Dal dolce all’amaro. Il sapore dello zucchero per l’industria europea è cambiato drasticamente negli ultimi tre anni. I prezzi sono in declino a causa dei consumi in ribasso, mentre la concorrenza straniera si fa sempre più feroce.
Cosa succede all’industria Europea dello zucchero
C’è una tendenza in corso da un po’ di anni che riguarda i consumi di zucchero nel vecchio continente, che stanno seguendo una traiettoria discendente. Un calo che fa felici i medici , ma colpisce duramente l’industria Europea dello zucchero, soprattutto quando si tratta di piccole e medie imprese. Anche se oggi produce di meno, comunque è ancora troppo rispetto a quanto se ne consuma. E anche rispetto a quanto se ne importa dall’estero.
Il colpo più forte all’industria europea dello zucchero arriva dal calo dei prezzi, che sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi tre anni. Una tonnellata del dolcificante più famoso al mondo costa poco più di 500 euro per tonnellata, un terzo in meno rispetto a quanto si pagava l’estate scorsa.
Il ruolo della concorrenza
Oltre al calo dei consumi interni, c’è anche la forte pressione della concorrenza straniera. Dal biennio 224-2024 le operazioni di import dall’Ucraina hanno avuto trading con volumi sempre maggiori. Ciò ha contribuito all’aumento delle scorte e di conseguenza innescato il calo dei prezzi.
Un aumento dei costi e le normative rigide
Un altro fattore critico per le industrie europee dello zucchero è l’aumento dei costi di produzione, trainati principalmente dall’incremento delle materie prime agricole e dall’energia. Ma un altro fattore frenante è la normativa europea molto più rigida rispetto a quella dei competitor stranieri, cosa che favorisce le importazioni di zucchero dai paesi extra-UE.
Conseguenze per l’industria Europea
La compressione del prezzo dello zucchero ha provocato una riduzione dei margini di profitto. L’esempio più eclatante è quella di Tereos, l’azienda francese leader di mercato, che nel secondo trimestre di quest’anno ha visto i ricavi crollare del 25% e maturare una perdita di 22 milioni di euro. Uno scenario analogo lo ha vissuto anche la tedesca Sudzucker, altro top player dell’Industria Europea. Ben cinque zuccherifici sono stati chiusi nel vecchio continente durante quest’anno, portando il livello degli impianti operativi a 83. Anche le superfici coltivate si sono ridotte, e di conseguenza la produzione.













