
ISCHIA NELLA STORIA
L’isola di Ischia era abitata già nel Neolitico, come testimoniato da vari reperti ritrovati sull’isola e passò in seguito sotto il dominio romano. In questo periodo l’isola divenne un centro manifatturiero: sono state infatti ritrovate fabbriche di vasellame e fonderie di piombo e stagno, ma fu anche un centro di scambi molto proficuo. La sua importanza durante il periodo romano fu ulteriormente certificata dal fatto che, come riportato dallo stesso Virgilio nella sua massima opera, l’Eneide, Enea vi fece scalo. Inoltre l’isola venne riconosciuta dallo stesso poeta come l’isola Arime, nominata nell’Iliade di Omero (II, 783). Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’isola entrò prima a far parte dei territori di Odoacre e, successivamente, del regno ostrogoto di Teodorico il Grande nel 493, a seguito dell’invasione longobarda, ed infine divenne parte del ducato bizantino di Napoli nel 568. Durante questo periodo Ischia fu soggetta a varie scorribande da parte dei saraceni (ovvero arabi e berberi) volte a saccheggiare e catturare schiavi, non ad ottenere territori. La resistenza della popolazione alle scorribande saracene aveva il suo fulcro nel castello di Gerone dal quale si riuscivano prima ad avvistare i saraceni e poi ad avvisare i contadini dell’arrivo con una specie di corno: a quel punto i contadini potevano ripararsi o nello stesso castello fortificato o nelle grotte presenti nell’isola.
Nel 588 il dominio diretto su Ischia venne concesso a Napoli e nel XVII sec. l’isola ebbe un suo governatore proprio, che ottenne il titolo di conte. L’economia ischitana restò comunque legata, come in epoca romana, alla terracotta e alla metallurgia. Questi sono gli anni in cui Ischia comincia a chiamarsi così: in una lettera del papa del 598 egli si riferisce ad Ischia con il termine “de insulis”. L’evoluzione fonetica che subirà poi la parola porterà al nome attuale, ovvero proprio Ischia. Altre informazioni sullo stato dell’isola nel Basso Medioevo le ritroviamo in un documento del 1036, che certifica l’esistenza sull’isola di almeno due conventi. Inoltre si ha notizia di un terribile terremoto che colpì l’isola e uccise più di 700 persone nella prima metà del 1200; successivamente, nel 1301(o 1302, non si hanno notizie certe) vi fu inoltre una terribile eruzione di natura vulcanica. Nel 1266 la Sicilia, e con essa Ischia e Napoli, passarono a Carlo I d’Angiò, fratello del re di Francia. Il dominio dei d’Angiò fu stabile fino al 1442, con l’inizio del dominio aragonese sul regno di Napoli da parte di Alfonso V di Aragona. Questi aveva infatti il favore Giovanna II d’Angiò, che non aveva eredi propri, ma non dei baroni, che avrebbero preferito il francese Luigi II d’Angiò.
Interessante è inoltre il ruolo dell’isola nella letteratura medievale: va infatti ricordato che una delle novelle del Decameron di Boccaccio, la sesta, parla proprio di Ischia. La novella racconta infatti di una giovane donna ischitana, Restituita Bulgaro, che venne rapita da marinai siciliani e successivamente liberata dal suo innamorato, Giovanni da Procida.
Ottenuto il controllo di Ischia, Alfonso V fortifica il castello e si prepara ad attaccare e, successivamente, conquistare Napoli nel 1443. Alla sua morte la corona passa al figlio, Ferrante o Ferdinando I, che tenta di riprendere controllo dell’isola lasciata da suo padre alla sua favorita, Lucrezia d’Alagno. La riconquista avviene solo parzialmente, anche a causa della discesa verso Napoli di Carlo VIII d’Angiò, pronto a riaffermare il primato francese sull’Italia meridionale. Ischia diventa a questo punto il rifugio per i regnanti di Napoli che si diressero poi verso Messina, lasciando la guida dell’isola al marchese Innico d’Avalos. Vista la sua forte opposizione alla tentata conquista dell’isola di Carlo VIII, questi ordina a Ludovico Sforza di attaccare e riconquistare l’isola, cosa che non riuscirà a fare a causa della resistenza del marchese.
