Esistono film che hanno il potere di far riflettere, in quanto affrontano tematiche che non si limitano alla pellicola cinematografica ma vanno ben oltre, sino a coincidere con l’attualità: è questo il caso di It ends with us – Siamo noi a dire basta.
Un caso mediatico: dal romanzo al film
Il film é tratto dall’omonimo romanzo di Colleen Hoover, scrittrice statunitense di romance, ossia romanzi d’amore, che arriva in Italia nel 2015 con il romanzo Tutto ciò che sappiamo dell’amore, guadagnandosi sin da subito molti lettori.
Tuttavia, il successo dell’autrice arriva nel 2022 proprio grazie all’uscita del romanzo che è stato d’ispirazione al cinema.
In breve tempo il romanzo divenne un caso mediatico grazie al Booktok, fenomeno nato su TikTok che consiste nel condividere recensioni, discussioni e consigli sui libri, influenzando gli amanti della lettura. Molti furono gli utenti, nonché lettori, che condivisero reazioni positive sul romanzo e mostrandosi addirittura in lacrime dinnanzi allo schermo dello smartphone, convinsero coloro che ancora non lo avevano letto ad acquistare un romanzo così promettente e di una grande sensibilità.
Così da romanzo divenuto famoso attraverso video virali sul piccolo schermo degli smartphone, It ends with us diviene un film e arriva sul grande schermo nel 2024, diretto dal regista Justin Baldoni, nonché co- protagonista insieme alla famosa attrice Blake Lively.
È subito un gran successo, proprio in virtù dei temi delicati e fortemente attuali messi in scena: gli abusi famigliari, la mascolinità tossica e la violenza sulle donne.
Tuttavia, il film non è sfuggito alle numerose critiche di una narrazione drammatica ma troppo “romanticizzata”, nel senso che, sebbene il film affronti temi delicati, lo fa secondo il canone del romance, minimizzandoli. Più volte, difatti, la protagonista giustifica i gesti del protagonista, come se si trattasse di una storia d’amore idealizzata e non di un dramma realistico e coraggioso.
Tra l’altro, questa è la stessa critica rivolta all’attrice Lively, che ha presentato il film al pubblico con uno slogan condiviso sui social, che sa di romantico e non ha nulla a che vedere con la drammaticità della storia:
“Prendete le vostre amiche, indossate i vostri vestiti floreali e andate a vederlo”.
Inoltre, il film è stato molto chiacchierato anche a causa della controversia tra i due protagonisti, coinvolti in una causa intentata da Lively contro Baldoni, per molestie e per una campagna pubblicitaria contro la sua reputazione. Tali accuse furono riportate dal New York Times, che fu querelato successivamente dal protagonista del film.
Dal romanzo al film, dunque, un vero e proprio caso mediatico quello di It ends with us che nel bene e nel male, ha fatto tanto parlare di sé.
La trama del film
Lily Bloom è una giovane ragazza che si porta dietro ricordi traumatici del padre, ormai defunto, che abusava violentemente della madre, portandola a provare risentimento non solo nei suoi confronti ma anche verso la stessa madre, per essere rimasta con lui e non averlo mai lasciato. Si trasferisce a Boston, dove realizza il suo sogno di aprire un negozio di fiori e casualmente incontra Ryle Kincaid, un neurochirurgo di cui si innamora e con cui si sposa.
Fin qui tutto bene, fin quando Lily inizia a vedere in Ryle lati oscuri che le ricordano il rapporto problematico e violento dei suoi genitori.
Ryle, infatti, si rivela attraverso uno schiaffo di rabbia a Lily, una spinta datale per le scale, una violenta scenata di gelosia nei confronti di Atlas, il primo amore di Lily, rincontrato nel suo ristorante, dove per puro caso i due protagonisti erano a cena. Tali gesti violenti vengono giustificati dalla confessione di Ryle di aver sparato accidentalmente al fratello Emerson da bambino, uccidendolo, portandosi dietro un trauma irrisolto che gli causava attacchi di rabbia incontrollata.
Lily, lo perdona e le cose sembrano andare nuovamente bene tra i due finché Ryle non trova e legge il vecchio diario di Lily adolescente e credendo che lei abbia una relazione con Atlas, cerca di violentarla.
