Immaginate di essere dei pittori di grande talento. Immaginate di essere seduti davanti a una tela vuota mentre, passata dopo passata, date sfogo alla vostra fantasia. Rappresentate la vostra anima, il vostro essere e pensate che all’ improvviso qualcuno decida di strapparveli via, sostituendo ai vostri occhi il proprio nome. Soprattutto immaginate la delusione, la frustrazione, dal momento che quel qualcuno non è uno qualsiasi, ma l’uomo che avete accanto.
Ora proiettatevi in una sala cinematografica. Questa che vi ho appena accennato è la storia a cui potrete assistere nei cinema italiani a partire dal primo Gennaio 2015.

Uno dei più grandi registi americani, Tim Burton, sicuramente re per eclettismo e singolarità, ha deciso di portare alla luce la storia della pittrice Margaret Keane nata nel 1927 nel Tennessee, i cui particolari lavori rappresentano personaggi con enormi ipnotici occhi che catturano tutta l’attenzione dello spettatore.
Durante gli anni 60 suo marito, Walter Keane, si spacciava per il vero autore delle opere che nel frattempo avevano raggiunto un enorme successo.
Solo nel 1970 Margaret riuscì a rivendicare i suoi diritti, svelando l’inganno.

Ad interpretare i protagonisti di Big Eyes, gli attori Amy Adams e Christoph Waltz.  Il genere è biografico/drammatico edil film è distribuito in Italia dalla Lucky Red con una durata di 106 minuti. Prodotto in America, la lingua originale è l’inglese. La colonna sonora è opera del “sinonimo musicale” di Tim Burton, ovvero il grande compositore Danny Elfman, di cui abbiamo già potuto ascoltare le meravigliose melodie in molti altri film.

Quale stile migliore e più adatto a rappresentare questa trama se non quello di Tim Burton? Con alle spalle numerosi capolavori, tra i quali Edward Mani di Forbice, Il Mistero di Sleepy Hollow, Alice in Wonderland e il più recente Frankenweenie, egli è definibile il regista del cinema bizzarro, dei personaggi scomodi, dell’oltre realtà.

I personaggi di Tim Burton traggono la forza da una caratteristica particolare, quale la propria diversità, risultando alla fine vincenti grazie alla spontaneità degli atteggiamenti, i quali, benchè strani, risultano autentici e per questo piacevoli. Rifuggendo la banalità, Burton vede nelle storie di vita quotidiana qualcosa che va al di là della superficie visibile, e ne crea mondi nuovi, in cui il gotico e l’ironico si tengono per mano.

Aspettiamo quindi con ansia che ci mostri cosa il suo sguardo ha percepito in quei Grandi Occhi.

Martina Neri

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