Quando si parla di scacchi, a me vengono in mente i siparietti delle partite a scacchi giocate da Don Matteo con il Maresciallo Cecchini nella serie televisiva che da nove anni viene puntualmente riproposta con nuovi e vecchi episodi che possono piacere o meno, ma che tengono compagnia a milioni di italiani.

Cosa fanno i due amici seduti al tavolo di un bar della panoramica piazza di Gubbio?

Media4tech di Claudio Palazzi

Giocano a scacchi, ma la partita a scacchi è solo un pretesto che serve all’uno e all’altro. Al prete investigatore, per spillare all’amico notizie sullo stato delle indagini su fattacci di cronaca riguardanti persone amiche o parrocchiani, e al maresciallo Cecchini, per sfogarsi delle angustie di origine familiare e professionali.

Lo scacco matto di Don Matteo viene sempre accompagnato dallo sguardo desolato di Cecchini che si giustifica con la scusa che aveva la testa altrove.

Gli scacchi, dunque, come gioco e passatempo di notevole intelligenza, tanto che vi si cimentano da sempre persone di ogni estrazione e levatura intellettuale e di ogni età.

Vengono organizzati tornei a livello internazionale, ma si gioca anche nei circoli ricreativi, nei dopolavoro, nei centri anziani ed anche nelle parrocchie di paesi e città.

Ma la partita più strana si gioca a Marostica.

Marostica, splendida e vivace cittadina veneta, vanta una tradizione secolare in materia di scacchi e sulla sua piazza più bella si disputa una partita a scacchi particolare ed unica, non a tavolino e non con scacchi di legno o di metallo, ma con figure viventi, in ricordo di un evento accaduto nel XV secolo.

Nel 1454,  due nobili del luogo si contendevano la stessa fanciulla, la bella Lionora, figlia del castellano della città, e per amore suo si preparavano a battersi in duello sotto le finestre del palazzo del principe.

I duelli però erano stati vietati da una legge di Can Grande della Scala e i due pretendenti rischiavano la decapitazione, perciò il saggio signore di Marostica, per risolvere pacificamente la contesa, fece loro una proposta sorprendente.

Sarebbe stata una partita a scacchi a determinare la scelta tra l’uno o l’altro contendente.

I due accettarono di sfidarsi.

Nella seconda domenica di settembre, dunque,  Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara  dovevano disputare una partita a scacchi nel grande spiazzo antistante l’ingresso del castello.

Al vincitore sarebbe toccata in premio la bella Lionora come sposa e allo  sconfitto, il saggio e furbo principe Taddeo Parisio, come premio di consolazione, offrì in moglie la sua seconda figlia,  Oldrada.

I due contendenti si prepararono al meglio pur di accaparrarsi l’ambito premio e la  partita a scacchi fu effettivamente disputata  nel giorno  stabilito.

Purtroppo l’esito della contesa non si conosce perché, a causa di un incendio, i documenti  relativi  all’avvenimento andarono distrutti ed è un vero peccato, perché sarebbe stato davvero interessante conoscere la reazione delle due sorelle per essere state messe come posta in gioco da assegnare al vincitore ed al perdente.

Il loro parere sarebbe servito a qualcosa?

Ma vi pare che nel XV secolo a qualcuno potesse venire in mente una domanda del genere?

Le due fanciulle, belle o brutte che fossero, simpatiche o antipatiche, intelligenti o stolte,  dovevano fare buon viso a cattivo gioco e nella circostanza proprio di gioco si trattava: il gioco degli scacchi, appunto.

Lasciando da parte considerazioni che appartengono più a questa epoca che a quella, la  partita a scacchi in piazza, con persone in carne ed ossa,  rappresentò un  evento  speciale. tanto è vero che a Marostica ancora oggi, negli anni pari e nella seconda domenica di settembre, si disputa una straordinaria e spettacolare partita a scacchi che attira migliaia di appassionati e curiosi.

Lo spettacolo inizia il venerdì sera, quando un cavaliere su un cavallo nero lancia un guanto di sfida in direzione del castello.

E’ il segnale d’inizio.

Un corteo composto oltre che dalla famiglia del Castellano, con al centro la trepidante Lionora, da un seguito di dame, di cavalieri, di musicisti  e di  giocolieri, tutti abbigliati con i sontuosi vestiti dell’epoca, esce dal castello seguita dai borghigiani, dai vessilliferi e dagli ambasciatori delle città alleate che conferiscono all’evento carattere internazionale!

Finalmente, i protagonisti della partita, cioè  re, regina, alfieri, pedoni e cavalieri prendono posto nello stesso luogo dove ebbe luogo la gara nel lontano 1454, ossia nella bella piazza che oggi appare in tutto il suo splendore con  una magnifica pavimentazione a scacchi.

I due contendenti, il cavaliere bianco e quello nero, ordinano le mosse del gioco e gli ordini vengono impartiti nell’antica lingua della Serenissima Repubblica di Venezia.

Il gioco prosegue  con il patema d’animo degli spettatori, tra strilli e strepiti d’incoraggiamento  da tutte la parti, fino al momento in cui l’araldo annuncia con voce potente: “scacco matto!”

Allora squillano le trombe, rullano i tamburi e la bella Lionora, insieme  al promesso sposo, fa il giro della piazza tra gli evviva del pubblico, mentre i fuochi d’artificio illuminano di mille colori il castello di Marostica.

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