I candidati del Movimento 5 Stelle. In ordine: Gianluca Perilli, Anton Giulio Maglione, Loredana Cicerone, Roberta Lombardi e Federica Daga.

Sono state tre ore di discussione, di richieste e proposte. A volte hanno prevalso le idee, a volte i luoghi comuni, a volte semplicemente la volontà di voltare pagina su di un paese in coma etilico. Partecipano candidati al parlamento (Federica Daga e Roberta Lombardi) e alla Regione Lazio (Loredana Cicerone, Anton Giulio Maglione, Gianluca Perilli). Ma è come parlare con persone qualunque -un tratto comune ai membri del movimento. Ne consegue una prospettiva complessa per il paese, per il Lazio e per Fiano Romano, che lascia però intravedere barlumi di speranza, anche se forti criticità permangono all’interno del programma.

L’incontro, ufficialmente organizzato al fine di presentare i 20 punti del Programma 5 stelle si sviluppa col passare dei minuti in maniera ben più articolata. L’apertura è di Marcello Nicoletti, professore di Biologia, Botanica e Scienze Farmaceutiche alla Sapienza. Nicoletti parla di scienza, di relazione tra territorio e popolazione, in particolare per quanto riguarda il caso di Fiano Romano, cogliendo un punto fondamentale; l’oggetto è la tecnica, ma viene gettata luce su qualcosa che va oltre di essa, inglobando un intero modello di coabitazione umana: “io mi occupo di scienza, e scienza è una parola che va coniugata con altre due, che sono la conoscenza e la coscienza. Cioè in pratica il percorso della scienza è quello di conoscere, cioè di rendersi conto di come stanno le cose, e poi questo finisce nel comprenderle, cioè nel farle proprie, nell’interiorizzarle“. E’ questo uno degli aspetti che saranno poi centrali nell’incontro.

Media4tech di Claudio Palazzi
Marcello Nicoletti, professore di Biologia, Botanica e Scienze Farmaceutiche alla Sapienza di Roma.

Al discorso di Nicoletti segue l’introduzione da parte di una rappresentante del movimento locale -che ho il piacere di conoscere- poi tocca a Federica Daga, capolista per la camera nella circoscrizione Lazio 1. E’ sempre interessante analizzare la transizione da comune cittadino a rappresentante, e questo vale specialmente per la Daga. Una prima definizione potrebbe oscillare tra quella di una comunissima ragazza di 36 anni e quella di una temibilissima professoressa di Diritto Pubblico. Nulla invece di tutto questo. In retrospettiva il suo intervento si rivela in piena linea con la presentazione pubblicata per la propria candidatura, ma emerge qualcosa che solo dal vivo è possibile intravedere. E’ una rivendicazione in prima istanza culturale, e non semplicemente politica, sulla quale poggiano l’idea di ricostruire una politica ormai scollata dalla realtà, riconvertendo un’impostazione di fondo nella quale essa finisce per “scimmiottare […] la gestione delle società private“, che è poi indice della crescita ipertrofica delle Spa nel territorio laziale. L’idea è che si debba uscire da una logica del profitto nei servizi pubblici, a cui noi aggiungiamo la necessità che ad essa si sostituisca una logica dell’equilibrio di lungo periodo, ossia il principio secondo il quale la gestione dei servizi debba essere fondata su una stabilità di breve periodo (pareggio di bilancio delle aziende), sommata ad una minima tendenza al surplus in ragione delle necessità d’investimento. Il punto di conclusione è comunque chiaro: partecipare, in virtù di una interconnessione tra individui capace di ritrasmettere ogni soluzione scoperta all’intero sistema, creando un miglioramento complessivo della società.

Federica Daga (36), Capolista per la camera nella circoscrizione Lazio 1.

E la risposta soprendentemente arriva. Le domande sono numerose, ironiche, pulite, dotate di una forte prospettiva. E non solo domande, ma interventi, riflessioni, incitazioni a continuare. Qualcosa che Roberta Lombardi, terza in lista nel Lazio, coglie subito, invitando gli astanti a proporre, rovesciando i ruolo come uno spettatore coglie con fulminea quanto stupefacente reattività: “Allora, rispondo subito. Una cosa che mi sarebbe utile… che benissimo come siamo nati, cresciuti e diffusi con la rete. Ma dotiamoci di strumenti più… viso a viso“. La Lombardi risponde, e la risposta è un po’ un pilastro del Movimento 5 Stelle, quella di una simbiosi tra rete e incontro reale, allo scopo di una reiterazione del pensiero critico.

