È uscita fresca di stampa, per Edizioni Clandestine, la nuova edizione critica de La percezione della follia di Andrea Salieri, un romanzo intenso e travolgente che sonda l’animo umano, in particolar modo l’intricata psiche femminile.

 

La percezione della follia è la storia di Sara, una casalinga frustrata e soffocata da una quotidianità fatta di famiglia, noiose faccende domestiche e un matrimonio con Vincenzo che si sta sfaldando per incomunicabilità. Una normalità da cui Sara vorrebbe fuggire, distrutta dal male di vivere, che culmina in un tentativo di suicidio come soluzione estrema per vincere disarmonia e disequilibrio. Intorno a Sara gravitano tanti personaggi minori, parenti, amici e condomini invadenti, anch’essi grotteschi ma vividi e reali nel loro mondo fatto di egoismo, ipocrisia e rancore. E cominciano fatti inquietanti. Ma chi è veramente Sara, una donna semplicemente insoddisfatta o perduta nella follia? Riuscirà a riacquistare l’armonia e la serenità perdute? E qual è il ruolo delle persone che la circondano, come ad esempio la sua vicina di casa, Anna, amica intima e fidata?

 

Stefania Marchini, che ha analizzato l’opera con perizia, lo definisce un romanzo esistenzialista sia perché pervaso dall’assillante domanda sul senso dell’essere, e quindi dell’alienazione, solitudine e fragilità umana, sia per la profonda critica dell’autore verso la società moderna. Ma è anche uno psico-thriller per l’osservazione minuziosa della complessità della mente umana e la serie di accadimenti drammatici e folli: tentativi di suicidi, omicidi e scomparsa di persone che si susseguono a ritmo serrato. Cosa non nuova per Salieri, autore dalle tinte forti e violente che, per far riflettere sul senso dell’esistenza e sulla disposizione degli uomini, impiega uno stile e un linguaggio tutto suo: articolato, enfatico, cadenzato, spesso ironico e ricco di paradossi, similitudini e metafore.

Il libro offre parecchi spunti di riflessione su comportamenti ossessivi come lo shopping compulsivo, sulle malattie psicosomatiche e sulle azioni autodistruttive come il suicidio, l’anoressia, l’autolesionismo e la dipendenza dagli psicofarmaci che denotano quanto imperfetti e fragili siano gli esseri umani. Ma, come afferma l’autore, anche «nel credersi sani c’è altrettanta pazzia».

www.edizioniclandestine.com

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