Sono tante le ragioni che spingono donne e uomini a partire per destinazioni spesso sconosciute, con la speranza di avere una vita migliore per se stessi, ma soprattutto per la loro famiglia. La mia storia Direttore Claudio Palazzi

Questa è la mia storia, la storia di una bambina che all’età di un anno è stata lasciata alle cure di sua nonna materna, perché i suoi genitori erano alla ricerca di una vita migliore per la propria figlia. Circa 22 anni fa i miei genitori hanno preso una difficile decisione, ossia quella di partire, lasciare la loro figlia, lasciare i proprio familiari, i loro amici, lasciare il posto dove sono cresciuti e che loro conoscono bene, per andare alla ricerca di un futuro migliore, verso una paese del tutto sconosciuto, con una lingua e una cultura completamente diversa alla quale essi erano abituati. Un giorno hanno preso l’aereo con destinazione Italia, essendo troppo piccola non ho dei ricordi di quel momento ma sono sicura che è stato difficile, più che altro sofferto perché significava abbandonare tutto e tutti senza sapere quando sarebbero tornati ma con la speranza che il loro sacrificio abbia dei loro frutti. 

Da quel giorno sono stata lasciata alle cure di mia nonna, alla quale gli è stata affidata una grande responsabilità ossia quella di prendersi cura di me e di crescermi. Crescere una bambina che si era sua nipote, ma che non era sua figlia, e nonostante non era obbligata a farlo mi ha tenuta con sé, mi ha cresciuta, è stata sempre al mio fianco sopportandomi, ma soprattutto supportandomi e amandomi come se fossi sua figlia, senza mai chiedere nulla in cambio. Lei è stata mia madre, l’unica madre che io abbia conosciuto durante la mia infanzia e che consideravo come tale, perché lei  c’era, era al mio fianco e nonostante mia madre biologica mi chiama sempre, si preoccupava per me, soffriva per avermi lasciato e mi voleva bene io non la conoscevo, non mi ricordavo di lei o di mio padre, e di conseguenza era delle persone del tutto sconosciute. 

Ma man mano che crescevo grazie anche a mia nonna, che mi ha parlato sempre dei miei genitori e del grande sacrificio che stavano facendo, cominciavo a comprendere e a prendere coscienza  che non avevo solo una madre ma due, e che entrambe a loro modo si prendevano cura di me ma più che altro mi amavano, e che nonostante mia madre biologica l’abbia vista durante la mia infanzia 2 o 3 volte lei c’era sempre, non mi ha mai abbandonata, le volevo bene si però era difficile comunque chiamarla mamma perché nonostante a sua modo era presente, non la conoscevo del tutto. Quelle poche volte che la vedevo da piccola mi ricordo che la ammiravo, volevo essere come lei e cercavamo di recuperare tutto il tempo perduto e che non abbiamo potuto passare insieme, era bello tutto ciò ma dopo alcuni mesi lei doveva ripartire e a me andava bene così, perché nonostante tutto ero felice. Avevo mia nonna al  mio fianco, che mi accompagna a scuola, che veniva alla mie recite, che mi pettinava, che mi cucinava, che mi asciugava le lacrime quando cadevo o quando avevo un incubo, che era sempre presente e che mi voleva bene. Ma non avevo solo lei, c’era anche i miei zii/e, i miei cugini con i quali sono cresciuta. Pensavo che tutto sarebbe stato così, questa era la mia vita, loro erano la mia quotidianità, ma tutto cambiò quando all’età di otto anni, mia madre tornò in Ecuador. Pensando che era una visita come le altre ero felice, ma un giorno per caso ho sentito mia madre che diceva a mia nonna che questa volta non sarebbe partita da sola, ma che mi avrebbe portato con sé. Aveva ottenuto tutti i documenti per portarmi in Italia e lì era tutto pronto per il mio arrivo, mio padre mi aspettava, in quel momento mi è crollato tutto, perché non volevo, non volevo andarmene da lì, non volevo separarmi da mia nonna. 

Ma non potevo fare nulla, era già tutto deciso, dovevo lasciare la persona più importante della mia vita, ossia mia nonna, tutti i miei famigliari, i miei amici, la mia scuola, tutto e tutti. Me lo ricordo ancora bene quel giorno quando ho dovuto dire adio a tutto ciò che io conoscevo, era il 28 agosto del 2008. Questa è una data che non ho mai dimenticato, perché da lì in poi tutta la mia vita è cambiata, è cambiata dal giorno alla notte. In aeroporto piangevo, chiedevo, anzi pregavo, a mia nonna di farmi rimanere con lei, che io non volevo partire, tra le lacrime dicevo che mi sarei comportata bene, che non avrei più fatto i capricci, che avrei fatto la brava, le ho detto tutto quello che una bambina di otto anni era capace di dire a quell’età affinché la lasciassero rimanere lì, ma le mie suppliche a lei, a mia madre e alle mie zie fu invano, perché arrivò il momento di varcare la porta che mi conduceva al check-in. Come una bambina ingenua avevo creduto che anche se prendevo l’aereo quando volevo avrei potuto vedere e abbracciare mia nonna, ma non fu così. 