Ciò che invece poco convince della versione della Lombardi è l’ipotesi grilliana del bilancio nazionale come ampliamento di quello familiare, in virtù di una visione da politica semplice la cui scarsa veridicità i rappresentanti del movimento rischiano di riscontrare nella maniera più brutale. L’intervento si chiude con un monito pesante ma assolutamente centrale, in linea con quanto affermato da Nicoletti: “il cittadino deve prendersi l’impegno, perché se vota 5 Stelle, non fa una X e se ne lava le mani, e se ne riparla tra cinque anni o tra sei mesi, quanto durerà la prossima legislatura. Quello che deve essere chiaro è che se [nda: passaggio poco chiaro] voi stampate, voi da…da oggi sarete in prima persona gli attori del vostro destino“.

Roberta Lombardi, terza nella lista alla camera nella circoscrizione Lazio 1.

Scorrono le domande e i candidati rispondono ad un quesito riguardante la loro professione, con un notevole momento quando Gianluca Perilli (candidato alla Regione) annuncia di essere avvocato civilista: “so già che quando uno… metto le mani avanti: quando dici avvocato vedi tutti che guardano per terra [abbassa lo sguardo sul pavimento, tutti ridono]… o ti guardano del tipo… no, questo, buongiorno!“. Al di là delle battute, Perilli -straordinariamente- ha tutta l’aria della persona onesta (una certa novità se si ha in mente l’immagine di Ghedini). Questo nonostante il primo approccio lo distingua nettamente dagli altri candidati, lontano dall’abbigliamento informale tipico del movimento. Da spia d’allarme che sa di un possibile arrampicatore arrivano invece le inconfondibili tracce di un’etica di gran lunga più profonda: “oltre ad incamerare voti, che un po’ credo sappiano fare anche meglio certe altre parti politiche, quello che dovremmo riacquisire […], è proprio la consapevolezza, perché un voto senza una consapevolezza è una delega. “Sì, sono daccordo, ti do la mia… il mio appoggio, poi pensaci tu”. Qui interessa… a noi tutti, e qui metto voi, noi, insomma ci interessa riacquisire la consapevolezza dei nostri diritti, perché non è una cosa semplice e immediata. Ci sono persone che leggendo alcuni dei punti di Beppe Grillo, del nostro programma, che si riscoprono il fatto di essere stati defraudati dei loro diritti, certe volte fondamentali. L’acqua è uno dei diritti fondamentali dell’uomo“.

Anton Giulio Maglione, candidato alla Regione Lazio.

Tocca poi al lavoro, e la visione è sistemica, anche se l’idea proposta da Federica Daga che gli unici sindacati funzionanti siano la Fiom e quelli di basi stride in maniera un po’ troppo evidente per essere ignorata. Segue il tema giovani, su cui risponde Anton Giulio Maglione, ponendo la questione di una maggiore integrazione tra formazione universitaria e capacità di base necessarie per il mercato del lavoro, totalmente ignorate dagli atenei. Seguono i temi Imu, Irap e VIA. La fiducia con la quale i presenti si rivolgono a quelli che vedono -e che effettivamente sono- ragazzi è centrale in tutto questo: il punto non è la disperazione accumulata nel tempo, quando la speranza che i candidati sembrano riaccendere nei cittadini, secondo testuali parole di un intervento.

Gianluca Perilli, candidato alla Regione Lazio.

