fabrizio moro, roma, musica

30/09/2016 Se fosse vero quel che si dice, che “dietro ogni tatuaggio si nasconde una storia”, lui dovrebbe averne vissute proprio tante. La sua, Fabrizio Moro, l’ha raccontata ieri a Piazza del Popolo, in occasione dell’ultima tappa del Tour delle Girandole. Il plauso migliore per Via delle Girandole 10, un album intenso, sintomatico di una maturità artistica che il cantautore romano ha conquistato a pieni voti.

In t-shirt e pantaloni neri, il Moro ha calcato, in anticipo sulla tabella di marcia, il palco allestito per i 110 anni del sindacato CGIL. Alle 21.15 in punto, ha sorpreso i fan arrivati sul filo del rasoio, impazienti in attesa dei minuziosi ma doverosi controlli di sicurezza. Zaino in spalla, dopo il lasciapassare degli addetti alla sorveglianza, correndo hanno raggiunto a pochi metri il loro mentore.

Maestro di vita, non idolo. Fabrizio Moro si è sempre contraddistinto per il rapporto autentico con i propri fan. Un rapporto di fiducia reciproca costruito nel tempo. Un legame viscerale, fraterno, nel quale si dà ma si prende anche tanto. Lo sanno loro, i fan, che hanno accolto il Moro con cuori rossi di carta e palloncini a tema; e lui, Fabrizio, l’uomo e l’artista che durante le due ore di concerto non ha lesinato baci alla piazza e al cielo, con il cappello nella mano destra in segno di rispetto per chi, il valore di quel legame, l’ha fatto proprio.

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“Ciao Grandi!”, lo spettacolo comincia al ritmo serrato di Fammi sentire la voce. Braccia levate al cielo e palloncini a cuore tengono il tempo al ritmo di Respiro, Il peggio è passato, Tu, Desiderare, passando per la hit sanremese Eppure mi hai cambiato la vita, mentre la melodia scanzonata del passare degli anni si ritrova a fare i conti con il ricordo senza tempo di Alessandra sarà sempre più bella. Gambe al cielo e braccia aperte a contenere il suo popolo, al quale il Moro ha regalato la sua parte più intima. E’ il momento di Sono anni che ti aspetto, “l’unica che ho scritto veramente per me stesso”, sottolinea.

Acrobata della vita, l’equilibrio raggiunto da Fabrizio Moro è autentico e traspare dalla serenità dello sguardo, dalla voce sussurrata di Buongiorno papà che affianca, ora, la rabbia delle ingiustizie di Barabba, Non è una canzone, le rivendicazioni di Libero, Pensa, fino alla tautologica Sono come sono. E’ il momento delle canzoni “prestate” ad altri: Fabrizio se ne riappropria eseguendo voce e chitarra Sono solo parole Un’altra vita. Nodo alla gola per la canzone scritta per Elodie, seconda classificata del talent show Amici 2016, che ha visto il Moro per la prima volta nei panni di coach.

Con Parole, rumori e giorni termina la diretta streaming dell’evento sul canale iCompany di Youtube ma Fabrizio Moro elude le etichette e torna sul palco per il bis di Alessandra sarà sempre più bella e Pace. Agognata e raggiunta. Trovata quando si comprende che, se fosse mai esistita un’altra vita, avremmo scelto comunque questa.

 

 

Alessia Polimanti

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