da posizionare come sfondo dell'articolo
The night king, il re degli estranei

Nell’ultimo decennio la questione della lotta al cambiamento climatico ha acquisito sempre maggiore risonanza nella comunità scientifica, nei mezzi di comunicazione e soprattutto nell’opinione pubblica. Questo argomento è molto sentito e preoccupa buona parte della popolazione (come ha anche constatato il Peoples’ Climate Vote del 2021), e specialmente le nuove generazioni, che mai come ora si mobilitano, protestano e si impegnano a vivere una vita più ecosostenibile.

Se la stragrande maggioranza della società reputa quindi la lotta al cambiamento climatico una priorità, chi non fa lo stesso, o almeno non sufficientemente, sono i principali responsabili di tale catastrofe e, al tempo stesso, coloro che potenzialmente hanno i mezzi effettivi per risolvere il problema, cioè gli Stati e le grandi Multinazionali. Un’ottima rappresentazione metaforica di questa dinamica la offre la serie tv Il trono di Spade.

Warning: Questo articolo contiene spoilers della serie tv Il Trono di Spade.

Il Trono di Spade

Il Trono di Spade (Game of Thrones) è una serie televisiva statunitense di genere fantastico trasmessa dal 17 aprile 2011 al 19 maggio 2019 sul canale di HBO per 73 episodi in otto stagioni, creata da D.B. WeissDavid Benioff, conosciuto anche per l’adattamento cinematografico del Cacciatore di Aquiloni (2006), per la sceneggiatura di Troy (2004) e di X Men Le Origini-Wolverine (2009)

È nata come adattamento televisivo della saga Cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire) di George R.R. Martin.

Il Trono di spade ha guadagnato enorme notorietà in tutto il mondo, grazie alla quale detiene ben 9 Guinness world record, e numerosi riconoscimenti, fra i quali figurano i 59 Premi Emmy, rendendola la serie più riconosciuta dall’Academy of Television Arts & Sciences.  

La trama ruota attorno al trono dei Sette Regni, il cosiddetto Trono di Spade, il quale in seguito alla morte del Re Robert Baratheon rimane vacante per via di una crisi di successione, ed è quindi conteso fra le maggiori famiglie di Westeros, continente occidentale dell’universo creato da George R.R. Martin, e la famiglia dei Targaryen, rifugiatisi ad Essos, ma intenzionati a ritornare a Westeros per riconquistare il trono del loro padre, usurpato da Robert Baratheon. Da questa vicenda scaturiscono innumerevoli guerre tra famiglie, matrimoni, tradimenti, divisioni e lotte interne, alle quali però, fin dall’inizio della storia, fa da sfondo l’imminente arrivo dell’Inverno, stagione glaciale che si alterna all’Estate, e con il quale, secondo le leggende, dall’estremo Nord di Westeros sarebbero scesi anche degli esseri mostruosi che avrebbero segnato la fine dell’umanità, gli Estranei

La metafora

Nonostante dalla serie tv si possano riconoscere abbastanza facilmente le analogie fra finzione e realtà, pare che George R.R. Martin non avesse originariamente scritto A song of Ice and Fire con l’intento di promuovere la missione ambientalista, anche perché nel 1991, periodo di pubblicazione del primo libro, il tema non era così sentito come lo è oggi, come lui stesso dichiarò nel 2013 durante un Q&A con i fans: “Come Tolkien, io non scrivo allegorie, almeno non intenzionalmente. Se volessi veramente scrivere un romanzo sul cambiamento climatico nel ventunesimo secolo scriverei un romanzo sul cambiamento climatico nel ventunesimo secolo”.

Tuttavia nel 2018, in una intervista per il New York Times, ammette che Il Trono di Spade sia effettivamente “una metafora perfetta per comprendere il cambiamento climatico”. Inoltre riconosce il parallelo fra la storia e la realtà nei suoi personaggi “che si scontrano per i propri interessi individuali, per la conquista di potere, status e ricchezza. E questi li distraggono a tal punto da ignorare la minaccia dell’inverno che si avvicina sempre di più (come afferma il motto della Casata degli StarkWinter is coming”) e che ha il potenziale di annientare tutti loro e il mondo che conoscono”. Nella stessa sede critica i politici mondiali, sostenendo che la lotta al cambiamento climatico debba essere “la priorità numero uno di qualunque figura politica che sia capace di guardare oltre la prossima elezione, ma sfortunatamente di questi personaggi ne esistono solo una manciata”. 

Le analogie fra la serie tv e la realtà sono innumerevoli: come il riscaldamento globale, l’avvento della Lunga Notte, e quindi dell’esercito degli Estranei, è una minaccia imminente, la quale porterebbe ad un graduale peggioramento globale delle condizioni di vita e che provocherebbe certamente la fine dell’umanità, se lasciata incontrastata.