Naturalmente le amenità non sono pane per i denti di chi fa giornalismo, quindi chiedo di rivolgermi proprio alla capolista, Federica Daga. La domanda verte sull’ipotesi che il cambiamento culturale di cui la Daga si fa promotrice non possa essere all’effetto pratico compatibile con una politica della demonizzazione della casta. Quest’ultima infatti -chiedo- rischia di fornire un potente alibi alla popolazione che può in questo modo sentirsi svincolata da qualsiasi responsabilità. La risposta non mi soddisfa appieno, ma resta comunque piuttosto interessante: “allora, diciamo che di colpevoli ce ne sono più d’uno, anche mio padre è colpevole di questo, perché non si è ribellato a quello che succedeva, quando era un lavoratore attivo, cioè non si è mai interessato di quello che l’ha riguardato politicamente. Potrebbe essere colpevole anche mio padre in questo. Cioè, noi siamo… nel momento in cui non ci occupiamo di quello che fanno le nostre amministrazioni locali, nazionali e regionali noi siamo in qualche modo complici. Siamo complici di quello che succede se non ci liberiamo e non ci arrabbiamo, questo sì. Ti dico una cosa, in questo momento c’è una comunicazione da parte della casta un po’ particolare. Io ho notato la lista Monti. Si presenta in questo modo come spot elettorale: “noi saliamo in politica”. Come se la politica fosse qualcosa di irraggiungibile per una persona, come se tu alsassi la mano e non la puoi toccare quella cosa, tu il parlamento non lo puoi toccare, è una cosa che fa solo per lui. Ci può andare lui, ci può andare il suo amico, ci può andare la Fornero, ci può andare tutta quella gente là, solo quel tipo di persone che gestisce per anni […]. Cioè ti stanno dando questo messaggio che è completamente sballato e che è completamente scollato dalla base. La politica è una cosa che tu fai al supermercato, la fai perché scegli a chi dare i tuoi soldi, dove investire. Scegli se prendere uno yogurt fatto in Grecia, se prenderlo fatto in Germania o se prenderlo fatto dietro casa tua. Questo è. Il fatto che non voglia essere chiamato Onorevole, perché io non voglio darmi un titolo. Io non sono… io sono un’attivista in parlamento. Non voglio fare il politico di professione, io sono un’attivista [applauso]. Quando si dice due mandati e te ne vai a casa è una necessità. Anche per il proprio spirito e il proprio animo, per non farsi corrompere. […] Tu fai un servizio al cittadino”. Conclude così,  sorride e chiede se la risposta è stata completa. Fatto che certo non si ascriverebbe ad un politico. Non come lo immaginiamo ormai da molti anni.

Chiediamo poi se ritiene sia possibile indirizzare il rifiuto del conflitto di cui il movimenti si fa artefice nella lotta alla piaga del commercio di armi (citando in particolare il caso di Finmeccanica, che ne è l’ottavo produttore mondiale). La risposta che riceviamo è che l’intervento armato vada comunque stigmatizzato, pur affiancato dalla necessità di un controllo della compravendita, in special modo quando a portarla avanti sono le imprese pubbliche. Le risposte, come anticipato, non ci convincono completamente. In principal modo la limitazione della responsabilità dei cittadini a non aver fatto sentire la propria voce, negando come nel declino italiano abbia avuto un ruolo fondamentale anche la volontà della popolazione di “avere parte della fetta”. Ci si ritrova però di fronte ad una donna che -in onore a madama grazia- non può essere definita altrimenti che “cazzuta”. Certo, nessun francesismo, ma ponderato su una osservazione attenta della capolista: la Daga ti guarda negli occhi, cercando il dialogo con quella sicurezza di chi sente nel profondo ogni parola che dice e proprio in virtù di questo tenta di convincere l’altro. Difficile quindi non provare un certo rispetto.

L’ultimo argomento particolarmente degno d’attenzione spunta verso il finire dell’incontro: l’uscita dall’Euro. La posizione del Movimento è molto intelligente ed sostanzialmente analoga a quella sostenuta da Grillo. Conoscere per deliberare, per citare Einaudi: “informiamoci prima di tutto, e poi facciamoci un referendum sopra“. A lasciarmi perplesso è la convinzione che tale politica non sia perseguibile. Il referendum sarebbe dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale ancor prima di essere proposto ai cittadini, avendo la Corte facoltà di controllo preventivo. Sarebbe infatti lesivo dell’articolo 75, che dichiara illegittimo il referendum su atti di ratifica dei trattati. Le uniche vie d’uscita al riguardo sarebbero la possibilità di indicare il Trattato di Maastricht come lesivo dei principi fondamentali della costituzione, il che sarebbe comunque piuttosto difficile. In seconda instanza si potrebbe optare per la denuncia del trattato. Naturalmente una discussione al riguardo sarebbe in questo articolo proibitiva, ma si pone per i rappresentanti del Movimento un nodo fondamentale, attorno al quale ruoterà la politica comunitaria almeno dei prossimi 5-10 anni. L’uscita dall’Euro, così come la limitazione degli scambi commerciali tramite l’applicazione del principio del chilometro zero, sul lungo periodo potrebbe essere foriera di una progressiva chiusura reciproca tra i paesi europei: nel momento in cui le popolazioni non hanno più la possibilità di una esperienza reciproca l’instinto nazionalista tende a diventare più forte (il caso greco ne è un drammatico esempio). Abbiamo quindi urgente bisogno di un nuovo umanesimo, e ciò che è stato possibile vedere in questa giornata può essere un segnale di una diversa visione della realtà e del rapporto tra esseri umani, improntato sulla responsabilità reciproca. Le premesse sono positive, ma dobbiamo farcela. Dunque non ci resta che mutuare da Napoletano le parole che -nell’infuriare della crisi economica- possono oggi essere altrettanto necessarie di fronte ad una crisi politica, etica e civile: FATE PRESTO.

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