Sandakan, la pattumiera della Malesia. Photo Claudio Palazzi

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Borneo, l’isola dalle possibilità sprecate.

Spiagge da sogno. Foreste equatoriali con una varietà di flora e di fauna da far invidia a qualsiasi ecosistema del pianeta. Urbanizzazione eterogenea: città in equilibrio tra baracche, edifici coloniali e grattacieli con architetture avveniristiche. Questo è il potenziale della Malesia, lo stato del lontano Oriente che conosciamo grazie ai romanzi di Salgari. Fortunatamente però lo scrittore non ha avuto modo di osservare in modo empirico i luoghi incontaminati delle sue fantastiche narrazioni,  battuti dal temerario pirata malese Sandokan e dai suoi acerrimi nemici inglesi. La reazione del  romanziere nostrano al degrado in cui vengono lasciate alcune isole, un tempo abitate dai pirati che hanno ispirato le gesta del suo celebre personaggio, potrebbe essere di profonda delusione e sconforto.

 

È incredibile come un popolo di grande cultura come quello malese possa dare sfoggio di tale inciviltà. Come ogni ex colonia risente ancora delle difficoltà che uno stato giovane deve affrontare dopo aver ritrovato la tanto sospirata indipendenza. Ma un vantaggio ereditato dai coloni inglesi è stata l’acquisizione della lingua più  parlata nell’era della globalizzazione.

 

La Malesia arranca. Difficile è il percorso da intraprendere per entrare nel mondo delle grandi potenze internazionali. È da poco che la Cina, colosso orientale, ha raggiunto il secondo posto tra le economie mondiali sorpassando il Giappone. L’India non tarderà molto a raggiungere le vette dell’economia internazionale. L’oriente è destinato, quindi, a divenire il polo della futura economia e la Malesia farebbe bene a rimanere al passo. Non è abbastanza sfoggiare lo sfarzo architettonico a Kuala Lumpur delle torri gemelle denominate Petronas. Così come gli innumerevoli grattaceli presenti nel quartiere centrale.

 

La Malesia è stata ed è uno dei più importanti crocevia del commercio di tutti i tempi. Naturalmente, per questo motivo, in passato è stata preda ambita dalle grandi potenze occidentali nell’impetuosa espansione dei loro imperi verso l’oriente.  Lo sviluppo economico iniziò con la colonizzazione da parte dei portoghesi della zona occidentale della penisola. Qui lo stato di Lisbona fondò la città di Malacca che divenne per secoli un porto di grande importanza per gli scambi commerciali che avvenivano tra l’emisfero australe e quello boreale ad oriente del planisfero. Nel XVI secolo il testimone passò agli olandesi che, a loro volta, furono costretti a farsi da parte a vantaggio degli inglesi. Così nella seconda metà dell’ottocento, la Gran Bretagna riuscì a strappare anche la città di Malacca e l’isola di Singapore ai conquistatori rivali. L’odissea dello stato malese non era ancora finita, durante la seconda guerra mondiale fu conquistato dai giapponesi. Questi rimasero fino al 1945 quando lo stato passò nuovamente agli inglesi vincitori della guerra. Un acceso nazionalismo,  stimolato dal fenomeno mondiale della decolonizzazione, portò i malesi a ottenere l’autonomia nel 1946.  In seguito, nel 1957 venne creata la Federazione Malese che allora comprendeva il Borneo e Singapore, che più tardi praticò la secessione costituendosi in uno stato autonomo. L’enorme isola del Borneo è stata contesa fino ad epoche recenti tra Malesia, Brunei e Indonesia. Finalmente si è arrivati a negoziati che hanno stabilito l’attuale composizione territoriale.

 

Le diverse culture che hanno conquistato la Malesia nei secoli hanno dovuto confrontarsi ripetutamente con la spietatezza dei pirati del Borneo che depredavano le loro imbarcazioni sentendosi legittimati dall’atteggiamento di conquistatore che gli occidentali ostentavano. Come tutte le colonizzazioni occidentali anche qui non è stato lasciato molto di buono. L’arretratezza dimostrata per anni dopo l’indipendenza ne è la testimonianza. Certo ultimamente lo stato malese sta dimostrando un’evoluzione che presto lo vedrà uscire dalla lista dei paesi del secondo mondo. Ma ancora la differenza dai paesi occidentali è palpabile. In particolar modo la sporcizia e il poco senso civico che dimostrano. Eppure sono persone socievoli, pacate, educate e molto simpatiche. Ma la dicotomia ambientale malese rende il paese un’anomalia se paragonato all’occidente.

 

È ad ogni modo ovvio che anche gli stati occidentali inquinano a livelli indecorosi ma cercano di nasconderlo all’occhio del turista sprovveduto. Invece in Malesia i mari da sogno, quelli che noi viaggiatori fantastichiamo da casa vedendo le immagini in foto pubblicitarie o sugli schermi televisivi, vengono usati come pattumiera. Vengono i brividi quando si vedono i pacifici malesi di diverse etnie, a seconda dello stato federato in cui ci si trova al momento, prendere il secchio della spazzatura (naturalmente contenente tutti i rifiuti di ogni genere dall’umido alla plastica al vetro) e svuotarlo pacatamente in mare. Così come se nulla fosse. Impressionante anche come i bambini giochino a palla tra topi e immondizia e vadano in barca in acque sommerse dai rifiuti. Qualche cosa cambia nelle grandi città come Malacca che è patrimonio dell’Unesco, ma mai abbastanza per conservare questo titolo.

 

Certo noi italiani ne sappiamo qualche cosa di problemi con i rifiuti, come dimostrano le vicende campane, ma perlomeno i fatti hanno suscitato l’avversione dell’opinione pubblica nostrana. Purtroppo nei paesi in difficoltà economica le organizzazioni internazionali sono spesso più tolleranti in materia di sanzioni per l’inquinamento. Questo per non ostacolare un difficile sviluppo industriale nel caso sia notevolmente arretrato rispetto l’economia mondiale. Ma la Malesia negli ultimi trent’anni ha conosciuto un fortissimo sviluppo economico, trasformandosi da paese in via di sviluppo ad uno dei paesi più ricchi del sud-est asiatico, non più dipendente soltanto dalla produzione ed esportazione di materie prime. La Nuova politica economica malese l’ha portato a essere leader mondiale nella produzione di componenti elettronici e primo paese del Sud-Est asiatico per l’assemblaggio e l’esportazione di autoveicoli. Anche i settori dei servizi, del turismo  e della finanza hanno raggiunto livelli notevoli. Ma, probabilmente, la ragione di tanta trascuratezza dipende dalla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Molti contadini della Malesia peninsulare, così come nel Sabah e Sarawak, dipendono ancora da un’agricoltura di sussistenza. Nelle isole intorno alla nota Sipadan vivono spesso i così detti “zingari di mare”, famiglie poverissime che vivono di stenti e sono  la principale causa d’inquinamento di quei luoghi, nonostante si tratti di persone alquanto disponibili e socievoli. Manca quindi una normativa efficacie e un’educazione al rispetto della natura che poi altro non è che la loro casa. In fondo, ragionando in termini economici,  potrebbe essere fonte della loro ricchezza divenendo uno dei posti turistici più belli del mondo.

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