Dopo aver pianto tanto e  pregato invano, salì su quell’aereo inconscia che da lì a poco tutto sarebbe cambiato, tutto quello che io conoscevo, ma più che altro tutto quello a cui ero abituata sarebbe cambiato completamente. 

Una volta arrivata in Italia mi trovai una realtà del tutto diversa e opposta alla quale  ero abituata.  All’inizio fu difficile, volevo andarmene, tornare nel posto e con le persone che io amavo e tuttora amo, ma soprattutto alla vita che conoscevo, so che facevo del male ai miei genitori ma era più forte di me. E da lì capì che per oro sarà stato veramente difficile, perchè loro erano soli mentre io per fortuna avevo loro al mio fianco. Loro sono stati pazienti e mi hanno aiutato. Ma fortunatamente ho avuto anche dei vicini che mi aiutavano e c’erano della bambine della mia stessa età, le quali mi aiutavano a impare l’italino e io gli insegnavo un po di spagnolo e fortunatamente prima dell’inizio della scuola ho avuto un po di tempo per abituarmi. 

Come ho detto è stato difficile  all’inizio, ho dovuto impare una nuova lingua, nonostante sia simile allo spagnolo non era facile, soprattutto scrivere, ma man mano e grazie alla scuola sono riuscita ad impare. La cosa più difficile è stato non vedere sempre mia nonna e tutti i miei famigliari, e che la cultura e le abitudini erano del tutto opposte a quelle dell’Ecuador. Mi sono trovata catapultata in una realtà completamente diversa. 

Per quanto io ami il mio paese, l’Ecuador, sono stata  fortunata di aver avuto la possibilità di conoscere una nuova cultura. Qui in Italia hanno una mentalità più aperta, e del tutto opposta al mio amato paese. Giù sono tutti molto conservatori, hanno delle mentalità chiuse, pensate che i figli, compressa io, essendo comunque crescita giù, quanto ci rivolgiamo ai nostri genitori non gli diamo del tu come qui ma del voi, che in spagnolo ci dice “usted”, nonostante possa sembrare una cosa inconcepibile e del tutto antico, non e così, per noi è una cosa del tutto normale, in quanto fin da piccoli ci viene data questa educazione. E questa cosa attualmente non è cambiata. Un’altra differenza, che può essere anche abbastanza evidente, è il cibo. Il cibo è completamente diverso, qui si mangia soprattutto la pasta o la pizza, ma in Ecuador queste cose praticamente non si mangiano.

Tipico dell’Ecuador, sono ovviamente la frutta, come las guavas o il capuli, ma oltre alla frutta da noi si mangiano quelli che qui vengono chiamati  porcellini d’india, però bisogna sottolineare che in Ecuador questa è una cosa tipica, che questi animali vengono allevati proprio a questo fine, poi vi la fritada, che è la carne di maiale fatta a pezzettini piccoli, e questi due tipi di carne si cucinano soprattutto quando ci sono delle feste. Un’ulteriore differenza che è stata al quanto evidente è il fatto che qui non si utilizzano le uniformi per andare alle scuole, mentre giù si e deve essere tutto rigorosamente perfetto. Tuttora nelle scuole ecuadoriane si entra il primo settembre e si finisce verso la prima settimana di luglio. Ogni giorno in tutte le scuole dell’Ecuador si entra puntualmente alle sette e si canta l’inno nazionale, e tutti i professori controllano che tutti indossano correttamente l’uniforme e prima veniva controllato anche che le unghie delle mani che siano tagliate e che siano corte, non ci si poteva mettere lo smalto, dipingere i capelli, né indossare collane o orecchini troppo vistosi. Ma attualmente vi è maggior libertà per i nuovi studenti ed è comunque un grande passo in avanti. Un’altra tipica cosa dell’Ecuador sono i grandi mercati, dove ai loro interni vendo di tutto cibo, vestiti, frutta, e sia fuori che dentro si può notare l’afflusso delle venditrici, che in spagnolo vengono chiamate “las vendedoras”, che cercano di vendere la frutta, del pane o dei dolci che si chiamano buñuelos, che si fanno soprattutto sotto natale.

 

 

 

 

 

 

L’Ecuador come paese è molto arretrato sia mentamente, come abbiamo potuto vedere prima, ma anche economicamente. Vi è tanta gente senza lavoro, e tutti vivono al giorno e a malapena arrivano a fine settimana, ma questa situazione è venuta ad aggravarsi con il Covid, in quanto abbiamo potuto vedere e siamo stata in prima persona dei testimoni si cosa ha causata questa epidemia. 

