Non più semplice emblema da banco o rituale veloce da accompagnare al caffè: la sfogliatella compie un salto di categoria e si presenta oggi come protagonista strutturata dell’esperienza gastronomica. È questa la visione che guida l’iniziativa firmata da SfogliateLab, laboratorio creativo diretto da Vincenzo Ferrieri, in sinergia con Cantina Tizzano: un progetto che prende forma nella prima “Carta delle Sfogliatelle”, strumento inedito che traduce la tradizione partenopea in un linguaggio contemporaneo, fatto di tecnica, ricerca e consapevolezza enologica.
L’operazione si inserisce in un percorso di rilettura profonda di un prodotto identitario, storicamente relegato alla dimensione dello street food. Qui, invece, la sfogliatella viene sottratta alla logica del consumo fugace e ripensata come piatto compiuto, capace di dialogare con il vino attraverso criteri di abbinamento codificati e rigorosi. Ne emerge una proposta che supera il concetto di menù per configurarsi come una vera guida sensoriale, costruita attorno all’incontro tra le diverse farciture – dolci e salate – e le etichette della produzione campana firmata Tizzano, recentemente protagonista tra le varie aziende vitivinicole regionali di Campania stories, con visite nelle vigne insieme a un’enologa parigina e un giornalista ceco per approfondimenti e sopralluoghi vesuvuani.
Particolarmente significativa è la sezione dedicata alle versioni rustiche, dove la materia prima incontra la memoria gastronomica del territorio. Preparazioni intense e stratificate trovano equilibrio in vini dotati di struttura e personalità. La sfogliatella al ragù, con la sua lunga cottura e profondità aromatica, viene sostenuta da un Lacryma Christi del Vesuvio rosso, capace di accompagnarne la complessità senza sovrastarla. Le varianti più decise, come quelle farcite con porchetta e patate o con salsiccia e friarielli, si affidano invece a un Aglianico del Sannio, vino di nerbo e speziatura, che pulisce il palato e ne prolunga la persistenza.
Sul versante opposto, le interpretazioni più delicate – come la sfogliatella con provola, zucchine e gamberi – trovano una naturale sintonia con bianchi di freschezza marcata, come una Coda di Volpe sannita, capace di valorizzare la componente marina e la cremosità del latticino. Per le proposte più leggere, pensate anche in chiave aperitivo, entra in gioco un bianco secco del Monte Somma, caratterizzato da una trama aromatica floreale e da una spiccata impronta minerale, che restituisce nel calice l’identità vulcanica del territorio.
Il percorso si completa con il capitolo dedicato ai dessert, dove domina il principio della concordanza. Le sfogliatelle dolci – declinate nelle varianti al cioccolato, al caffè o nelle interpretazioni più golose – incontrano un rosso da vendemmia tardiva, dotato di naturale morbidezza e di un profilo olfattivo giocato sui frutti rossi maturi. Un abbinamento che non si limita a sostenere la dolcezza, ma la amplifica in una chiusura armonica e persistente.
Alla base del progetto vi è una dichiarazione d’intenti chiara: restituire dignità gastronomica a un simbolo popolare, trasformandolo in elemento centrale di un racconto più ampio, dove pasticceria salata e sommellerie si intrecciano in un dialogo coerente. Una visione che mira a ridefinire il ruolo della sfogliatella, da icona di consumo rapido a protagonista consapevole della tavola contemporanea.












