Il buco: rappresentazione della realtà al tempo del Covid-19

Il buco, primo lungometraggio del regista Galder Gaztelu-Urrutia. Uscito la prima volta al concorso del Torino Film Festival(competizione principale riservata a opere prime, seconde e terze). Il buco, film thriller-horror particolare(difficile da vendere in sala ai giorni d’oggi),trova il successo su una piattaforma streaming come quella di Netflix, dove la componete claustrofobica acquista più valenza. Grande successo, tanto da rimanere nella classifica dei più visti di Netflix per due settimane di seguito.

Media4tech di Claudio Palazzi
Rimanere chiusi:

Il film si svolge in una prigione a torre, disposta in modo verticale. La forma è stata scelta dal regista proprio per catapultare lo spettatore nel film, farlo sentire impotente e prigioniero. Ci sono due persone per ogni cella disposte una di fronte all’altra e ciascuno può scegliere una cosa da tenere con sé(il protagonista sceglie una copia del Don Chisciotte; il suo compagno di cella ha invece un coltello).

Alla fine di ogni mese i detenuti si ritrovano in una cella nuova, su un piano diverso. In mezzo alla cella c’è un buco, attraverso il quale, scende una piattaforma con abbondanti dosi di cibo, da consumare entro due minuti. A prima vista, la prigione sembra un sistema equo, ma sotto nasconde qualche crepa. Innanzitutto la questione del cibo, i primi piani ne hanno tanto e anche vasto, gli ultimi piani invece muoiono di fame. Un altro aspetto è il risveglio dei prigionieri, cambiano piano ogni primo del mese. Il cambiamento del piano provoca la perdita o l’acquisto del beneficio del cibo dei primi piani.

Gli aspetti della prigione:

Analizzando i vari aspetti della prigione, ci accorgiamo di come il buco possa essere la rappresentazione della società di oggi al tempo del Covid-19. E’ come se ci stessimo guardando allo specchio. La forma verticale e chiusa della prigione emana subito un senso di ansia e di claustrofobia nello spettatore, che rivive la chiusura dettata dai decreti emanati per il Covid.

I piani della prigione sono l’emblema della disuguaglianza sociale, la differenza fra i ricchi e i poveri. I ricchi hanno più benefici dei poveri(come se stessero ai piani alti della prigione). Un beneficio primario è rappresentato dal pasto, il protagonista per eccellenza del film. I ricchi hanno la possibilità di mangiare tutto ciò che vogliono, mentre i poveri devono accontentarsi dei resti o digiunare.

Rappresentazione di ciò che accede nella società. Molte persone, ad oggi, faticano ad arrivare a fine mese, a causa della perdita di lavoro. Senso di inadeguatezza e fallimento.

Il senso di prigionia che ci assale è paragonabile a quello dei detenuti. Tutte e due le parti, sia il film che la realtà, cercano di sopravvivere al sistema, con l’obiettivo di ottenere la stessa cosa: la libertà.

Il pasto:

Particolarmente significativo è il ruolo del cibo, considerato un oggetto sacro e profano allo stesso tempo. E’ la cosa più ambita al mondo ma anche, a seconda delle sequenze, la più disgustosa. Il cibo è l’aspetto più importante della disuguaglianza sociale.

Il protagonista, interpretato da Ivan Massagué, si rende conto(con il passare dei giorni e dei mesi) di quanto l’avidità della gente dei piani alti condizioni la vita delle persone dei piani inferiori, portandoli al suicidio o alla morte per fame. Ciò porterà il protagonista a cercare di cambiare le cose attraverso una panna cotta, simbolo di speranza, ma anche emblema di crudeltà dell’universo immaginato dal regista.

Speranza nel futuro:

Ecco che, in un battito di ciglia, ci troviamo catapultati nel protagonista. Anche noi riusciremo a cambiare le cose? Sopravviveremo alla prigionia?

La panna cotta è il nostro vaccino. L’oggetto del desiderio. L’emblema del cambiamento radicale della società. E’ li, al suo interno, che il mondo racchiude la speranza. L’ascesa della panna cotta ai primi piani, racchiude in sé la possibilità di un avvenire diverso. Un sistema più equo, un futuro migliore.

Secondo gli scienziati, dovremmo aspettare almeno un anno prima di parlare di vaccino. Un anno prima di ottenere la nostra ambita panna cotta. Un lungo ed estenuante tempo in cui ci chiediamo come cambierà la nostra società. Torneremo alle nostre vite quotidiane? Sicuramente si, ma con notevoli cambiamenti.

Prima o poi arriveremo alla fine della prigionia, tornando ad assaporare il senso della libertà. La freschezza della vita, che nella prigione(e nelle nostre case) abbiamo perso.

Accorgimenti:

Film consigliabile ad un pubblico forte di stomaco e poco sensibile, data la presenza di scene di cannibalismo esplicito e di azioni estreme da parte dei personaggi, come il suicidio e l’omicidio. Anche se contiene somiglianze con la realtà, si consiglia di non farsi sopraffare dal film. Cerchiamo di rimanere lucidi con la mente. Svaghiamoci. Non perdiamo il controllo. Rimaniamo fissi sulla realtà.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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