Sconfitti i francesi, il regno di Napoli, comprendente anche Ischia, passa a Ferdinando il Cattolico nel 1504, diventando viceregno spagnolo per oltre due secoli. Il fervore iniziale presente nell’isola a causa della vivace corte di Costanza d’Avalos e, in seguito, di Vittoria Colonna, alle quali Ferdinando il Cattolico aveva concesso il dominio dell’isola venne meno con l’inizio dei saccheggi ad opera di Ariadeno Barbarossa, corsaro ottomano. L’isola divenne proprio a causa di queste incursioni più povera e le attività principali della popolazioni si ridussero all’agricoltura e alla pesca.
Ultimo cambio dinastico lo abbiamo nel 1734, con il ritorno dei francesi della dinastia Borbone. La dinastia dei Borbone a Napoli durò però relativamente poco a causa della Rivoluzione francese e successivo al impero napoleonico. I francesi occuparono anche Ischia iniziando una serie di riforme che toccarono tanto la sicurezza dell’isola quanto il sistema finanziario. Il dominio francese sull’isola venne confermato dal Congresso di Vienna, ma la situazione resse per pochi anni: nel 1861 abbiamo infatti l’unificazione italiana ed anche Ischia, insieme al resto del Regno delle due Sicilie, diventa territorio italiano.
Il ‘900 non è un periodo felice per l’isola tra alluvioni, fenomeni sismici, alto tasso di emigrazioni e povertà diffusa. La stessa II Guerra Mondiale peggiora notevolmente l’attività dei pescatori a causa del divieto di pesca notturna e del coprifuoco, nonché del razionamento delle risorse. Inoltre Forio, nella zona ovest dell’isola, subisce un pesante bombardamento, l’unico subito dall’isola durante la guerra, nel quale muoiono alcune persone.
LA CULTURA ISCHITANA
Il cibo
La cultura gastronomica ischitana si caratterizza per uso di prodotti semplici e locali. Tra i piatti più popolari troviamo sicuramente il coniglio all’ischitana (un coniglio cotto in un tegame di terracotta con pomodoro, aglio e basilico), il cornetto di Calise (pasta sfoglia e brioche ripiena di crema ed amarena, prende il nome dall’omonima pasticceria), la zingara ischitana (un panino con prosciutto crudo, mozzarella, pomodori, insalata e maionese) ed il pollo alla fumarola (cotto nella sabbia bollente, scaldata dalle numerose fumarole esistenti sull’isola).

I monumenti più celebri
Il monumento più celebre dell’isola è certamente il Castello Aragonese ad Ischia Porto che assume tale nome in quanto venne nell’epoca di dominazione aragonese rinforzato. Il castello viene anche chiamato Castel Gerone, dal tiranno che fu probabilmente il primo ad ergerlo sull’isolotto. Con gli anni il castello è stato rafforzato ed impreziosito con elementi architettonici di indubbia valenza artistica.
Altra costruzione di indubbio valore sono i Giardini La Mortella, ovvero il museo-giardino creato da Lady Walton, moglie dell’omonimo poeta, nel 1958. I giardini ospitano una grande varietà di specie vegetali provenienti da ecosistemi differenti: si possono infatti trovare tanto le felci provenienti dall’emisfero australe, quanto le aloe sudafricane e i rampicanti provenienti dalle Filippine, per non parlare delle specie originarie di Nuova Zelanda, Cile o Argentina.
Altra piccola perla dell’isola è la Chiesa del Soccorso, piccola chiesa bianca votata al culto della Madonna della Neve costruita su un piccolo promontorio a picco sul mare nella cittadina di Forio. Il nome deriva dal crocifisso del soccorso: un crocifisso in legno che, secondo la leggenda, fu ritrovato in mare da dei marinai. Questi restarono, a causa di una tempesta, bloccati ad Ischia e, per proteggere il crocifisso, lo nascosero nel convento del Soccorso. Quando tentarono di recuperare il crocifisso terminata la tempesta, questo non fu più possibile. Il crocifisso rimase quindi ad Ischia a protezione di tutti i marinai. Lo stile architettonico della chiesa è greco-bizantino.
