Gli arabi costituiscono oggi il secondo gruppo etnico al mondo per dimensione, dopo i cinesi. Originari della penisola arabica, col sorgere dell’Islam gli arabi si sono insediati in almeno una ventina di paesi che fanno parte della cosiddetta Lega Araba, un’organizzazione politica internazionale che comprende diversi stati della penisola e del Nord Africa. Ad accomunare tutti questi paesi è ovviamente la lingua araba (al-‘arabiyya), ovvero la più antica lingua semitica. Si tratta della quinta lingua più parlata al mondo e utilizzata come lingua franca da ben 274 milioni di abitanti del mondo arabo. Il Mondo Arabo e l’unità che non si è ancora realizzata Direttore responsabile: Claudio Palazzi Tuttavia, nonostante una tradizione linguistica comune e longeva, le popolazioni arabofone risultano, attualmente e storicamente, divise a livello sociale e politico. Questa situazione ci sembra apparentemente inspiegabile poiché ci si domanda come sia possibile che, per  popolazioni accomunate dalla stessa storia e soprattutto da un passato coloniale, non ci sia una volontà di unirsi dal momento che la stirpe da cui esse discendono è la stessa. Eppure, esistono alcuni fattori alla base di queste divergenze che ci permettono di capirne la causa. Prima, però, chiariamo che cosa si intende con “Mondo Arabo” e “Medio Oriente”.

Il “Mondo Arabo” comprende 22 paesi sparsi tra Nord Africa e Asia, ad eccezione di Iran, Turchia e Israele. Questi ultimi fanno parte, insieme ai paesi del Mondo Arabo, del “Medio Oriente”, un concetto che si è formato nel XIX-XX secolo in relazione agli interessi economici e militari delle principali potenze mondiali dell’epoca. “Medio Oriente” e “Vicino Oriente” sono perciò denominazioni eurocentriche, che definiscono quest’area in base alla sua posizione geografica mediana tra l’Europa e l’Oriente per eccellenza (India e Cina). Oggi, il termine Medio Oriente è quello prevalentemente usato in Occidente per indicare la regione a cui appartengono i paesi arabi. Spesso, però, l’utilizzo di questo termine, tende a sminuire la specificità del Mondo Arabo poiché non si tengono in considerazione le differenze etniche e religiose e la frammentazione – religiosa, linguistica e ideologica – dei paesi stessi. [Guazzone L. (2016), “Storia contemporanea del Mondo arabo: i Paesi arabi dall’impero ottomano ad oggi”]
Sicuramente, la scelta del termine Mondo Arabo implica un’idea di somiglianza e di condivisione, fondata sulle innegabili caratteristiche comuni dei Paesi arabi. Ma allora, come mai attualmente persistono delle divisioni interne?

Media4tech di Claudio Palazzi

Una prima problematica su cui dobbiamo soffermarci riguarda la situazione linguistica del mondo arabo.
Quello che oggi è conosciuto come “arabo standard” e considerato la lingua ufficiale da tutti e 22 i paesi che aderiscono alla Lega Araba, ha intrapreso nel corso dei secoli un processo di arabizzazione, diffondendosi al di fuori dell’Arabia Saudita (da cui si è originato). Attualmente, però, il Mondo Arabo vive una situazione di “diglossia”, cioè una compresenza di due varietà linguistiche con ruoli diversi. La lingua araba è pertanto divisa in “arabo classico”, usato per la forma scritta e per i discorsi formali, e “arabo dialettale”, destinato alla forma parlata e a situazioni informali.

La diglossia spiegherebbe come mai la situazione linguistica araba sia una delle principali fonti di divisione tra le popolazioni. Infatti, attraverso il processo di arabizzazione, l’arabo classico (oggi detto anche arabo standard) si è diffuso in numerosi paesi ma ha dovuto storicamente fare i conti con le diverse parlate locali. Per fare un esempio, tra il VII e il XII secolo, sull’onda delle conquiste islamiche, l’arabo classico si è diffuso in Nord Africa, la cui lingua autoctona è il berbero. A differenza di altre zone in cui è avvenuta l’arabizzazione, qui e in particolar modo in Marocco e Algeria non sono presenti elementi arabofoni prima della penetrazione islamica e il berbero ha opposto resistenza all’imposizione dell’arabo come lingua standard per molti secoli.