Lily riesce a scappare e si rifugia da Atlas, che la porta in ospedale per degli accertamenti, dove scopre di essere incinta di Ryle.
Decide di portare avanti la gravidanza ma di prendersi una pausa da Ryle, difatti pur permettendogli di aiutarla nei pochi mesi prima del parto, ne rimane distaccata emotivamente.
Dopo aver partorito una bambina, a cui dà il nome del fratello defunto di Ryle, Emerson, Lily si rende conto che né lei né sua figlia meritano un amore violento e così chiede il divorzio a Ryle, il quale la supplica di ripensarci ma Lily è brava a fargli capire il suo punto di vista, quando gli dice:
“Non è per me, è per lei … e se un giorno lei ti venisse a dire il mio ragazzo mi ha picchiata, che le diresti? Oppure, mio marito mi ha spinta giù dalle scale ma lui dice che è stato un incidente, è tutto ok. Oppure, mio marito mi ha immobilizzata e io gli ho scongiurato di fermarsi ma lui mi ha giurato di non farlo mai più.Che cosa le diresti se la persona che lei ama le stesse facendo del male, che cosa le diresti?”
È a quel punto che Ryle dimostra di aver capito, rispondendo:
“La supplicherei di lasciarla”.
E qui le famose parole che Lily rivolge alla figlia alla fine della scena post-parto in ospedale, da cui è tratto il titolo del film:
“Finisce qui, piccola. Con te e me. Siamo noi a dire basta”.

Il film si conclude con Lily che a distanza di qualche anno, rincontra Atlas, con il quale lascia intendere di essere pronta a intraprendere una nuova storia d’amore.
Storie di donne che non hanno avuto il tempo di dire basta
La storia di Lily ci insegna che un amore fatto di violenza non è amore e che i cicli tossici si possono chiudere, così come le lezioni apprese in famiglia si possono mutare, sebbene con grande coraggio. Sì, perché di coraggio si tratta quando la protagonista sceglie di dire basta alla violenza di Ryle, affinché lei non diventi una vittima come sua madre e sua figlia non cresca nello stesso ambiente disfunzionale in cui è cresciuta lei.
Tuttavia, questo coraggio non appartiene a tutte le donne, come dimostra la madre di Lily, che per anni ha subito le violenze del marito. Molte, infatti, sono le storie di donne che in nome di quello che credono sia amore, ma in realtà non lo è, si sottomettono alla figura maschile violenta, credendo ingenuamente che l’atto di violenza subito possa essere l’ultimo. Molte altre, invece, sono le storie di donne che non hanno avuto nemmeno il tempo di essere coraggiose e di dire basta, perché uccise in modi immediati, atroci e inimmaginabili da uomini violenti che paradossalmente dichiaravano loro amore.
I numerosi casi di femminicidi che purtroppo si verificano sempre più frequentemente ne sono la prova tangente.
Ecco, che questo film può essere considerato in nome di tutte quelle donne vittime di femminicidi e di tutte quelle che possono ancora salvarsi da uomini del genere. Il messaggio che si vuole infondere in loro è quello del coraggio, perché d’altronde, per dirla attraverso due recenti titoli cinematografici che parlano della forza delle donne, sono dei “Diamanti” (film diretto da Ferzan Ozpetek) e per ognuna di loro “C’è ancora domani” (film diretto da Paola Cortellesi).
Il problema è culturale e si chiama patriarcato
Invogliare le donne al coraggio e alla lotta contro la violenza è sicuramente il messaggio positivo che il film trasmette, ma invita a riflettere anche sul fatto che le donne non sono nate per lottare contro uomini violenti, sono nate per essere libere.
Allora, quello che occorre come base di una buona società, che non costringa le donne a lottare contro la violenza, non è dunque l’educazione delle figure maschili?
Ma non basta, occorrono giustizia e pene certe da parte di una politica che è chiamata ad affrontare il problema culturale del patriarcato, che costringe le donne a lottare contro uomini violenti che le ritengono di loro possesso e le vogliono solamente mogli, madri e “angeli del focolare domestico”.
Se le cose stanno così, si avrà una società per bene, non più basata sul primeggiare della forza e violenza degli uomini sulle donne, quando tutte le donne saranno in grado di dire basta o quando tutte le donne non dovranno più dire basta?




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