Uno dei temi più caldi negli ultimi mesi è senza dubbio l’intelligenza artificiale. L’economia guarda a questa tecnologia che avrà un impatto enorme a livello globale, ed è proprio per questo continua a catalizzare investimenti e suscitare l’interesse dei mercati.

La corsa (eccessiva?) agli investimenti

intelligenza artificialeL’euforia ha spinto verso l’estensione del ciclo di investimenti nella IA, ma al punto tale da poter creare degli squilibri tra aspettative e realtà che via via diventeranno sempre più forti.
Ciò significa che dietro questo boom ci sono dei fattori di allerta che non vanno sottovalutati. Si rischia infatti di rivivere lo scenario che sul finire degli anni Novanta portò alla scoppio della bolla dot-com.

Alcuni indicatori chiave del mondo degli investimenti stanno infatti evidenziando uno scenario identico a quello che c’era all’epoca. Più precisamente, gli esperti mostrano le grandissime analogie che ci sono con l’anno 1997, ossia due anni prima del punto di rottura.

Il picco degli investimenti e i profitti attesi

Un enorme somiglianza tra lo scenario attuale nell’intelligenza artificiale e la situazione che c’era prima dello scoppio della bolla delle dot-com è dato dal picco degli investimenti. All’epoca toccarono il 15% del PIL americano ed anche in questo caso la spesa in conto capitale, soprattutto da parte delle Big Tech – ossia le aziende più famose nel mondo – è prevalentemente indirizzata nell’intelligenza artificiale.

Uno dei fattori che sorregge la corsa dell’intelligenza artificiale è l’aspettativa di profitti sempre più elevati. In realtà non c’è nessuna garanzia che andrà proprio così, e come accade nel 97 la redditività in deterioramento potrebbe far scoppiare improvvisamente la bolla.

La questione del debito è il ruolo della politica monetaria

Ci sono altri due fattori di criticità per il mondo degli investimenti e dell’intelligenza artificiale. Il primo è il deficit finanziario, ossia il rapporto tra debiti e profitti. La corsa agli investimenti e nell’intelligenza artificiale ha spinto con forza l’indebitamento delle società. Anche se il rispetto attiva il comportamento è decisamente più prudente, comunque questo rimane un campanello d’allarme.

E poi c’è la politica monetaria. Negli anni 90 l’epoca dei tassi di interesse bassi alimentò la disponibilità di denaro liquido e spinse all’euforia i mercati, diventando un potente amplificatore della crisi. Oggi lo scenario si avvia in quella direzione perché la Fed ha già tagliato tre volte i tassi sul finire del 2025 e altri ancora ne farà nel 2026 (secondo gli esperti Pocket Option Italia). L’abbondante liquidità sul mercato alimenta la speculazione sui mercati azionari, incrementando il rischio di valutazioni eccessive.

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