Ancora oggi, infatti, sussistono delle parlate berbere, riconosciute come lingue ufficiali in molte zone africane. Perciò, in questi paesi così come nel territorio dell’Africa subsahariana (Ciad, Nigeria e Camerun), l’arabo è riuscito ad incunearsi tramite infiltrazioni di stanziamenti nomadi all’interno della ricchezza linguistica del continente africano ma non vi si è mai sovrapposto del tutto. E di fatto il Maghreb, ovvero la fascia settentrionale del continente africano (escludendo l’Egitto), è stato considerato un sottocontinente – politico, economico e culturale – del Mondo Arabo, fino a tempi molto recenti. [Durand O. (2018), “Dialettologia araba”]

Questa situazione, è già un elemento importante e da non sottovalutare per comprendere le ragioni della persistenza di divisioni nel territorio arabo e in un certo senso possiamo considerare i fattori linguistici uno dei motivi per cui, l’ideale nazionalista del panarabismo sia stato destinato a fallire.
Il movimento del panarabismo è stato ideato da alcuni intellettuali nel decennio compreso tra il 1870-1880 nella zona allora occupata dall’Impero ottomano ed abitata da arabi ed arabofoni. Nacque in primo luogo come reazione contro il comunitarismo islamico turco e per l’esigenza di riscoprire una nuova identità, diversa dalla semplice caratterizzazione religiosa. Dopo la prima guerra mondiale, invece, si trasformò in una “bandiera” dell’irredentismo anti-francese e anti-britannico. Infatti in quegli anni la Francia e la Gran Bretagna si erano sostituiti alla dominazione turca dopo il dissolvimento dell’Impero
ottomano. Infine, dopo il secondo conflitto mondiale, fu la base ideale su cui si fondò nel 1945 la Lega araba al Cairo e su cui per due volte fu fondata la RAU (Repubblica Araba Unita) nata il 1 febbraio 1958 su ispirazione di Gamāl ʿabdel-Nāṣer.

Questa ideologia panaraba ha sempre portato con sé un progetto utopistico poiché, se è vero che i musulmani credono che la religione e la politica non debbano essere separati, ne deriva che le azioni politiche sono una diretta conseguenza della religione. Dunque, dal momento che il Corano e gli insegnamenti di Maometto vengono interpretati in maniera diversa dai credenti, le differenze religiose col tempo sono andate a coincidere con le divergenze politiche tanto da dare vita a guerre e conflitti (ad esempio quello tra Iraq e Iran) e, come è accaduto in tempi recenti, alla lotta per il controllo delle risorse petrolifere in Arabia Saudita.

Quindi, quella del popolo arabo-musulmano è da sempre una storia improntata inevitabilmente alla prevaricazione sull’altro, nell’intento di dominarlo. Ed è logico che la consapevolezza di discendere da una stessa stirpe o di essere accomunati da una delle più antiche e forti lingue semitiche al mondo non sembra essere sufficiente per realizzare un’unità politica e sociale tra i paesi. L’ideologia stessa del nazionalismo è destinata a fallire, in quanto, come dimostra il contrasto tra i movimenti liberali e gli integralisti, non è facile giungere a un accordo su quale sia la giusta interpretazione dei precetti religiosi e
quale sia la loro corretta applicazione nella sfera politica (che per i musulmani è, appunto, strettamente legata alla religione). Dunque il sentimento religioso prevale su quello nazionale.

Per concludere, nonostante la presenza di comunità etniche e religiose diverse, l’unità dovrebbe essere l’obiettivo principale dei paesi che fanno parte del Mondo Arabo. La convivenza pacifica tra i suoi membri risulterebbe essere vantaggiosa non solo per stabilire l’equilibrio fra le diverse influenze occidentali, risanando le crisi politiche internazionali e i dissidi fra le grandi potenze europee, ma soprattutto perché costituirebbe un’interessante opportunità per riportare in auge la stirpe araba, con i suoi valori culturali e le sue tradizioni. In questo senso, si sono impegnati molto diversi esponenti della letteratura araba moderna, che nelle loro opere mettono in luce i sogni e le speranze dei popoli arabi verso un’unità etnico-culturale e non più confessionale. E forse è proprio guardando alla letteratura, alla poesia e all’arte che si potrebbero ottenere degli spunti di riflessione nuovi, degli strumenti utili al fine di riscoprire quell’ideale di unità a cui il Mondo Arabo ha sempre aspirato ma mai concretamente raggiunto.

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