La strage di Pasqua in Sri Lanka e la difficile riconciliazione nazionale

Una sequenza di attacchi suicidi fa eccidio di cristiani  nel giorno di Pasqua in Sri Lanka.  A 10 anni dalla strage che “consacrò” le Tigri tamil all’interno del terrorismo internazionale, la strage di Pasqua mina nuovamente l’unità dello Stato.

Le Tigri tamil

Le Tigri per la liberazione della patria Tamil sono un gruppo militante che per anni ha combattuto per ottenere la separazione del Nord dello Sri Lanka, di religione indù, dalla maggioranza cingalese di religione buddhista. I tamil sono un gruppo etnico originario dell’India e per questo motivo professano la religione induista. Vennero strappati alla loro terra natia per lavorare nelle piantagioni di tè britanniche nel Ceylon (nome ufficiale dello Sri Lanka fino al 1972).  Quando nel 1948 l’isola ottenne l’indipendenza, i cingalesi rappresentavano la maggioranza. Fra cingalesi e tamil nacque subito un rapporto conflittuale, fatto di leggi discriminatorie nei confronti di questi ultimi da parte della maggioranza. I tamil, localizzati nella parte settentrionale dell’isola, cominciarono a premere per la propria sovranità in quell’area. Da qui la sanguinosa guerra civile in Sri Lanka combattuta fra il 1983 e il 2009.

La guerra civile

Le origini della guerra civile hanno radici antiche, concentrate perlopiù nella evidente contrapposizione etnica che caratterizza l’isola. La contrapposizione etnica ne ha comportato di conseguenza una religiosa e linguistica. Nel 1948 il Congresso a maggioranza cingalese approva il primo atto discriminatorio verso i tamil e nel 1957 si tenta di riconoscere per la prima volta dei diritti in ambito linguistico a questa minoranza. Il tentativo fallisce a causa dell’opposizione clero buddhista. Nel 1965 lo United National Party al governo con Dudley Senayanake impone il calendario buddhista a tutto il paese e limita le attività anche ai cristiani.

L’atteggiamento della maggioranza cingalese fa sì che i tamil comincino a vedere meno una effettiva unità nazionale nello Sri Lanka e ipotizzano una propria indipendenza.

La goccia che fa traboccare il vaso è i 1972: viene approvata una legge relativa all’ammissione universitaria favorevole nei confronti dei cingalesi, ma discriminatoria verso i tamil. Nel 1976 vengono create le Tigri tamil per la liberazione. Il gruppo armato militante passa alla storia per la sua lotta non convenzionale. Durante la guerra civile vengono adoperate cinture esplosive e le donne per compiere attentati suicidi. Le Tigri riescono a uccidere persino due leader mondiali: l’ex Primo ministro indiano Rajiv Gandhinel nel 1991e l’ex Presidente dello Sri Lanka Ranasinghe Premadasa nel 1993. La pace viene raggiunta nel 2009 quando le Tigri vengono sconfitte dall’esercito dello Sri Lanka alla fine di una repressione molto dura ordinata dal Presidente Rajapaksa. Da quella data inizia un lungo processo di conciliazione fra il governo e la popolazione tamil.

Una lenta riconciliazione

Le violenze perpetrate durante la guerra civile evidenziano la necessità di una delicata e difficile riconciliazione nazionale. Sorprendentemente le elezioni del 2015 vedono la vittoria di Sirisena, leader del Partito della Libertà, su Rajapaksa. Sirisena promette numerose riforme, collabora con le Nazioni Unite per istituire dei tribunali giudicanti per i crimini commessi durante la guerra civile e parla di riforma costituzionale per soddisfare le richieste di maggior autonomia avanzate dai tamil. La proposta esclude  un pieno federalismo, a cui si oppongono moltissimi cingalesi. Innovativa è l’idea relativa a un piano di riconciliazione e di un ufficio per le persone scomparse durante la guerra. Tuttavia vi è un problema.

