Immunità e democrazia diretta: una riflessione sulla piattaforma Rousseau

Il caso e la piattaforma Rousseau

Il 18 febbraio i membri del Movimento 5 Stelle iscritti alla piattaforma Rousseau hanno votato sul caso della nave Diciotti, negando l’autorizzazione a procedere contro Salvini. Il Tribunale dei ministri di Catania infatti ha recentemente presentato alla Giunta per le immunità parlamentari le accuse. Il ministro dell’Interno dovrebbe rispondere di privazione della libertà personale, sequestro di persona aggravato e abuso di potere. Di Maio ha voluto dar voce a parte dell’opinione pubblica, permettendo agli iscritti alla piattaforma da almeno 6 mesi di rispondere al quesito che verrà posto alla Giunta. «Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?». 52 mila persone hanno risposto, stabilendo che Salvini ha agito in coerenza con il suo incarico.

Quali sono le finalità di una convocazione popolare in tal senso. È utile e legittimo coinvolgere i cittadini in questioni così delicate e non di loro competenza? La democrazia diretta può o non può configurarsi come lo strumento adatto a giudicare casi di «violazione dei diritti umani»?

La piattaforma Rousseau non porta questo nome a caso, infatti, dal 2016, è la sede in cui gli iscritti al Movimento possono esercitare la democrazia diretta e vanta di aver integrato politica e mondo digitale. Enrica Sabatini, una dei quattro soci, precisa che Rousseau non è nata esclusivamente in funzione del voto. La definisce «una città, anzi un villaggio dove incontrarsi, scambiarsi idee e opinioni, formarsi e votare». L’iniziativa dei 5stelle risponderebbe quindi alle esigenze dei cittadini italiani e, a dir loro, stuzzicherebbe anche l’interesse internazionale. L’idillica presentazione della piattaforma si scontra però con diversi e criticati bug nel sistema, che non hanno tardato a presentarsi anche in questo caso. Tali imprevisti hanno scatenato le critiche dell’opposizione e messo in dubbio l’affidabilità del mezzo, nonostante i pantastellati siano fiduciosi in un perfezionamento prossimo.

L’immunità e l’intervento della democrazia diretta

È giusto che chi è al governo non sia sottoposto alla giurisdizione ordinaria dei regolari cittadini? Perché la sentenza del Tribunale di Catania deve passare per il vaglio di Senato e Camera? Gli articoli 68 e 96 della Costituzione sull’immunità hanno subito, dallo scandalo di Tangentopoli, moltissime critiche in Italia, e il M5S ha ripreso il dibattito negli ultimi anni. L’Olanda, ad esempio, ha messo a tacere ogni polemica dal 1884, equiparando lo stato dei cittadini a quello dei politici. In questo caso sembra però sembra che il movimento abbia cercato di bloccare la sentenza contro il vicepremier e molti dicono che, nel farlo, si sia nascosto dietro alla votazione popolare.

Coinvolgere il popolo in decisioni di questo genere è stato lungamente criticato dagli esperti nel settore. Si ritiene infatti che i cittadini siano facilmente suggestionabili dal marasma di informazioni che li travolgono. L’accusa di ignoranza politica ha spesso seguito gli esiti delle votazioni popolari, primo tra tutti quello del referendum inglese sulla Brexit o il referendum italiano sulle trivelle.

Lo storico Harari, nella sua ultima pubblicazione per Bompiani, “21 lezioni per il XXI secolo”, ricorda che il referendum si basa sul sentimento dei cittadini. La loro risposta al quesito è legata a una percezione soggettiva sull’argomento, e non potrebbe essere diversamente. Sembra collocarsi sulla stessa linea Luciano Canfora, quando nega la possibilità che i cittadini, e lui stesso, siano pienamente istruiti su ogni questione politica. Le critiche alla democrazia diretta ricordano al professore gli antichi metodi di voto ristretto, proporzionato al potere economico di ognuno. Saltano all’occhio casi positivi come la Svizzera, al primo posto in Europa per l’utilizzo della democrazia diretta, nonostante spesso le votazioni non raggiungano il quorum.

Quindi le critiche alla democrazia diretta inceppano in un difetto argomentativo, infatti sembrano non auspicare a una soluzione alternativa in linea con i tempi. Tuttavia, questo non vuol dire che lo strumento della democrazia diretta sia estendibile in ogni situazione. Il caso Rousseau e la polemica che lo ha seguito ci mostra che bisogna inquadrare bene dove i cittadini possono o non possono intervenire.

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Sara Iannone
Studentessa di Filologia Moderna alla Sapienza, laureata in triennale con una tesi in letteratura inglese sui racconti di Katherine Mansfield.

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