Oltre a questo è un paese che merita di essere conosciuto, con i suoi meravigliosi luoghi da scoprire e vedere, il luogo che richiama maggiore attenzione è Baños, un loro amato per le sue innumerevoli piscine, per i suoi dolci tipici come la alfenique, per il Pailon del diablo e per tutta la natura che lo circonda ovunque si guardi.

Nonostante vi sia delle grosse differenze tra l’Italia e l’Ecuador, quest’ultimo è sempre il mio paese ed ogni volta non vedo l’ora di tornarci, nonostante ci sia tornata solo 2 volte da quando sono qui in Italia, ma l’emozione di far ritorno al proprio paese è sempre grande,  più che altro per i miei famigliari, con i quali sono sempre in contatto anche grazie ai social media.  

L’ultima volta che sono tornata in Ecuador per una visita risale al 2019. Il giorno della prima della partenza non ho chiuso occhio, poiché non vedo l’ora di tornare nuovamente nel mio paese e non vedevo l’ora di salire in aereo, di porte abbracciare finalmente la mia famiglia e di crearmi dei nuovi ricordi.

Una volta atterrata e fatto tutti i controlli, eccoli lì c’erano i miei famigliari ad aspettarmi, emozionati così come lo ero io in quanto era da 5 anni che non ci vedevano di persona. Nonostante la lontananza e il fatto che ognuno di noi è cresciuto il mio amore verso loro e viceversa era ed è rimasto del tutto intatto, come se nulla fosse cambiato tra di noi, ed è questa la cosa più bella essere lontani ma in qualche modo sempre vicini, perché loro si sono vicini al mio cuore. Sono stati  circa due mezzi e mezzo meravigliosi perchè dopo tanto tempo ho avuto la possibilità di passare il natale e il capodanno con tutta la mia famiglia, in più verso la fine di dicembre ho potuto vedere i miei cugini recitare, perché in questo periodo si festeggiava una delle feste più importanti del nostro paese, ossia Los Reyes. La festa, ha delle origini religiose, in quanto in Ecuador la religione è un punto di riferimento e fa parte della vita di tutti i cittadini, e consiste in una recita e si tratta di un omaggio e di una lode fatta dai tre astronomi studiosi chiamati Melchor, Gaspar y Baltasar, che grazie alla guida di una stella sono giunti a donare oro, incenso e mirra, al bambino Gesù che era appena nato in Belen e il quale era il salvatore dell’umanità. A tale festa vi era la presenza di gente e di venditrici provenienti da diversi luoghi. A parolo è molto difficile spiegare nel suo complesso come si svolge la recita, perché oltre a loro che recitavano alcuni sopra i cavalli altri nel palco, di mezzo vi erano “los negros”, ossia delle persone travestite che facevano ballare la gente, degli spettacoli di fuoco e così via…

Il mio soggiorno in Ecuador era stato breve, e non si può raccontare tutto a parole. Il tempo è volato, ma credo di aver fatto tutto quello che potevo fare, ho passato del tempo con mia nonna, con i miei cugini, le mie zie e zii e  ho potuto rivedere delle vecchie amiche, che nonostante non abbiamo più il rapporto di prima e sempre bello rivederle, e che nonostante abbiano la mia età hanno già una propria famiglia con figli e tutto, perchè anche questo e tipico di giù ossia quello di avere dei figli da molto giovani e a sposarsi. 

Ho vissuto al meglio questo periodo, ma come ogni cosa bella le mie vacanze sono finite e questo significava tornare alla realtà, alla mia vita di tutti i giorni, andarmene di nuovo con le lacrime agli occhi, chiedendomi quando avrò nuovamente la possibilità di tornare nel mio amato paese e riabbracciare la mia amata famiglia. Ma anche se è stato un periodo breve che abbiamo passato insieme, ne faccio tesoro di tutte le risate, le uscite, le chiacchiere, le confessioni e il tempo che abbiamo passato insieme.

E il giorno prima  della partenza come ogni 4 o 5 anni tutta la mia famiglia mi aiuta a fare i bagagli, a impaccare i cibi e la frutta che non trovo in Italia, quello è sempre il giorno più brutto perchè lo spazio che per quei due mesi è stato mie comincia a essere vuoto. E nonostante cerchiamo di trattenere le lacrime in silenzio contiamo quanto tempo ancora possiamo passare insieme e nessuno dorme perché siamo tutti impegnati a passare più tempo possibile insieme e nonostante le preghiere che non arrivi mai quel momento ecco che bisogna avviarsi in aeroporto e con il dolore e la tristezza che traspare da ogni parte e le guance rigate dalle lacrime e ora di salutarsi e sperare che sia un breve arrivederci.

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