Analogamente alla lotta contro il cambiamento climatico, la caratteristica principale della volontà di contrastare la minaccia degli Estranei risiede nell’universalità della sua motivazione, cioè la sopravvivenza, che gradualmente spinge tutti gli abitanti dei Sette Regni a voler partecipare a tale lotta. Non è più quindi un conflitto divisivo tra famiglie, tra popoli, tra fazioni politiche, ma fra i vivi e i morti, e che quindi necessita di solida unità tra popoli per essere risolto. Il pericolo degli Estranei ad esempio costringe le famiglie del Nord dei Sette Regni a mettere da parte la secolare rivalità con il popolo libero, o Bruti (popolazioni che vivono oltre la barriera, confine nord dei Sette Regni, che quindi non sono sudditi di alcun re, e che storicamente sono i responsabili di continue razzie nelle fattorie e di uccisioni di abitanti del Nord, ma che al tempo stesso vengono sterminati dai Guardiani della Notte, protettori della Barriera, nel tentativo di attraversare quest’ultima).

I vari personaggi, nel momento in cui si trovano ad esprimersi riguardo al pericolo degli Estranei assumono atteggiamenti nettamente differenti tra loro. Si possono individuare ad esempio i negazionisti (es. Cersei Lannister), i quali screditano completamente la minaccia, ritenendola una mera leggenda o addirittura una strategia politica degli avversari con il fine di ingannarli, anche dopo che vengono sottoposte loro numerose testimonianze dell’esistenza di tale pericolo. Contrapposti a questi ultimi vi sono gli attivisti (es. Jon Snow), cioè coloro che spingono ad agire, a mettere da parte le divisioni politiche e familiari in vista della lotta contro un nemico comune. In aggiunta a questi, alcuni personaggi manifestano un atteggiamento ingenuamente ottimista, poiché reputano la problematica ancora troppo lontana e non urgente, e quindi ne rimandano continuamente la risoluzione o ne sottovalutano l’entità. Come affermavano i Grandi Maestri della Cittadella “Ogni Inverno che è mai giunto è anche finito” (every winter that ever came has ended), reputando quindi non necessaria l’eccessiva preoccupazione di Samwell Tarly, e degli altri attivisti che erano invece a conoscenza dell’enormità e della letalità dell’esercito degli Estranei.

Un‘ulteriore evidente somiglianza si ritrova negli effetti che l’arrivo dell’Inverno, e anche il cambiamento climatico, porta con sé, cioè il cosiddetto fenomeno del displacement, per il quale intere popolazioni, vivendo negli stati più vulnerabili e meno equipaggiati per adattarsi agli impatti del cambiamento climatico, sono costrette a lasciare le proprie case ed a migrare verso regioni meno colpite da innalzamento delle temperature, da siccità, da allagamenti o da altri eventi meteorologici estremi, o nel caso della Lunga Notte, dal gelo. Queste condizioni invivibili portano infatti i Bruti ad abbandonare i propri territori ed a scendere a sud della Barriera, ed abitanti di stati come l’Afghanistan, Mozambico, Bangladesh, Sud Sudan, di territori dell’America Centrale, a lasciare la loro patria. Secondo il report del 22 aprile 2021 dell’UNHCR (ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati) dal 2010 in media 21.5 milioni di persone ogni anno sono obbligate a migrare a causa di emergenze meteorologiche, e circa il 90% del totale dei rifugiati provengono dalle nazioni meno preparate per rispondere ed adattarsi, rendendo i cambiamenti climatici una delle principali motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio paese.

da inserire prima delle considerazioni finali
“politicians discussing climate change” di Issac Cordal

Considerazioni finali

Sicuramente la risoluzione della narrazione degli Estranei così come è avvenuta nell’ottava e ultima stagione della serie tv non è applicabile alla minaccia concreta del cambiamento climatico, poiché nella realtà non vi è né un Re della Notte, principale nemico che una volta sconfitto si porta con sé il resto del pericolo, né un eroe che possa salvare l’umanità con una singola pugnalata. Un insegnamento che però si può trarre è che certamente nessuno si salva da solo, e che per porre fine alla minaccia del cambiamento climatico è necessaria un’azione globale e immediata, ma che al tempo stesso la mobilitazione dell’intera popolazione mondiale a poco serve se le maggiori autorità continuano ad impegnarsi a preservare i propri meschini interessi politici o utili economici. Come suggerisce il report dell’IPCC risalente ad agosto 2021, la lotta al cambiamento climatico oggi non deve essere solo una delle tante questioni politiche, ma il problema per eccellenza, non risolto il quale la maggior parte delle restanti questioni diventano insignificanti. Ha quindi la necessità di essere affrontato con decisione ed urgenza poiché “l’Inverno non sta arrivando”, l’Inverno è già qui. 

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