questa marea di studenti universitari allo sbando, ma sembra che questo problema non interessi a nessuno o addirittura non venga visto come una vera minaccia.
Prima dicevano che i giovani avrebbero cambiato il mondo ma, quando si tenta attivamente di farlo, la loro voce viene taciuta. A questo punto resta da chiederci perché farlo, se tanto si viene solo dipinti come il nemico pubblico numero uno nel preciso momento in cui si tenta di cambiare qualcosa protestando.










