Già dal titolo “Il volo del gabbiano” di Franco Pucci, edizioni Narrativa e Poesia, non si può fare a meno di richiamare alla memoria la poesia di Vincenzo Cardarelli, “Gabbiani”. In volo come un gabbiano a sfiorare la vita, Pucci si muove in esemplare libertà tra le emozioni, illuminandoci di testimonianze emotive chiare e trasparenti. Il percorso poetico dell’autore parte da un saggio specchiarsi nell’esistenza, stabilendo quasi un trionfo nelle intimità personali. La vita e la poesia si mescolano continuamente, si rinnovano spingendo le parole ad un linguaggio innovativo e mai scontato. L’opera di Pucci rappresenta l’ingresso per l’anima di un uomo, con riferimenti all’amore, al dolore, a tutti quei valori acquisiti nel tempo, è una sorta di indagine critica ed elegante da approfondire nel complesso e variegato universo umano. L’attenzione per se stessi e per la scrittura, la scelta di tematiche quotidiane ed attuali, generano una purezza ed una luce adatte all’impalcatura espressiva della raccolta. Tra le poesie ve ne sono alcune che bene esprimono il volo del poeta nel sentire la vita, in “Ancora una mano, ancora”: “vorrei giocarmi ancora il cielo ai dadi/sentirli rotolare allegri sul selciato/guardarli sussultare per darmi il risultato/per amare o maledire l’ironia della sorte”.

Da “Mille e più colori”: “se potessi scegliere il colore/per descrivere i miei anni passati/userei l’iride rigogliosa di tutti i colori/della grande tavolozza della vita”. Una meditazione poetica efficace, compiuta tra scorci e immagini di vita autentica. Arricchiti da una “intensa umanità” i versi di Franco Pucci, sviscerano sensazioni dimenticate, liberazioni, destrezze di attimi e pensieri azzurri, così come un gabbiano potrebbe interpretare l’esistenza dell’uomo.

“….Ma gabbiani si nasce e non si può barare!”

Michela Zanarella

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