Il rientro in classe degli studenti delle scuole superiori sta avvenendo in tempi diversi tra le varie Regioni. Esclusa la Sicilia in zona rossa, il 1 Febbraio le ultime sette Regioni completeranno il quadro delle riaperture delle scuole e consentiranno ai ragazzi di tornare in classe, seppur con apposite modalità e alcuni problemi da risolvere. Per la riapertura delle scuole si è deciso di organizzare lo svolgimento della didattica in modalità mista, con metà classe in aula e metà a casa e orari di ingresso scaglionati. In questo modo si cerca di evitare gli affollamenti, sui mezzi di trasporto e nelle aule, e di consentire agli studenti un parziale ritorno alla didattica in presenza. Nonostante ciò, sono diversi i disagi segnalati riguardo a trasporti pubblici, orari e svolgimento della didattica. Il dibattito scolastico al tempo della DAD Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Pro e contro

Giulia frequenta l’istituto alberghiero e con la didattica a distanza (DAD) non può svolgere alcuna attività pratica, fondamentale per il suo percorso formativo. “Durante il periodo di chiusura delle scuole – racconta –  non avevamo la possibilità di cucinare, studiavamo la teoria ma senza poterla applicare. Con la modalità mista possiamo almeno accedere ai laboratori a settimane alterne, ma dobbiamo farlo mantenendo il distanziamento e indossando sempre mascherina e guanti”. La DAD risponde ad una necessità, ma comporta anche problemi: “Stare a casa ci garantisce una maggiore sicurezza e riduce gli assembramenti, ma l’apprendimento ne risente: seguire le lezioni da remoto non è facile, ci sono rumori, la connessione va e viene, spesso non si capisce la spiegazione, e così i voti sono più bassi.” E se c’è un problema, non è detto che si sia una soluzione: “Purtroppo le strutture scolastiche sono quelle che sono, quindi far rientrare tutti gli studenti e allo stesso tempo mantenere il distanziamento sarebbe fisicamente impossibile, specialmente nei laboratori”. Secondo Giulia, la modalità mista può essere una soluzione fino a quando la situazione non si sarà normalizzata, ferma restando la necessità di tutelare la salute degli studenti. “Fortunatamente – conclude –  i mezzi pubblici che prendo non sono affollati, ma se per andare a scuola dovessi salire su autobus strapieni e mettere a rischio la mia salute e quella della mia famiglia, allora preferirei rimanere a casa.”

Media4tech di Claudio Palazzi
Arte solitaria

In alcuni casi, prescindere dalle attività pratiche è ancora più difficile. “Anche quando le altre scuole erano chiuse – racconta Giada, studente del liceo artistico – io e i miei compagni andavamo in presenza una volta a settimana per svolgere le attività di laboratorio. Con la nuova modalità riusciamo a farle più spesso, ma non è sufficiente perché, essendo la classe divisa a metà, chi rimane a casa non fa nulla (materiali e strumenti sono a scuola) e così i vari progetti richiedono almeno il doppio del tempo per essere completati.”  La modalità mista impone ai ragazzi una serie di compromessi: “Quando rimani a casa sei al sicuro, ma hai difficoltà a seguire le lezioni e non puoi partecipare ai laboratori. Quando vai in aula riesci ad apprendere meglio, anche se devi stare tante ore con la mascherina, hai solo due pause di 10 minuti e bisogna tenere le finestre aperte nonostante il freddo.” E poi c’è il problema della socialità, non sempre ritenuto tale ma potenzialmente fondamentale per un adolescente: “In aula dobbiamo parlare il meno possibile e non possiamo stare insieme. Inoltre, con la divisione della classe sono stati separati anche i vari gruppi che si erano formati, e così gli amici che prima vedevi tutti i giorni e con cui condividevi la tua vita scolastica ora puoi vederli una volta ogni tanto. Anche svolgere attività extrascolastiche è difficile perché l’uscita da scuola nel tardo pomeriggio e i compiti da fare lasciano poco spazio al tempo libero e alla pratica di sport agonistici.” Giada frequenta il quinto anno e, come i suoi colleghi lo scorso anno, dovrà sostenere un esame tra molte incertezze: “La DAD è uno strumento dal grande potenziale, ma non sempre ci sono i mezzi adatti per sfruttarlo. La modalità mista può essere una soluzione per il momento, anche se l’apprendimento ne risente inevitabilmente. Sia io che molti dei miei compagni non ci sentiamo pronti ad affrontare l’esame di maturità, soprattutto nelle materie di indirizzo.”

Mobilitazioni

La riapertura delle scuole ha generato molte polemiche, anche in direzioni opposte. Da un lato in molti istituti, e davanti al MIUR, si protesta e si chiedono una maggiore attenzione ai problemi dei ragazzi e il rientro in classe in sicurezza, in modo da favorire la didattica e il recupero per chi è rimasto indietro, dall’altro gli studenti di diverse zone dell’Italia preferirebbero continuare a distanza, proprio a causa di quei problemi irrisolti sui quali si vuole porre maggiore attenzione. Qualche giorno fa, diversi studenti liguri hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Toti, esprimendo preoccupazione per un ritorno in presenza in condizioni di scarsa sicurezza e disagio, soprattutto per i ragazzi residenti fuori città. I liceali di Trieste hanno invece organizzato uno sciopero dalla DAD e inviato una lettera a Presidente di Regione, giunta e prefetto, chiedendo un efficace piano di trasporto pubblico che consenta di andare a scuola senza correre rischi.

Vecchi problemi

Una delle poche certezze è l’impossibilità quasi ovunque di un rientro in presenza delle classi al completo, data la mancanza di strutture idonee. Il problema delle cosiddette “classi pollaio” è emerso già da diversi anni e prima della pandemia non era raro trovare in una scuola classi sovraffollate, con anche 30 ragazzi in pochi metri quadri e spazi di movimento ridottissimi. Durante l’estate il problema non è stato risolto e così i presidi lo hanno segnalato nuovamente, evidenziando le difficoltà nel garantire il distanziamento anche con solo metà classe in aula. Gli eventi dell’ultimo anno possono essere la spinta per la soluzione di (almeno) alcuni dei problemi del sistema scolastico italiano, anche attraverso l’utilizzo dei fondi europei del “Next Generation EU”, in modo da tornare a garantire agli studenti un’adeguata istruzione in sicurezza.

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