Le acque termali
Prima usate dai Greci per curare le ferite di guerre in quanto erano considerate altamente curative e rigeneratrici (il tempio di Apollo, dio del sole ma anche della medicina, a Delfi sorgeva in una località termale) e poi dai Romani, che le esaltarono come area di relax con la costruzione di varie thermae pubbliche, Ischia è uno dei maggiori centri termali in Europa grazie alla sua natura vulcanica. Nell’isola sorgono infatti moltissimi centri e parchi termali che sono tanto un’attrazione per i turisti quanto un patrimonio e fonte di reddito per gli abitanti. Tra i parchi termali più importanti dell’isola ricordiamo il Negombo a Lacco Ameno, i Giardini Poseidon a Forio, il Parco Termale Castiglione a Casamicciola e le Terme di Cavascura vicino la spiaggia dei Maronti.

ISCHIA: PRO E CONTRO
Ischia ha moltissimi punti a favore: il tempo mite, l’acqua termale, una cittadinanza gentile e disponibile e bellezze naturali invidiabili. Tra i maggiori pro sicuramente c’è l’ottima conservazione dei paesaggi che vengono valorizzati al massimo: l’isola è infatti estremamente pulita e ben tenuta, con strade e marciapiedi in perfetta condizione. Nelle passeggiate lungo il mare inoltre non è raro trovare dei vasi di piante in fiore che, oltre a dare un tocco di colore, aiutano anche le api e gli altri impollinatori nella conservazione della specie. Ischia ha infatti un’amministrazione particolarmente attenta alle specie dell’isola, dai pesci fino ad arrivare alle anatre, che hanno una propria area riservata lungo le spiagge di Forio. Altro grande pro sono proprio gli stessi cittadini che, incarnando lo spirito della buona ospitalità, fanno sentire come fossero a casa propria i turisti. La vita pacifica dell’isola quindi, lontana dal caos cittadino, può sicuramente risultare come un grande vantaggio.
Ovviamente esistono anche diversi lati negativi come la difficile accessibilità, il fatto che si tratta di una terra a forte propensione sismica e la stessa presenza dei turisti. Essendo infatti separata dal resto del continente dal Mar Tirreno, gli abitanti di Ischia per raggiungere il posto di lavoro o le scuole devono prendere tutte le mattine un traghetto o un aliscafo che li porti a Napoli: è facilmente intuibile come questo possa diventare a lungo andare un tratto negativo della vita sull’isola. Inoltre, essendo Ischia molto piccola, risulta a volte difficile trovar parcheggio, anche per la presenza in alta stagione di turisti con le proprie macchine. Rispetto all’attività sismica, è insindacabile che le aree a formazione vulcanica o a presenza vulcanica siano quelle a maggior rischio ed Ischia, in quanto isola a formazione vulcanica, non è esclusa. Già dai tempi più remoti si sperimentavano tali fenomeni ed ancora oggi non è raro trovare notizie del genere sui giornali: ricordiamo infatti il terremoto che colpì il comune di Casamicciola nel 2017 e che uccise 2 persone. Infine i turisti: è infatti possibile che lo stesso turismo, fonte di reddito, possa divenire un problema a causa del sovraffollamento dell’isola nei periodi di alta stagione e al comportamento poco rispettoso di alcuni turisti.
ELENA FERRANTE: L’ISCHIA DI LILA E LENÙ
La scrittrice Elena Ferrante nella sua tetralogia “L’amica geniale” descrive spesso Ischia e la usa come scenario per l’estate delle due protagoniste, Lila e Lenù appunto. Le due, grazie ad una conoscenza della loro vecchia professoressa delle elementari, sono invitate a soggiornare ad Ischia durante tutta l’età adolescenziale e vi fanno in seguito ritorno anche da adulte con mariti e figli.
Ischia diventa quindi una fuga dal loro rione, dalle responsabilità e dalle pressioni esterne: è un luogo di giornate felici e spensierate in cui prendere il sole e avere le prime cotte. Per entrambe le amiche la cotta sarà Nino, un loro ex compagno delle elementari che vivrà con tutte e due relazioni complicate. Ischia è il luogo della giovinezza per eccellenza, delle giornate al sole e delle lettere scritte di nascosto, ma anche dei litigi furibondi e delle gelosie latenti che entrambe le ragazze provano nei confronti dell’altra: Lila perché Lenù può studiare mentre lei è costretta a sposarsi a soli 16 anni, Lenù perché Lila mantiene la sua mente sveglia e sembra sorpassarla in ogni cosa, lasciandola indietro.











