I PARTITI POLITICI EUROPEI: COSA FANNO E COME FUNZIONANO

L’Unione Europea ha fortemente insistito, a partire dal Trattato di Amsterdam del 1997, sulla valorizzazione del sistema parlamentare come concretizzazione del principio democratico contenuto all’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea (TUE). A questo fine è sembrato necessario puntare sui partiti europei come veri strumenti di intermediazione tra istituzioni e cittadini europei. partiti politici europei

Conosciamo fin troppo bene il mondo dei partiti italiani. Certo è un sistema che è mutato parecchio nel corso della storia italiana. Se non possiamo concretamente parlare dell’esistenza della “Seconda Repubblica” in termini istituzionali (il termine si riferisce infatti alle diverse modifiche apportate al sistema repubblicano francese, ora arrivato alla quinta repubblica) in quanto la Costituzione non è mai stata modificata nella sostanza delle sue disposizioni in materia di forma di governo, se ne può invece parlare da un punto di vista partitico. Non serve dilungarsi sui dettagli dell’inchiesta “mani pulite”: basti riassumere che nel 1992 il sistema italiano esistente (e resistente) dal 1945 crolla su sé stesso. Le tradizionali figure della DC e del PCI come organizzazione politiche di riferimento spariscono, sostituite da un lato dalle nuove forze liberal – conservatrici di volta in volta messe in campo da Silvio Berlusconi; dall’altro dal nuovo progetto di aggregazione della sinistra del “Partito Democratico della Sinistra”. partiti politici europei

Una delle peculiarità dell’ordinamento europeo in materia di partiti è data da alcune disposizioni che ne gestiscono la vita. Un primo riferimento normativo è contenuto già nei trattati istitutivi, quando all’articolo 10 TUE si afferma che “i partiti politici a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione”. Ciò significa che al di là dell’orientamento politico (e quindi dell’adesione o meno al progetto istituzionale europeo) è necessaria la condivisione di valori condivisi, come appunto una coscienza comune, trasversale a tutti i paesi e cittadini dell’UE al di là della nazionalità.

Interessante notare come alla disposizione sulla carta sia seguita una vera disposizione esecutiva. La Commissione Europea ha infatti istituito, con un apposito regolamento, un organo di controllo chiamato Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (l’«Autorità»). L’autorità acquista particolare importanza alla luce del fatto che la spartizione dei (cospicui) fondi che l’UE destina ai partiti con almeno un rappresentante nel Parlamento Europeo sono subordinati all’iscrizione del partito in un registro di cui l’Autorità è responsabile. Oltre a verificare la sussistenza di alcuni requisiti (la trasparenza nella gestione dei fondi, l’effettiva adesione ad una mentalità europea, etc.) l’Autorità vigila anche sul mantenimento di tali valori guida durante tutta la vita dei partiti.

L’Autorità può arrivare a decretare la cancellazione dal registro di quei partiti che si siano mostrati inadempienti verso questi obblighi. In realtà le stesse istituzioni europee non hanno mai permesso che si arrivasse a tale punto di rottura. Essere cancellati significa infatti non poter ricevere più i fondi, e quindi la fine della vita del partito. La misura più drastica presa fino ad ora riguarda il partito “Fidesz”, componente ungherese del PPE (Partito Popolare Europeo). A seguito delle questioni sollevate dall’Autorità per mancato rispetto dei valori democratici e di trasparenza, la Commissione ha chiesto ai dirigenti del PPE di “autosospendere” i propri deputati ungheresi. partiti politici europei

Questa vicenda è un assist per parlare di come funzioni invece a livello politico il sistema partitico europeo. I 751 eurodeputati (attualmente 705 dopo il processo di Brexit), eletti ogni 5 anni dai cittadini dei 27 paesi membri dell’UE, vengono divisi nell’emiciclo non per nazionalità, ma per appartenenza politica. Certo una differenziazione nazionale rimane nella spartizione numerica dei seggi, stabilita dal Consiglio Europeo (che riunisce i capi di stato e di governo) in base al principio di proporzionalità rispetto agli abitanti di ogni stato. Si va infatti dal minimo dei 6 eurodeputati maltesi (o dell’Estonia e del Lussemburgo) al massimo dei 96 europarlamentari tedeschi (attualmente l’Italia ne ha 73).

Dopo le elezioni di maggio 2019 (tenutesi in tre giorni, dal 23 al 26) i gruppi presenti sono 7 più il gruppo dei “non iscritti” (che conta 27 deputati di cui la componente più forte sono i 14 eletti tra le fila del Movimento 5 Stelle). Si va dall’estrema sinistra di “Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica”, passando poi ai “Socialisti & Democratici”, una delle componenti di sostegno alla commissione von der Leyen insieme ai moderati del “Partito Popolare Europeo”, ai liberali di “Renew Europe” e al gruppo “Conservatori e riformisti Europei”. Rimangono come forze di opposizione i “Verdi – Alleanza Liberale Europea” e il gruppo di destra “Identità e Democrazia”. partiti politici europei

La natura estremamente composita della maggioranza a sostegno dell’attuale Commissione è dovuta a risultati elettorali sempre più incerti. Pur non essendoci mai stata una maggioranza monocolore o quantomeno d’area politica, le “grandi coalizioni” europee erano sempre nate dagli accordi dei due partiti principali, PPE e S&D. Con le nuove ondate di populismo e nazionalismo però anche questa forma di accordo è stata messa a dura prova, venendo a mancare numeri importanti. Basti pensare che, nonostante rimanga la prima forza politica europea con 187 seggi, il PPE in Italia può contare solamente sulla partecipazione di “Forza Italia”, che alle ultime elezioni non ha superato il 9% dei consensi eleggendo solo 10 eurodeputati.

È stato consecutivo quindi l’allargamento a forze politiche diverse, moderate e non, come Renew Europe che riunisce i liberali e democratici più centristi. Anche le forze più euroscettiche come i Conservatori e Riformisti hanno un ruolo nell’attuale maggioranza, con il commissario per l’agricoltura polacco Wojociechowski. E nonostante questo, l’attuale commissione è tra le meno votate della storia europea, con soli 383 voti favorevoli, corrispondenti al 51,27 % del parlamento. partiti politici europei

Insomma, il sistema partitico europeo si dimostra altamente variegato e complesso, almeno quanto quello italiano. Se ai primordi della vita parlamentare europea era sufficiente l’accordo tra le due forze principali, oggi abbiamo visto che viene richiesto uno sforzo di sintesi maggiore. Un processo che abbiamo conosciuto durante tutta la storia repubblicana italiana e che oggi si ripresenta nella dimensione europea. Le idee in campo sono tante, diverse e a volte conflittuali. È sempre più evidente la necessità di sintesi ponderate tra le stesse, senza dimenticare la bussola dell’europeismo come valore. Come abbiamo sottolineato infatti le istituzioni europee si sono impegnate nel voler rimarcare che non è contemplata la partecipazione al sistema democratico europeo di quei partiti che veicolano messaggi sovversivi nei confronti dell’organizzazione che, da oltre 60 anni, garantisce la pace e l’equilibrio nel vecchio continente.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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