Il Partito della Libertà per formare il nuovo governo ha dovuto allearsi con un’altra forza politica considerata molto vicina a Rajapaksa. I sostenitori di Rajapaksa sono poco propensi a una vera e propria unità nazionale. I nazionalisti cingalesi sono ostili nel fare concessioni ai tamil, ma soprattutto non vedono di buon occhio la presenza di eventuali tribunali misti e giudici stranieri sul loro territorio.

La strage di Pasqua

La mattina del 21 Aprile 2019 lo Sri Lanka si sveglia nuovamente nel terrore. Una serie di attacchi simultanei colpisce la capitale Colombo. Gli obiettivi sono le chiese e alcuni hotel di lusso frequentati da turisti stranieri. I morti sono circa 290 e 500 i feriti. Si parla di terrorismo, la matrice apparterrebbe a un gruppo jihadista. Se è vero che il capo della polizia aveva reso nota la possibilità di rischi di attentato verso le chiese importanti, la strage di Pasqua era prevedibile. Secondo quanto affermato dal governo, vi sarebbero state delle falle nell’attività di intelligence. L’ipotesi secondo la quale gli attacchi sarebbero stati portati avanti solo da un gruppo locale è da considerarsi poco credibile. Il sottosegretario al governo ha dichiarato che la strage non sarebbe riuscita senza l’appoggio di una rete internazionale.

Il governo ha dichiarato la stato d’emergenza e il ministro per le Riforme economiche ha invitato la popolazione a rimanere in casa. Una rivendicazione vera e propria ancora non c’è, ma tutti pensano al gruppo di stampo islamista denominato National Thowheeth Jamaath.

Si tratta della peggiore strage terrorista nella storia dei cristiani dello Sri Lanka. Ancora non si capisce il movente, ma una ragione forse c’è. Dopo la sconfitta delle Tigri tamil nel 2009 i nazionalisti buddhisti salgono al potere e individuano come bersaglio le minoranze musulmane. L’Islam comincia a essere visto come nocivo per la nazione. Si arriva persino a incendiare moschee e case di cittadini musulmani.

Pertanto è plausibile che alcuni militanti dello Stato Islamico abbiano guardato alle comunità musulmane d’Asia e deciso di sfruttare la loro frustrazione per spingere alcuni musulmani locali a compiere atti terroristici.

Prospettive future

Gli equilibri sull’isola del tè sono da sempre molto delicati. In Sri Lanka coesistono grandi tradizioni quali buddhismo, induismo, islam e cristianesimo. Le violenze perpetrate in passato dalla maggioranza buddhista hanno aperto le porte all’estremismo islamista.

Un attacco al percorso politico vissuto negli ultimi anni dallo Sri Lanka, paese che oggi è crocevia di interessi geopolitici importanti che richiedono al governo una certa stabilità interna. Strategie geopolitiche che vedono Pechino legata da interessi cruciali allo Sri Lanka. La Nuova Via della Seta  deve ora misurarsi con la possibile minaccia terroristica in quei paesi asiatici già colpiti da diversi attentati. L’idea di una Eurasia a guida cinese non piace agli islamisti. Colpendo i cristiani in Asia, si colpisce anche un Vaticano molto attivo in questo continente. Attaccare i cristiani in Sri Lanka significa colpire alle periferie messe sotto attenzione da parte della Santa Sede dei fedeli abitanti un paese fondamentale per le mosse cinesi a livello globale, che il Vaticano si guarda bene dal disincentivare.

L’obiettivo dei terroristi di gettare il paese nuovamente nel panico deve essere evitato il più possibile. Probabilmente la strada giusta da seguire per ritrovare un equilibrio di unità nazionale in Sri Lanka è proprio quello della riconciliazione, anche se è difficile riprendersi dai traumi passati.

Ed è proprio sulla propaganda di odio religioso che più bisogna intervenire. Papa Francesco ha così affermato: “è lì che si deve agire per disinnescare la radice dell’intolleranza e promuovere la pacifica convivenza e il pluralismo che considera l’altro, anche di diversa fede, non un nemico da combattere ma un fratello da accogliere”.

Andrea Molinari

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